Filippo D'Ersamo in una foto promozionale.
Filippo D'Ersamo in una foto promozionale.

FILIPPO D’ERASMO: “Non posso fare a meno di scrivere musica”

Ciao Filippo D’Erasmo, sono felice di scambiare due chiacchiere con te su Music.it! Iniziamo questa intervista rallegrando i nostri lettori con un aneddoto imbarazzante su di te!

Ciao Music.it, piacere mio. Ah, quindi mi fai subito uno sgambetto eh?! Allora ti racconto l’aneddoto che mi ha fornito il pretesto per mettermi a scrivere il testo del brano “Norimberga”, che chiaramente ha tutt’altro significato. Ero appena stato truffato alla stazione di Norimberga da un pakistano, che mi aveva venduto un biglietto per Bamberga (caratteristica cittadina nelle vicinanze), vedendomi titubante di fronte alla macchinetta. Fiutandomi italiano mi aveva venduto il biglietto probabilmente al doppio del prezzo reale, che non conoscerò mai. Non contento di questo, mi aveva accompagnato durante tutto il viaggio in treno, sedendosi di fronte a me. Siccome iniziavo a fiutare qualcosa che non andava, per avere una scusa per non guardare il tipo in faccia, tirai fuori il cellulare e colsi l’occasione per scrivere di getto questo testo, per una musica a cui stavo lavorando in quei giorni. La vicenda non c’entra nulla con ciò di cui parla la canzone, ma mi ha fornito un valido pretesto per scrivere.

Hai iniziato a scrivere canzoni nel 2009, possiamo dire che la musica ti accompagna da sempre . Hai mai pensato di dedicarti ad altro nella vita o hai sempre saputo che questo sarebbe stato il tuo mestiere?

Tutt’altro, diciamo che ho iniziato a considerarlo come una cosa più seria giusto negli ultimi 2-3 anni. Scrivo canzoni da parecchio tempo oramai, ma è iniziato tutto in maniera molto leggera, come un gioco. Mi sono laureato in tutt’altra cosa. La musica mi ha sempre accompagnato, è cresciuta dentro di me, fino a che si è andata a prendere il ruolo di fulcro della mia vita stessa. Una missione impegnativa, della quale però sono davvero felice e della quale non potrei fare a meno. Non so se considerarlo un mestiere a tutti gli effetti, sicuramente non posso fare a meno di scrivere.

C’è stato un incontro per te fondamentale da un punto di vista artistico?

Il primo mentore artistico di cui ho memoria fu un maestro alle scuole elementari, il maestro Macchetta. Ci insegnò ad essere creativi, suonava la chitarra, aveva i baffi. Insomma tutte cose che mi sono poi portato dietro ed in qualche modo ho replicato! Musicalmente parlando, sicuramente l’ascolto di De Andrè mi ha aperto una breccia nel cuore, insegnandomi quanto potevano diventare importanti le parole per le persone.

“Canzoni Part Time” è il tuo primo Ep ed è composto da cinque tracce. Parlami di questo lavoro!

Ho scritto queste cinque canzoni in un periodo della mia vita in cui vari aspetti erano da me vissuti “a metà”: il lavoro, la mia relazione, il mio rapporto con la musica, ad esempio. Diciamo che la sensazione di essere sempre al centro di due poli, che tirano da parti opposte, quella rimane. Nel disco si raccontano storie di rivalsa sociale, quali “Zion Shaver”, sfoghi personali come in “Milano, Ilaria e la Nebbia”, ma ci sono anche canzoni più oniriche ed erotiche come “Anna”, nonchè forme di auto terapia psicoanalitica, come “Norimberga”.

In questo progetto c’è una traccia alla quale sei più affezionato? Una traccia che rappresenta di più Filippo D’Erasmo, il tuo modo di essere.

Sarebbe un po’ come chiedere ad un genitore quale sia il suo figlio prediletto..impossibile rispondere. C’è una parte di me in ogni canzone. Quella più innamorata in “Monica sulla Spiaggia di Follonica”, quella più spensierata in “Anna”, quella più malinconica in “Milano, Ilaria e la Nebbia” e più drammatica in “Norimberga”.

Sei un cantautore, cosa ami raccontare nei tuoi testi?

Mi viene più facile scrivere di me, delle mie emozioni, dei miei sentimenti. Successivamente mi piace entrare in empatia con le emozioni di personaggi di cui voglio scrivere e raccontare il Mondo visto attraverso i loro occhi.

Se potessi catapultarti nel futuro, cosa sogneresti di diventare? Con quali autori e artisti vorresti collaborare?

Mi vedo a fare quello che sto facendo adesso, solo un pochino meglio. Mi piacerebbe lavorare con addetti ai lavori di spessore, che possano aiutarmi a crescere come autore e artista. La scrittura è una parte delle mie canzoni che difficilmente delegherei a terzi, cosa che invece potrei fare con la produzione, sebbene al momento sia io ad arrangiare le mie canzoni. Riguardo i “big” mi piacerebbe scrivere qualcosa con Vasco Brondi e Francesco Bianconi, mentre di artisti esteri sarebbe molto figo collaborare con giganti come i The National o i Radiohead. Ma sarebbe anche stimolante collaborare con quegli artisti che fanno parte della mia scena, con i quali stiamo provando a crescere contemporaneamente in questa giungla difficile che è l’industria musicale.

Il tuo è un mestiere pieno di incognite, la tua famiglia ti è stata vicino quando hai deciso di buttarti in questo mondo cosi difficile?

La mia non è una famiglia ne benestante, ne così aperta culturalmente da capire a pieno le mie necessità artistiche. Ciò detto non mi hanno mai consciamente ostacolato, forse all’inizio lo hanno fatto un po’ inconsciamente, più per paura che altro, soprattutto mia madre. Ma penso che adesso abbiano capito quanto questa cosa sia importante per me. Mi offrono quindi il sostegno morale, quello economico invece me lo sono dovuto procurare da solo, e questo rende più forte e saldo sia me come persona, sia il mio progetto artistico, perchè per costruirlo e tenerlo in piedi sto facendo sacrifici, di cui vado fiero.

La nostra intervista termina qui Filippo D’Erasmo, le ultime righe le lascio a te! Ciao!

Ci siamo già detti molto, ora lascerei parlare le canzoni. Grazie delle chiacchierata, è stato un piacere!

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