Sembra ufficiale: i grandi eventi in programma per l’estate 2020 sono rimandati al 2021. Nonostante l’apertura del Governo, che avrebbe intenzione di far ripartire i concerti il prossimo 15 giugno, sembra che i grandi nomi dello spettacolo abbiano voluto rimandare tutto al prossimo anno. Un po’ per la sicurezza del pubblico, degli artisti e degli addetti ai lavori e un po’ per le restrizioni severe imposte dal decreto, sembra che il mondo della musica preferisca un anno di pausa piuttosto che un evento “sottotono

Sul nuovo decreto leggiamo:

«Gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto restano sospesi fino al 14 giugno 2020.  Dal 15 giugno 2020, detti spettacoli sono svolti con posti a sedere pre-assegnati e distanziati e a condizione che sia comunque assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per il personale, sia per gli spettatori, con il numero massimo di 1000 spettatori per spettacoli all’aperto e di 200 persone per spettacoli in luoghi chiusi, per ogni singola sala»

Indubbiamente al centro di tutto c’è la salute del pubblico, degli artisti e degli addetti ai lavori. Garantire le norme di distanziamento sociale a un evento di una certa portate è praticamente impossibile. Senza parlare dell’enorme sforzo a cui verrebbero sottoposte le persone e, soprattutto, gli organizzatori dell’evento stesso.

Il 15 giugno ripartono i concerti: le norme da rispettare

Sempre sul decreto leggiamo le tredici regole da rispettare per poter svolgere un concerto in sicurezza:

  1. Mantenimento del distanziamento interpersonale, anche tra gli artisti.
  2. Misurazione della temperatura corporea agli spettatori, agli artisti, alle maestranze e a ogni altro lavoratore nel luogo dove si tiene lo spettacolo. Ovviamente vanno segnalate le persone con una temperatura > 37,5 °C.
  3. Utilizzo obbligatorio di mascherine anche di comunità per gli spettatori.
  4. Utilizzo di idonei dispositivi di protezione individuale da parte dei lavoratori che operano in spazi condivisi e/o a contatto con il pubblico.
  5. Garanzia di adeguata periodica pulizia e igienizzazione degli ambienti chiusi e dei servizi igienici di tutti i luoghi interessati dall’evento, anche tra i diversi spettacoli svolti nella medesima giornata.
  6. Adeguata aereazione naturale e ricambio d’aria e rispetto delle raccomandazioni concernenti sistemi di ventilazione e di condizionamento.
  7. Ampia disponibilità e accessibilità a sistemi per la disinfezione delle mani. In particolare, detti sistemi devono essere disponibili accanto a tastiere, schermi touch e sistemi di pagamento.
  8. Divieto del consumo di cibo e bevande e della vendita al dettaglio di bevande e generi alimentari in occasione degli eventi e durante lo svolgimento degli spettacoli.
  9. Utilizzo della segnaletica per far rispettare la distanza fisica di almeno 1 metro anche presso le biglietterie e gli sportelli informativi, nonché all’esterno dei luoghi dove si svolgono gli spettacoli.
  10. Regolamentazione dell’utilizzo dei servizi igienici in maniera tale da prevedere sempre il distanziamento sociale nell’accesso.
  11. Limitazione dell’utilizzo di pagamenti in contanti, ove possibile.
  12. Vendita dei biglietti e controllo accesso, ove possibile, con modalità telematiche, anche al fine di evitare aggregazioni presso le biglietterie e gli spazi di accesso alle strutture.
  13. Comunicazione agli utenti delle misure di sicurezza e di prevenzione del rischio da seguire nei luoghi dove si svolge lo spettacolo.

Norme severe ed eventi “mutilati”

Il rispetto di queste tredici norme necessiterebbe di uno sforzo non indifferente. Poi se pensiamo a evento di una certa portata, stiamo praticamente parlando di fantascienza. Abbandonata quindi l’idea di uno stadio con 70mila persona, riduciamo tutto a un evento all’aperto con 1000 partecipanti. Imponiamo tutte queste norme da rispettare e otterremo un caos infinito oltre che uno stress sia per i partecipanti che per gli organizzatori. E per cosa?

Per un evento mutilato e costretto al severo rispetto di tredici norme che, per quanto giuste e necessarie, non sono adatte a un concerto. Purtroppo bisogna prenderne atto, questa pandemia ha costretto il mondo della musica a uno stop di (almeno) un anno. Bisogna rendersene conto quanto prima e, ovviamente, prendere i provvedimenti del caso per non abbandonare a se stessi gli addetti ai lavori e tutte le figure necessarie per realizzare un evento. La riapertura dei concerti per il 15 di giugno può servire, forse, a gestire piccoli eventi ma non è sicuramente adatta ai grandi show.

Per il momento gli artisti italiani che hanno rimandato i loro eventi al prossimo anno sono: Vasco Rossi, Zucchero, Tiziano Ferro, Claudio Baglioni; Cesare Cremonini, Antonello Venditti, Francesco De Gregori, Biagio Antonacci, Gianna Nannini, Piero Pelù, Andrea Bocelli, il Volo e altri. Stesso discorso per gli artisti stranieri con date nel nostro paese come: Paul Mc Cartney, Guns N’ Roses, Lenny Kravitz. James Blunt, Eric Clapton, Celine Dion, Simple Minds, Cat Stevens e molti altri.

Fermi ovviamente anche i Festival come il Rock in Roma che poche ore fa ha annunciato l’annullamento dell’edizione della prossima estate. Purtroppo non viviamo in tempi che permettono assembramenti di questo genere e, sinceramente, vivere un concerto distanziati e con la paura verso il prossimo è il peggior torto che si possa fare alla musica.

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