Diamo il benvenuto su Music.it a Deborah Iurato. Prima domanda per rompere il ghiaccio, raccontaci qualcosa di divertente o imbarazzante che ti è successo in studio o su un palco.

[Ride] La cosa più divertente che mi è successa è stata quando sono quasi caduta sul palco. Praticamente mi si è impigliato il tacco in qualcosa per terra e sono rimasta praticamente bloccata fino a che non mi sono tolta la scarpa per non cadere. Una cosa molto divertente anche perché se ne sono accorti tutti.

Parliamo subito di “Voglia di gridare”, come nasce questo brano e dove vuole arrivare?

Il brano nasce cercando di raccontare quello che vivo nel mio quotidiano e quello che la mia memoria fotografica ama ricordare. I momenti belli che mi tornano alla mente e che mi piace ricordare. Il brano vuole dare spensieratezza. Quando canto “ho voglia di gridare come quando mi porti al mare” ripenso alla mia terra e alla bellezza del mare della Sicilia. Il mare è il posto dove riesco a prendere molta energia, dove incontro di nuovo i miei amici e la mia famiglia e dove posso pensare quando voglio stare da sola ad ascoltare il rumore delle onde. Il mare è un posto che mi fa sentire rigenerata.

In questo preciso momento storico, la spensieratezza e i bei ricordi sono, forse, una delle cose di cui abbiamo più bisogno, no?

Sì, assolutamente. Visto il periodo che stiamo vivendo tutti ho cercato di immaginare qualcosa che mi facesse stare bene. Io mi sono sentita bene io nello scrivere quelle cose e ho pensato che, magari, potessero portare un po’ di spensieratezza  anche agli altri.

“Voglia di gridare” è uno dei singoli che anticipa il tuo prossimo disco. Puoi darci qualche anticipazione?

Ancora non so quando uscirà precisamente il disco. Sicuramente fa parte di un percorso artistico nuovo perché è la prima volta che mi metto a nudo e che scrivo io le mie canzoni. Tutto è venuto alla luce durante il primo lockdown quando ho iniziato a scrivere queste canzoni. Durante le prime settimane di chiusura non ho avuto voglia di fare nulla, come penso tutti; poi ho cercato di prendere il lato positivo di quello che stava accadendo e ho iniziato a scrivere delle frasi da cui poi hanno preso vita le canzoni. Questo anche grazie a una persona che ha sempre creduto nel mio lavoro, Placido Salamone. Tutto questo è stata una cosa, diciamo, step by step e sta prendendo forma un passo alla volta. Non so ancora la data di uscita ma mi farebbe piacere chiudere questo “cerchio” con un disco che raccoglie tutto quello che è stato e che sarà.

Viviamo in tempi complicati, far uscire un singolo e un disco è un’operazione rischiosa ma anche coraggiosa. Come stai tu e come sta la tua musica?

Sicuramente è una cosa un po’ coraggiosa, però allo stesso tempo penso che il bisogno di raccontarmi, di fare e regalare qualcosa di mio sia stato più forte. Sono molto fiera di questa cosa perché ho trovato riscontri molto positivi dalle persone. Alla fine la musica è anche un qualcosa che fa compagnia e sono molto contenta di aver fatto qualcosa di nuovo che, in qualche modo, ha potuto aiutare le persone a passare questo periodo e a sentirsi più vicine.

Pensi che la musica e l’arte siano state d’aiuto durante questi mesi?

Sì ne sono certa. Penso che la gente voglia tornare alla normalità e voglia tornare a quello che si faceva prima, a quei momenti che ti rendono felice e spensierato. E qui si sente la mancanza dell’arte e della musica dal vivo, ma anche di andare a teatro e di fare tutte quelle cose che adesso non possiamo ancora fare.

Pensi che quei momenti di aggregazione dai balconi durante il primo lockdown siano stati d’aiuto per le persone?

In realtà in quel periodo anche io mi affacciavo al balcone per sentire la musica e sentire più vicine le persone. Una domenica mi è successa una cosa che mi ha fatto molto riflettere. Ero affacciata al balcone, per strada non c’era nessuno e delle persone affacciate al palazzo di fronte mi hanno augurato buona domenica. Come se ci conoscessimo da una vita e questa cosa mi ha fatto capire che in questo periodo abbiamo riscoperto tante cose che avevamo forse perso. Oggi non è facile vedere il sorriso sulla bocca di una persona e secondo me abbiamo bisogno anche di queste cose. Quelle persone dall’altra parte del palazzo mi hanno fatto pensare alla normalità e a quello che abbiamo perso e che ci manca. 

E un’altra cosa che manca molto è l’atmosfera di un evento alla “vecchia maniera”.

Sicuramente tutte le iniziative musicali fatte durante il lockdown sono state un modo per tenerci più vicini, ma allo stesso tempo ci hanno ricordato di quanto ci mancano i concerti. La cosa che mi manca di più è stare su un palco e vedere la gente che canta con me. Fortunatamente oggi abbiamo molti strumenti per comunicare e stare a contatto, ma comunque non è la stessa cosa e non vediamo l’ora di poterci vedere di persona. Il mondo della musica, almeno in Italia, sembra essere in fermo immagine da Sanremo 2020. In che condizioni è la musica dopo questi mesi di emergenza sanitaria? Cosa è cambiato?

Sicuramente qualcosa è cambiato. A me piace ascoltare di tutto, anche generi opposti a quello che sono io perché sono comunque una forma d’arte. Oggi c’è bisogno, secondo me, di quell’arte più che mai. Gli artisti sono riusciti ad essere vicini ai loro fan anche in questo momento e la loro musica è stata molto di compagnia. Il ruolo dell’artista è proprio questo e questa cosa succede anche come conseguenza diretta di quello che ci troviamo davanti tutti i giorni.

Tu nel 2014 hai partecipato e vinto un talent. Pensi che oggi sia ancora possibile un percorso artistico come il tuo che parte dal talent e continua anche dopo?

Sono passati sei anni da quando l’ho fatto io e in questi anni sono cambiate un po’ di cose. La musica cambia e sicuramente ci sono tanti artisti che cercano di fare della loro passione un lavoro. Poi c’è chi riesce e chi fa più fatica ma alla fine quello che conta è la voglia di realizzare un sogno. Se io sono arrivata fino a qui è perché ci sono molte persone che mi hanno sostenuto e mi sostengono ancora da sei anni a questa parte e credono in quello che faccio. Io non cerco la felicità perché la trovo ogni giorno nelle persone che credono nella mia musica e tutte le persone che ascoltano quello che faccio.  Ed è questo, secondo me, il traguardo più importante al quale bisognerebbe credere.

Secondo te quale sarà il futuro della musica? 

Sinceramente non lo so, ma la cosa che spero per tutti è di riuscire a trovare la serenità di cui tutti abbiamo bisogno e di ritrovare la normalità nelle cose che si facevano prima. Pensi che le iniziative messe in campo per i lavoratori dello spettacolo riescano a mettere in risalto la causa? Io penso che siano delle ottime iniziative e che possono comunque aiutare le persone. Ovviamente potremmo fare di più ma secondo me è importante prenderci il presente, giorno per giorno, e sostenere la causa e cercare anche solo di mantenere alta l’attenzione sul mondo dello spettacolo e sui suoi lavoratori.

Ultima domanda, “fatti una domanda e datti una risposta”. Che puoi dirci?

[Ride] Difficile questa.
Allora: Deb, ti piace mangiare?
Sì, tantissimo!!! Amo la cucina siciliana!!! [Ride].

Voglia di gridare

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