YEAR OF TAURUS: "Cerco sempre l’origine del pathos nelle mie creazioni"
Year of Taurus, autore del nuovo disco "Topsolis", pubblicato per astral concrete
Year of Taurus, autore del nuovo disco "Topsolis".

YEAR OF TAURUS: “Cerco sempre l’origine del pathos nelle mie creazioni”

Benvenuto Year of Taurus, grazie per essere qui su Music.it, oggi parleremo della tua carriera di songwriter e musicista, ma soprattutto del primo album “Topsoils” pubblicato sotto Astral Concrete. Che ne dici di iniziare con una breve presentazione per tutti coloro che non ti conoscono?

Innanzitutto grazie mille per il vostro spazio e il vostro tempo! Mi chiamo Matteo Dossena, vivo a Pescara e sono compositore, cantante e chitarrista degli Sherpa. Con Sherpa abbiamo all’attivo due LP usciti per la tedesca Sulatron records.  La nuova avventura sotto nome di Year of Taurus parte con questo mio primo lavoro, “Topsoils”. Su di me potrei dire che amo comporre, ho un approccio vitale alla musica: per me è necessario comporre, non avere del materiale sottomano su cui lavorare mi fa stare male e mi fa sentire disperso. Per il resto sono una persona quieta, amo i gatti.

Immagino che di palchi tu ne abbia calcati diversi, sia come membro di una band che come solista: c’è un qualche aneddoto particolare proveniente da uno di questi momenti che vorresti raccontare?

Potrei citarti probabilmente i due momenti più belli, entrambi avuti in due serate Sherpa: 1) Il boato del pubblico dopo la fine del primo brano in scaletta sul palco Het Patronaat al Roadburn festival: ho sentito tutto il grumo di tensione accumulata sciogliersi e divenire energia; qualcosa di mai provato. 2) Essere fianco a fianco di Cristina Donà sul palco del Bronson Club di Ravenna; duettare con lei “Goccia” è un ricordo indelebile, qualcosa che porterò sempre con me.

Ricordiamo che tu sei anche chitarrista e cantante degli Sherpa, da dove viene l’esigenza di pubblicare un album da solista?

Il lavoro solista è venuto quasi per caso, per nulla premeditato. Ho iniziato a pensarci circa un anno fa, gli Sherpa avevano appena subito un dimezzamento di line up e stavamo attraversando un momento di transizione. Poi è sopraggiunto il lockdown e mi sono trovato in casa con un’infinità di tempo libero ed è stato tutto molto facile e spontaneo; appena registrati tutti i brani ho capito subito che erano diversi e non veicolabili tramite il mio progetto principale e quindi: Year Of Taurus.

Quali sono i brani e gli artisti che hanno ispirato la stesura di “Topsoils”?

Sicuramente posso citarti Robert Wyatt, Current 93, Alexander Tucker, Six Organs of Admittence, Claudio Rocchi, Badly Drawn Boy. Se ti dovessi indicare un brano ti direi “New Pastoral Life” dei Minami Deutsch.

Diamo un’occhiata più da vicino a “Topsoils”, un disco che ho trovato affascinante e per certi versi ipnotico, tra shoegaze, post rock, psichedelia e ambient. Come nasce l’idea per queste otto tracce? Quale è stato il processo attraverso il quale hanno preso vita?

La maggior parte dei brani e delle idee già esistevano, le ho semplicemente rimesse in ordine, vestite di suoni e collegate fra loro con alcuni elementi e sonorità ricorrenti. È stato un lavoro molto istintivo e veloce, a tratti molto sporco e lo-fi. Ho un approccio molto diretto quando compongo, cerco sempre l’origine della melodia e del pathos nelle mie creazioni.

Come si è svolto il recording e l’arrangiamento? Chi ha contribuito alla realizzazione di queste tracce?

Ho registrato tutti gli scheletri melodici in casa; cosa buffa, non avevo un asta microfonica e non potevo uscire per reperirne una. Quindi ho bucato una bottiglia di plastica e ci ho infilato il microfono ed ho creato una fantastica asta nana per microfonare l’amplificatore! Successivamente Franz Cardone (bassista degli Sherpa) ha aggiunto delle linee di basso e Giuseppe Sericola ha suonato le batterie, oltre ad aver mixato e masterizzato l’intero album.

Sono rimasto molto colpito dall’ultimo brano “Piedi nel lago” dove passi dall’inglese all’italiano con una naturalezza estrema, di cosa parla questa traccia in particolare?

Grazie per questa domanda. “Piedi nel Lago” è il primo pezzo in italiano dopo circa 5 anni di solo inglese. Adoro la lingua italiana, è molto ariosa, se si trovano le parole giuste è una lingua che ha dei suoni fantastici. Sto seriamente pensando di riprendere ad usare l’italiano con più regolarità. “Piedi nel Lago” è una canzone d’amore, parla della prima scampagnata che ho fatto con Caterina, mia moglie; ci conoscevamo da poco, siamo andati fra le nostre montagne in Abruzzo e abbiamo passato uno splendido pomeriggio sulle rive di un lago.

“Topsoils” è un disco nato in un momento particolare come quello del lockdown, quasi un segmento di transizione sospeso nella storia. Quale è stata, secondo te, il ruolo dell’arte durante l’isolamento?

Personalmente adoro l’isolamento; magari non continuativo, ma sono un tipo abbastanza orso. Anche se ovviamente il periodo è stato terribile per tanti fattori, io ho adorato il lockdown; sinceramente non credo che l’arte debba per forza intrattenere; credo che l’arte sia vitale per chi ne usufruisce e per chi se ne circonda; in un periodo di isolamento, con tanto tempo libero a disposizione, sicuramente ha permesso a molte persone di recuperare musica, film, libri e altro. Una cosa molto positiva.

Quale è il futuro per questo progetto solista? Cosa deve aspettarsi il tuo pubblico per il futuro?

Per ora ho intenzione di concentrarmi al massimo su questo disco e cercare di raccontarlo in più modi possibili. Ho tante idee e progetti per i prossimi mesi, sperando di riuscire a suonarlo un pochino dal vivo, magari in estate. Poi credo che il prossimo passo sarà il nuovo album di Sherpa.

Grazie mille Year of Taurus per essere stato con noi. Ricordo a tutti che il tuo primo disco solista, “Topsoils”, è disponibile per l’ascolto in versione fisica e digitale, prima di salutarci però ti lascio quest’ultimo spazio per scrivere quello che preferisci, a presto!

Grazie ancora a tutti voi per l’intervista, rubo questo spazio per menzionare Shigaraki, progetto solista di Franz Cardone. Per entrambi i nostri lavori solisti abbiamo deciso di fondare un nostro piccolo marchio label: Astral Concrete. Speriamo di far crescere questa piccola label con i nostri lavori e magari nel tempo integrando anche dischi di artisti che ci piacciono. La nostra mission è quella di diffondere l’underground e creare supporti fisici con packaging esclusivi, particolari e soprattutto handmade!! Grazie ancora.