Sarebbe inutile riassumere la biografia di Giorgio Canali. Se non conoscete il suo nome significa che avete vissuto dentro una grotta negli ultimi 30 anni. O almeno che siete totalmente digiuni della storia del rock italiano. In entrambi i casi “Undici canzoni di merda con la pioggia dentro” non è un album per voi. Si tratta dell’ottavo disco solista del cantautore romagnolo, settimo con i suoi Rossofuoco. Nonostante le sonorità diverse, e apparentemente meno elaborate e ispirate del solito, è chiaramente un lavoro destinato a tutti quelli che seguono l’evoluzione di questo straordinario artista. Dubito che possa guadagnare nuovi fan con queste undici tracce, e d’altronde non sembra questo il suo intento.

“Undici canzoni di merda con la pioggia dentro” cerca di sviluppare una vena marcatamente cantautorale. Gli arrangiamenti scarni e ripetitivi risultano funzionali rispetto alle liriche.

Come anticipato dal titolo, “Undici canzoni di merda con la pioggia dentro” è tenuto insieme da metafore meteorologiche. Le nuvole e gli acquazzoni riflettono stati d’animo intimi e sentire popolare, che si perdono in uno sbandierato vento di cambiamento che, volendo essere buoni, ha solo fatto scoppiare nuovi temporali. La critica sociale si perde in riflessioni e storie personali, narrate magistralmente dalla voce di Giorgio Canali. Nonostante alcune tracce ben a fuoco, da uno dei padri fondatori del rock ci si aspetterebbero prese di posizione più nette e provocazioni più incisive. D’altronde non si può continuare a pretendere la rivoluzione da un sessantenne, che pure ha segnato l’immaginario culturale di almeno due generazioni.

Sarebbe inutile riassumere la biografia di Giorgio Canali. Se non conoscete il suo nome significa che avete vissuto dentro una grotta negli ultimi 30 anni.

“Undici canzoni di merda con la pioggia dentro” cerca di sviluppare una vena marcatamente cantautorale. Gli arrangiamenti scarni e ripetitivi risultano funzionali rispetto alle liriche. L’equilibrio si mantiene però solo su alcune tracce, destinate a diventare immediati classici de i Rossofuoco. Le altre non contengono immagini abbastanza potenti da giustificare quella che sembra la mancanza di voglia di giocare con i suoni. Fra i brani più riusciti, oltre al singolo “Fuochi supplementari”, vi segnalo l’apripista “Radioattività”, “Messaggi a nessuno” e la stupenda chiusura tragicomica “Mandate bostik”. La qualità media delle canzoni, pur rimanendo nettamente superiore al triste panorama italiano, non aggiunge o toglie niente alla carriera di Giorgio Canali.

In conclusione, se aspettavate un ritorno cazzuto di Giorgio Canali e Rossofuoco, dopo ben 7 anni dall’ultimo album di inediti, non potrete gridare al capolavoro. E questo, a partire dal titolo-citazione, dovrebbe essere chiaro a tutti.

 

 

GIORGIO CANALI & ROSSOFUOCO

UNDICI CANZONI DI MERDA CON LA PIOGGIA DENTRO

5 ottobre 2018

La Tempesta

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