Basso in prima linea, voci elettroniche, punk-screaming, percussioni aggressive e anche toni industrial. I Moscow sono di nuovo con noi. Li avevamo già incontrati il 17 luglio del 2018, con l’EP omonimo di debutto. Nell’intervista rilasciata a Music.it ci avevano promesso un full lenght album. Sono stati di parola. E, soprattutto, si può constatare che non sono cambiati affatto. Con “Coward”, disco uscito per Coypu Records e 1Q84 Tapes alla fine di gennaio, la band piacentina conferma la sua identità avanguardistica e profondamente anti-borghese.

“Coward” dei Moscow è il caos costruito a tavolino

In “Moscow” dichiaravano di essere «l’ultimo whiskey di Sinatra prima di indossare un sorriso e incontrare una famiglia potente». “Coward”, per usare le parole dei Moscowè una serie di appunti formalmente organizzati che sono il prodotto immediato del nostro incontro. È l’irrazionalità primordiale di ogni comitato centrale, di ogni associazione clandestina, di ogni gruppo di dominati. È l’embrione di un processo». Confermano uno stile di registrazione artigianale. Continua ad essere il basso l’elemento leader della composizione dei Moscow. Le quattro corde non solo si impegnano a disegnare la melodia in maniera più efficiente della distorsione della chitarra. In particolare, in “System disposal”, la traccia di ouverture, il motivo che si espande dalle corde gravi sfasa il tempo distribuito da batteria e chitarra.

Con “Trouble in paradise”, i Moscow sperimentano la costruzione di un ambient analogico. E come sia perfettamente in grado di pogo e riflessioni, in un clima da film horror. Il risultato è portato a casa con eleganza, in soluzione di continuità con il raffinato giro di blues del comparto ritmico della traccia seguente, “Postmodern Result”. Ironici e arguti osservatori della società, i Moscow di “Coward” fanno della composizione uno specchio che riflette i meccanismi della realtà postmoderna. La loro scrittura risulta liquida. Tuttavia, non tutti i fluidi diventano una soluzione omogenea dal momento in cui entrano in contatto. Allo stesso modo, il punk hardcore si mischia col grunge e con l’industriale, permettendo di riconoscerne le parti.

Gli stili musicali di “Coward” sono un’emulsione: l’olio nell’acqua è sempre riconoscibile

Sono narrazioni malinconiche che trasudano cinismo, quelle che si snodano in tutto il minutaggio di “Coward”. Prezioso è l’apporto di “Talking Gear”, in cui i Moscow fondono il grunge dei Nirvana con le atmosfere dei The Doors. Magistrale l’hard rock classico di “Desease”, che si contamina di noise per dare vita a una creatura meravigliosa. Rispetto al primo disco, “Moscow”, la band vicentina ha operato una scelta saggia e condivisibile. Con l’EP di debutto ci avevano lasciati a bocca asciutta, più ermetici che sintetici nello sviluppare il concept dell’album. In “Coward”, invece, si prendono tempi di espressione che riescono a saziare le orecchie affamate dei membri «di ogni comitato centrale, di ogni associazione clandestina, di ogni gruppo di dominati».

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