LUCA GUIDI: "Quello che scrivo mi mette in comunicazione profonda con perfetti estranei"
Il cantautore Luca Guidi in uno scatto promozionale.
Il cantautore Luca Guidi in uno scatto promozionale.

LUCA GUIDI: “Quello che scrivo mi mette in comunicazione profonda con perfetti estranei”

Ciao Luca Guidi, benvenuto sulle nostre pagine! Noi di Music.it siamo soliti iniziare le interviste con un ricordo dell’artista. Raccontaci il più divertente aneddoto accaduto durante il tuo percorso musicale.

Suonavo con un gruppo blues. In un locale ci trattarono molto male sin dall’arrivo, ci avevano richiesti loro ma dicevano che lì non si suonava blues, fecero storie sia per la cena che per il pagamento. L’atmosfera era la peggiore possibile, il gestore girava con un fonometro (che misura i decibel, il volume della musica), chiedendo in modo non cortese di abbassare. Proposi di rubare il fonometro ma mi sembrò che uno dei camerieri mi avesse sentito. Cambiammo piano, abbiamo nascosto il fonometro dentro il locale, siamo stati accusati di furto per più di un’ora finché l’oggetto è stato ritrovato con grandi scuse del gestore. In ogni caso abbiamo riportato le accuse di furto all’agenzia che ci aveva messi in contatto e che da lì in poi non ha più lavorato con quel locale.

Se dovessi scegliere tre album che hanno ispirato la tua musica, quali sceglieresti?

Radiohead: “Kid A”, Un’illuminazione.  Lucio Dalla: “Come è profondo il mare”, un amore a primo ascolto. Nick Drake: “Pink moon”, una preghiera laica.

“Equatore” è il terzo singolo estratto da “Sudoku”. Dopo tanti anni di carriera musicale e di progetti con diversi artisti, cosa ha spinto Luca Guidi alla creazione di questo tuo primo album da solista?

Era un progetto che avevo in testa da un po’, poi capita che tante cose si allineino, episodi della vita, tante canzoni messe da parte, un’improvvisa voglia di comunicare. Credo la spinta più forte me l’abbia data suonare in strada per un lungo periodo e scoprire con piacere e stupore quanto le cose che scrivevo potessero mettermi in comunicazione profonda con perfetti estranei, spostargli la percezione, cambiargli la giornata.

Qual è il filo conduttore di questo album?

Ho provato a raccontare una storia comune e condivisa, quel piccolo inferno che si vive a cavallo della fine di un amore, il desiderio malsano di risolvere i problemi come fossero un enigma matematico. In quel periodo stavo rileggendo l’Inferno della Divina Commedia e mi sono divertito a creare un percorso personale nei gironi, spostandoli nella quotidianità, in modo il più possibile leggero e autoironico.

In “Sudoku” c’è un brano che ti rappresenta più di tutti? Quale e perché?

Non credo che un brano mi rappresenti meglio degli altri, inoltre malgrado la prima persona non mi riconosco personalmente nel narratore, spesso prendo spunto da aneddoti di amici o cose del genere. Un po’ di me ovviamente c’è in tutte le canzoni. Credo però che la canzone “Sudoku” sia un po’ l’ombelico del progetto.

Quando è nata la collaborazione con Guido Celli, regista della pentalogia musicale “Sudoku/I giorni senza”? Cosa vi rende simili e com’è stato lavorare insieme?

Ho conosciuto Guido prima come poeta, poi come grande amico. Collaborare è stato naturale, ci accomuna un po’ quell’indagine nelle zone proibite del rapporto, con linguaggi e risultati diversi ma compatibili. Ho chiesto a Guido di fare il video su una canzone del disco, lasciandogli scegliere la canzone. Guido, però è un vulcano e dopo un po’ mi ha detto che stava lavorando a cinque video su cinque canzoni. È una situazione più unica che rara, credo che ci siamo scelti.

Quando i tempi saranno migliori: con chi ti piacerebbe calcare il palco?

Vorrei immediatamente tornare a fare busking con Niki La Rosa, splendido cantautore, grande amico e compagnino di grandi avventure.

C’è un rito in particolare che fai solitamente prima di salire sul palco?

Per la verità non ho grandi ritualità, però sono vizioso, finisco la birra e fumo un’ultima sigaretta.

Grazie Luca Guidi per essere stato con noi. La nostra intervista è giunta al termine, ma l’ultima parola va a te per aggiungere ciò che vuoi: spazio alla fantasia! Ciao e a presto!

Ci sono tante persone che hanno messo un pezzetto di cuore per contribuire al mio lavoro. Non posso nominarle tutte, sarei lunghissimo ma voglio mandare loro il più bello dei miei pensieri e della mia riconoscenza. Da soli siamo pochissimo.