Il cantautore bresciano Ettore Giuradei.
Il cantautore bresciano Ettore Giuradei.

ETTORE GIURADEI: “Suonando per strada capisci davvero se trasmetti qualcosa”

Ciao Ettore! Benvenuto sulle pagine di Music.it. Cominciamo subito con una domanda bruciapelo: che ne sarà dei Dunk – adesso che tu, membro fondatore, hai deciso di inoltrarti, ancora, in una ricerca musicale tutta tua?

Ciao Fortuna! Non so che ne sarà dei Dunk. So solo che tutti vorrebbero ricominciare ma nessuno sa quando e come. Vedremo.

Vorrei mi raccontassi l’aneddoto – se di aneddoto si tratta – che ti ha avvicinato alla musica tanto da decidere poi di farne la tua vita. Ti va?

Da ragazzo ho iniziato ad avere voglia di cantare e suonare in compagnia, con tanto vino e tanta energia. Il canto in coro, tra amici, è una delle cose più care, che porterò sempre con me. Da lì ho iniziato a scrivere, e poi naturalmente a propormi così, perché mi andava. Ho suonato parecchio anche in strada, esperienza che consiglio a tutti, per capire se trasmetti qualcosa o se fai una schifezza.

Il tuo è un cantautorato molto incentrato sul peso della parola. Quali sono le principali influenze che hanno forgiato la tua scrittura?

Sicuramente Fabrizio De André. Continuo a ricantarmelo. Ultimamente, ingenuamente, ho notato la potenza di alcune chiusure che vanno a risolvere il significato dei pezzi. Quasi come se dicesse : “é questo che volevo dirvi”. Da “Via del Campo”, alla “Città Vecchia”, a “Giugno ’73”.E sento prezioso il suo avere lasciato qualcosa, davvero.

Rispetto all’andamento della tua carriera di musico, che ruolo ha – o ha avuto – la tua città natale, Brescia, e con essa la vicinanza di tuo fratello Marco, eccezionale polistrumentista, sempre al tuo fianco nelle tue esperienze?

Brescia è la mia casa, tutta la provincia mi fa sentire a casa, è quasi 40 anni che abito in questa zona e quasi 20 che ci suono. Fortunatamente, con la musica, ho trovato anche altre “case” in giro per l’Italia, e credo sia stata una fortuna perché è un attimo incastrarsi in una valle. Con mio fratello Marco ho passato degli anni incredibili, bellissimi. Con lui e con altri amici, musicisti splendidi. Il ricordo di quegli anni è una delle voci che mi aiuta a tentare di svincolarmi dall’inevitabile.

In autunno uscirà il tuo nuovo disco. Quand’è che è scattata la molla che ti ha fatto decidere il cambio direzionale rispetto alla dimensione in cui ti avevamo lasciato lo scorso autunno con i Dunk? In sostanza: mentre eri nel supergruppo, pensavi già ad un album solista?

Prima di iniziare l’avventura Dunk volevo fare un disco da solo. Poi mio fratello m’ha fatto incontrare Luca Ferrari e ho accantonato un attimo l’idea. Ma in autunno i Dunk dovevano fermarsi e io avevo 4 pezzi pronti, e non volevo smettere. Ho trovato chi mi a detto: “Perché non fai un album da solo?” e l’ho fatto.

“7 Astri” è il singolo che anticipa l’uscita del disco.Trovo che sia un pezzo capace di proiettare l’ascolto in una dimensione intima e sperimentale. Qual è stata la sua genesi e quale, la storia del videoclip che l’accompagna? Sei mica stata tu la mente del video?

Il singolo, “7 Astri”, è uscito ad aprile ed a giugno il video che lo accompagna. Non ci abbiamo pensato troppo. Era il brano pronto in quel momento e a me andava il fatto di pubblicare un pezzo che staccasse da tutto quello fatto in precedenza, non chiedermi perché. Per quanto riguarda il video ho voluto incaricare Sara Barozzi, persona vicina che ho sempre stimato per il suo gusto video/fotografico, a tratti antico, surreale, ipnotico. È lei che ha ideato e girato il video.

Ci si domanda quale sarà il mood del nuovo disco. Credi che “7 Astri” sia un brano che possa rappresentarne le intenzioni?

Non del tutto. A breve uscirà un nuovo video, del “vero” singolo del disco. Ma la figata, è che per me, è un disco da ascoltarsi tutto d’un fiato (ndr: il disco “Lucertola” uscirà sul mercato il 25 ottobre 2019). No Stress, qualche sorpresa e i testi (miei) che mi piacciono di più.

Cosa fa Ettore Giuradei quando non si occupa di musica e/o arte?

Ad oggi faccio il canalista, un po’ si un po’ no, grazie al mio capo che è un mio amico/fan.

Vorrei conoscere cinque album che sono stati fondamentali per la creazione di questo tuo nuovo lavoro. Ci arriviamo?

Quando mi son trovato con Fidel e Giacomo gli ho detto che avevo in testa qualcosa tra Fabrizio De Andrè, Neil Young e i Sigur Ros. Partendo da qui ti sparo i 5 album:

Fabrizio De André – “Non al denaro non all’amore né al cielo”
Sigur Ros – “Valtari”
Dunk– “Dunk”,
Niccolò Fabi “Una somma di piccole cose”
Johannes Hieronymus Kapsberger – “Pieces for Lute”.

Abbiamo finito. Prima di salutarti, ti ringrazio per la disponibilità, ti auguro un caloroso in bocca al lupo e ti domando di riempire tu, con le tue parole, queste ultime battute. Che possano diventare corpi celesti agli occhi dei nostri lettori. A presto!

Grazie a te e … C***o! Non posso che invitarvi al nostro concerto. Lì, davvero, l’intenzione è di viaggiare, insieme, nello spazio… che ci rimane.