Il cantautore Davide Sciacchitano, in arte Nebbioso.
Il cantautore Davide Sciacchitano, in arte Nebbioso.

NEBBIOSO: “Sai dirmi dove dormono i rondoni? Dove vola il picchio verde?”

Ciao Davide, benvenuto tra le pagine di Music.it! Andiamo subito al sodo e raccontaci l’aneddoto più imbarazzante, sconvolgente, sorprendente o semplicemente brutto che ti sia capitato di dover ricordare nella tua carriera di musico. Ti va?

Ho provato imbarazzo tutte le volte che non mi sono sentito al posto giusto, per esempio a suonare cose in cui non credevo, ma dovevo, in quel momento. È orribile, ho giurato a me stesso di non farlo più, a vantaggio della musica, che non merita questo, e a vantaggio dei professionisti che vivono di questo. Io faccio altro.

Spostiamoci un po’ più indietro e ripercorriamo insieme la tua carriera dagli inizi. Davide Sciacchitano, innamorato del basso: come accadde e come, poi, diventasti Nebbioso?

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura… Mi capitò semplicemente questo, che ascoltando le musicassette negli anni ’80 la mia attenzione si focalizzava esclusivamente sul basso, non mi importava il resto, ma quel suono mi rapiva e conduceva da qualche parte. Negli anni poi ho cercato la mia strada. E “Nebbioso” è stato il nomignolo con cui ho giocato a nascondino per scremare il mio ego e lavorare a questo progetto più lucidamente.

Prima di parlare del tuo nuovo disco, “Nebbiosa”, vorrei conoscere la realtà della tua quarantena. Sapere se in un qualche modo le materie prime con le quali lavori hanno cambiato colore oppure forma oppure non so, tempo?

Ho attraversato della fasi, euforia, depressione, poi mi sono stabilizzato. Avendo avuto un tempo più dilatato al punto da confondere i giorni e le settimane, ho potuto iniziare a scrivere del mio prossimo lavoro.

Addentriamoci in “Nebbiosa” e “Profondo Sonno”, il singolo che ha lanciato e anticipato il disco. Innanzitutto, come è avvenuta la collaborazione con gli artisti che hai scelto ad accompagnare la tua produzione?

Essenzialmente è stato questo: ho molta stima per degli artisti-amici che mi circondano e che popolano la scena musicale della regione in cui vivo, il Friuli; ho avuto bisogno di loro, delle loro voci per dipingere questo quadro che è fatto di undici brani e loro me l’hanno prestata. Spero di poter ricambiare. La scelta più determinata è stata quella della voce, da anni desideravo coinvolgere Michela Grena, che per me è una delle voci più interessanti in Italia.

Il disco è molto intenso. Musicalmente contemporaneo e mai banale. Mi ricorda le atmosfere di Mark Elliott – e ti confesso che durante tutto l’ascolto non me lo sono levato dalla testa –. Ecco, vorrei conoscere quali sono state le tue ispirazioni principali nella composizione del disco.

Grazie! Ho avuto ispirazioni di carattere personale, con un lutto che ho vissuto, di carattere storico, penso al trentesimo della caduta del Muro o al massacro di Jonestown, il più grande suicidio collettivo della storia, di carattere cinematografico, letterario, con Pasolini ed il suo “La Nebbiosa”, Byung Chul Han, e ovviamente musicale: Johann Sebastian Bach, Franco Battiato, Pink Floyd, The Doors, Austra, Beach House, Jamie XX, Neil Young.

Sotto un punto di vista narrativo, vorrei invece andare oltre la “Nebbiosa” di Pier Paolo Pasolini e domandarti come hai incastrato i fotogrammi di un’epoca tanto consumata da essere appunto immaginata “in distopia”.

Viene in mente una distopia, eppure non ho mai avuto la sensazione che lo fosse, perché a me è sembrato di scattare una foto della realtà in cui siamo immersi, camminare con passo pesante, vivere per lavorare, prede delle fobie alimentate dal sistema… Ho solo descritto.

Nomina cinque dischi fondamentali per la tua formazione.

Un vinile di Raoul Casadei che ascoltavo ancora in fasce, “Back in Black” – AC/DC – in quinta elementare, “Strange Days” – The Doors – alle medie, “Nevermind” – Nirvana – alle superiori, “Arbeit Macht Frei” – Area – da maggiorenne.

Progetti futuri?

Cercherò di dare completezza a “Nebbiosa”, ma di questo potremo parlare solo il prossimo anno, al momento è top secret. Adesso, dopo tanta nebbia ho deciso di lavorare a un album di sole cuore amore.

Abbiamo finito. Prima di salutari ti ringrazio e ti domando di lasciare una traccia che evapori come la nebbia. Proprio qui, in queste ultime righe bianche. A presto!

Grazie a te! Allora ti saluto con queste tre domande che devono evaporare come la nebbia: Sai dirmi dove dormono i rondoni? dove vola il picchio verde? e che ci fa qui l’allocco degli Urali?

Exit mobile version