Marta De Lluvia
Marta De Lluvia (Marta Natalini) è nata a Recanati. Sin da giovanissima scrive canzoni e poesie, si appassiona al Jazz e studia Lingue e Letterature Straniere all'Università di Macerata.

MARTA DE LLUVIA: “I brani di GRANO nascono da momenti diversi della mia vita”

Diamo il benvenuto a Marta De Lluvia su Music.it! Rompiamo il ghiaccio ed iniziamo questa intervista in maniera non convenzionale. Raccontaci un episodio divertente legato alla tua carriera o alla musica in generale.

La prima canzone l’ho scritta da bambina per il mio cane Buc, un pastore tedesco. Passavo molto tempo con lui in giardino e lo adoravo. Allora non ero ancora Marta De Lluvia, e non suonavo ancora nessuno strumento, Non avevo nemmeno un registratore, quindi la musica è andata persa. Ricordo di aver scritto il testo su un foglio, ma ovviamente è sparito. Da sempre sono certa che fosse un pezzo magnifico, sarà forse perché non me lo ricordo? Un po’ come quando dormi e sogni di scrivere un pezzo meraviglioso, ma se per caso riesci a svegliarti e a suonarlo alla chitarra capisci che è un pezzo banalissimo. Insomma è l’oblio, che magnifica le cose…

Il tuo album d’esordio, “Grano”, è andato molto bene, ricevendo molti riconoscimenti e commenti positivi. Il tuo approccio poetico e intimo alla musica rende questo disco molto gradevole, maturo. Ci racconti come nasce e come si è evoluto nel corso della sua realizzazione?

Per quanto il risultato finale risulti omogeneo, le canzoni di “Grano” provengono da momenti diversi della mia vita. Le ho raccolte nel corso di molti anni, e forse proprio l’approccio “intimo e poetico” è quello che mi ha spinto a tenerle a lungo per me. Quando ho incontrato Maria Pierantoni Giua ho sentito affinità, e ho deciso di provare a fare il disco, finalmente. Poi ho conosciuto Raffaele Abbate, che ha saputo interpretarmi e dare al progetto la forma che gli mancava.

Del disco di Marta De Lluvia noi abbiamo amato particolarmente il brano “I Dervisci”. L’abbiamo trovato delicato, sognante, e con una melodia fiabesca. Tu, invece, a quale brano di “Grano” ti senti più legata?

“Mai abbastanza”. È quello che durerà per sempre. Non immagino un giorno della mia vita in cui questa canzone non avrà più senso o non mi somiglierà più.

Come la vive, un’artista italiana come te, la lontananza dal proprio Paese? Sappiamo che vivi in Belgio.

La vivo bene, sono sempre contenta di tornare in Italia ma anche di ripartire. Non penso che un Paese sia migliore dell’altro di per sé, dipende da quello che riesci a costruire e dove. E in fondo, per qualche strano caso personale, io sono riuscita a costruire qualcosa in Italia solo con un po’ di distanza, quando l’ho lasciata.

In questo periodo, di immobilità e di eventi annullati, siamo tutti portati a riflettere. Sia le limitazioni di oggi, sia ciò che potrebbe succedere in futuro, cambiano i progetti artistici di Marta De Lluvia? Sei più ottimista o preoccupata?

I miei progetti non sono cambiati nella sostanza, forse nella forma. So che per un po’ non si faranno concerti, e quando si ricomincerà saremo in un mondo diverso, quindi è difficile fare previsioni. Più che ottimista, sono troppo occupata per preoccuparmi: questo tempo apparentemente fermo va benissimo per scrivere, leggere, riposarsi, studiare, ritrovarsi… Mi chiedo se la vita di prima in cui tutto questo spesso mancava, la vita che consideravamo “normale”, sia davvero vita.

Lo sai che dopo “Grano” le nostre aspettative sul prossimo lavoro di Marta De Lluvia sono molto alte, vero?

Figurati quanto sono alte le mie: ci ho messo otto anni a fare il primo! Ma non posso permettermi paura e aspettative, neanche le mie. Penserò a fare il lavoro “giusto”, quello che suona come sento, quello che mi rende felice.

Sarà capitato anche a te di fermarti un attimo e staccare il jack, come ad ognuno di noi nelle pause dal proprio lavoro. Cosa ti piace fare nei momenti liberi delle tue giornate, che non sia legato alla musica?

Certo mi fermo, per forza, ma faccio fatica a staccare mentalmente, ogni volta c’è un progetto nuovo, un’idea che mi prende. Quando ci riesco mi piace scrivere altro, come poesie o pensieri, passeggiare e andare in bici, mi piace andare a osservare le papere nel laghetto vicino casa.

“Grano” di Marta De Lluvia entra di diritto in un piccolo club che accoglie le opere prime più interessanti di questo periodo. Cosa ne pensi dell’attuale panorama musicale emergente italiano? Lo segui?

Seguo soprattutto le cantautrici e i cantautori. Sono talmente tanti che non arrivo mai a conoscerli tutti. È bello vedere tante persone che si dedicano alla creatività e alla musica. C’è fermento, c’è voglia di fare, ci sono idee, ci sono le donne che iniziano a farsi sentire. Dall’altra parte vedo però una mancanza di “struttura”, di mezzi, un mondo musicale che arranca. Sempre meno posti dove suonare, finanziamenti per la musica scarsi o meglio inesistenti. Questo non può non influire sulla qualità e sullo spessore di quello che noi tutti scriviamo. Senza struttura è facile che prendano il sopravvento la fretta, l’apparenza, la facilità, l’ingenuità. Che diminuiscano la profondità e l’approfondimento, la complessità, lo studio.

Qui in Italia non sappiamo bene quando potremo tornare a gioire e scatenarci sotto un palco, seguendo i nostri eventi live preferiti. In Belgio come è la situazione a riguardo? Riuscite a vedere la luce in fondo a questo tunnel?

Qui siamo qualche settimana indietro rispetto all’Italia, quindi no, non so quando sarà possibile assistere a un altro live o a farne uno.

Grazie Marta, le nostre domande sono terminate, ti salutiamo ringraziandoti per averci concesso un po’ del tuo tempo. Lasciamo a te lo spazio per aggiungere ciò che vuoi e, magari, per fare un saluto ai tuoi fan e alle persone che seguono Music.it.

Grazie a voi per il vostro tempo, e grazie a tutte le persone che seguono Music.it, che hanno ascoltato o ascolteranno “Grano”. Che possa darvi il respiro e il sorriso che dà a me!