Tra le culture orientali, quella che ha fatto sognare maggiormente gli europei è probabilmente quella giapponese. Scegliere un debutto che è un inno, un omaggio alla diversitĂ antropologica fa onore ai Vivienne. Modenesi, amanti del rischio e delle strutture fluide, il quartetto si dona al pubblico con un concept EP, battezzato âYureiâ. Si calano nelle potenzialitĂ espressive del post-punk, dimostrando di saper restituire una narrazione coerente.
Impossibile non iniziare con la title-track, considerabile anche specie di bozzetto in cui i Vivienne spiegano cosa faranno nel quarto dâora di minutaggio dellâEP. Primariamente, si rende necessaria una definizione semantica: gli Yurei sono spiriti inquieti che abitano la terra senza trovare pace nellâaldilĂ . Lâangoscia degli spiriti si fa feticismo per il rumore, passione per le percussioni con un velo di ambient per non spaventare lâascoltatore al buio.
âYureiâ dei Vivienne è un centro di gravitĂ che asciuga la realtĂ e dilata il mondo paranormale
Dopo la definizione, la schiera dei fantasmi è aperta dai marinai morti affogati. I âFunayreiâ sono in grado di provocare lo stesso destino infausto se lasciati salire su una nave. I Vivienne miscelano il post-punk con un retrogusto folk, fatto emergere dal basso. Gli spiriti sembrano essere in dialogo tra loro, grazie ai contrappunti in screaming, in cui accentuano la disperazione.
Seguono le ombre delle madri morte nel concepire il proprio figlio. Gli âUbumeâ non sono aggressivi, ma sono solo curiosi di vedere come viva la carne della loro carne. Il rinsaldamento di un legame spentosi troppo velocemente è reso con un intro tribale, in cui protagoniste assolute sono le percussioni.
Con âYureiÖ¨â i Vivienne scoprono le potenzialitĂ espressive e narrative del post-punk
Poi è la volta di âIkiryoâ, spirito di animi rancorosi. Se il desiderio di rivalsa è tanto forte, durante il sonno o il coma lâanima può separarsi dal corpo e compiere la sua vendetta. Infine, i Vivienne musicano lâatmosfera che rilascia la presenza dei âGakiâ, spiriti di viziosi morti nellâincapacitĂ di controllare o reprimere ogni dissolutezza. Poi giunge il momento della liberazione. Gli spleen rilasciati da âOfudaâ non chiariscono una risoluzione tra i due mondi, piuttosto un dialogo continuo.
Un debutto di classe quello dei Vivienne. Le pretese ambiziose del quartetto modenese portano a casa un ottimo risultato. Interessante il modo in cui lo scream del cantato si incastra sul comparto ritmico, poichĂŠ la sei corde non rilascia una melodia con cui tessere contrappunti. Senza basso e batteria, resterebbe solo un noise chitarristico. Lâeffetto è un ambient che restituisce inquietudine, soprattutto per la capacitĂ dei Vivienne di annodare unâidentitĂ spirituale allâaltra.
Ma non è la sola sensazione che consegnano i Vivienne. Sembra che facciano il calco dalla temporalitĂ del Giappone, che non ammette una linearitĂ progressiva. Per questo il minutaggio di âYureiâ è un centro di gravitĂ che risucchia in modo prepotente la vita. Difficile uscirne.


