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“Rap criminale”: un libro su Tupac, Biggie e altri Martiri del Rap gangsta

Amicizie e rap, business e criminalità di strada: entra in questi mondi il libro ‘Rap criminale: Tupac, Biggie e gli altri martiri del gangsta rap’ di F.T. Sandman. In libreria da oggi per Chinaski Edizioni.

Chi ha ucciso Tupac Shakur e Notorius Big? Polizia, gang e cosa altro? A circa trent’anni dai fatti, F.T. Sandman riscostruisce le dinamiche, i protagonisti e ciò che è successo. Il gran lavoro di Sandman ha cercato di spiegare le dinamiche attraverso una minuziosa ricerca tra le fonti, le testimonianze e le informazioni da libri, interviste, film, articoli e documentari.

Il libro “Rap Criminale”

In “Rap Criminale” è inclusa l’unica intervista italiana a Greg Kading, ovvero il detective della polizia di Los Angeles che ha coordinato l’ultima indagine.

Il libro racconta la storia dei due rapper afroamericani forse più famosi: Tupac Shakur e Notorius Big e le loro compagne Afeni Shakur e Voletta Wallace. Con due discografici e le loro etichette: Suge Knight con la Death Row e Puff Daddy con la Bad Boy. La East e la West Coasta, con le gang rivali Crips e Bloods.

Un mix di vita di strada, i problemi col razzismo, le armi, lo spaccio e il culto della ricchezza. La passione che per molti anni hanno condiviso i due protagonisti della storia, l’amicizia di due ventenni innamorati delle rime del rap prima che la vita prendesse il sopravvento.

Un percorso dal 1987 al 2018

L’opera è di circa 300 pagine che racconta l’ascesa dal ghetto al successo, il background sociale, culturale e privato dove sono maturate le vicende. Decine di personaggi dello showbiz che a vario titolo hanno avuto a che fare con queste vicende: da Mike Tyson a Snoop Dogg, dagli Aerosmith a Madonna.

Ma anche centinaia di morti, agguati e sparatorie che hanno attraversato il mondo del rap statunitense. Il libro parte della morte Scott La Rock nel 1987, fino a quella di XXXTentacion del 2018.

Onore e regolamenti di conti si mescolano alla musica hip-hop, alla povertà, al degrado ma anche all’orgoglio culturale afroamericano. La prefazione è a cura di Metal Carter e la postfazione di Alberto Castelli.