Già osservando la copertina ─ illustrazione a cura di Glauco e Riccardo Cartocci ─ “Second Awakening” si ha l’impressione che l’ascolto lascerà la stessa sensazione di un viaggio all’insegna del mistero insieme ai Fragment. Si vede una persona a cavallo, avvolta da un mantello rosso, che incede in un’ambientazione fiabesca dai contorni sfumati con curiose architetture, di gran pregio all’apparenza, che stuzzicano la fantasia.

«Dove starà andando?», vien da chiedersi. Non è una domanda che viene posta perché si vuole assolutamente arrivare a una specifica meta. Forse un desiderio innato e spontaneo di sfamare una vorace curiosità fanciullesca che emerge nota dopo nota. È questa l’anima di “Second Awakening”: un’armonica traversata tra atmosfere di vario genere raccontate tramite una narrazione silenziosa, essendo le tracce per lo più strumentali. A volte le parole possono risultare superflue se ciò che si vuole dire è trasmesso direttamente all’interno. E i Fragment lo sanno fare benissimo.

Inutili descrizioni potrebbero risultare superflue nell’intento di voler mettere nero su bianco ciò che vuol trasmettere “Second Awakening”, ma sarebbe più stupido perdersi in tecnicismi vari riguardanti le singole tracce. Vien da sé che l’egregia esecuzione, pulita e delicata, altro non fa che amplificare la soddisfazione uditiva. Il connubio avviene grazie a belle e pulite sonorità celtiche proposte in “Fragments” e “Gavriniz”, allegre e incalzanti. La bella “The butterfly” rimane sulla stessa linea, ma non prima di aver deliziato con una delicata intro acustica. “Windy mornings” incuriosisce come quando si raggiunge una nuova località, con whistle e fiddle ad accompagnare lo stanco viaggiatore fino a raggiungere una calda taverna, chiudendo le porte alle spalle per rifocillarsi, bere e danzare fino al mattino.

 I Fragment hanno dato l’input alla fantasia, l’immaginazione deve fare il resto sulle note di “Second Awakening”.

Particolare “If we hadn’t any women in the world” che parte con un piano in perfetto stile blues ─ che forse un poco stona con la linea generale dell’album ─ per poi tornare fiera sui suoi passi, come l’aggressiva “Inscription” che infiamma gli animi e regala anche una buona performance al sax. In “As I roved out” e “Gie me a lass wi’a lump o’land” giunge invece una voce maschile. Forse non perfetta e la troppa attenzione usata nella pronuncia fa perdere quel tocco di naturalezza. Eppure il tutto si sposa bene nel contesto. Come se un allegro bardo, testimone degli eventi accaduti, narrasse con ardore i fatti.

Essendo due brani provenienti dalla tradizione irlandese e scozzese, può non essere facile eccellere nell’esecuzione canora. Un’altra voce spunta come ospite in “She won’t call twice”, ed è quella di Serena Lo Curzio. Delicata e soave, in perfetta armonia con le eteree atmosfere proposte dal brano. E poi c’è “Second awakening” che, oltre a prestare il nome all’album, passa dall’elegante tocco di Chiara Marchetti all’arpa a un’ultima, lunga e avvincente ballata, che cala il sipario su di un viaggio che lascia pienamente soddisfatti.

I brani proposti presentano un minutaggio davvero elevato. La traccia più corta supera i 4 minuti, per arrivare anche oltre i 7, ma questo non deve spaventare. I curiosi che vorranno addentrarsi in “Second Awakening” scopriranno che ogni traccia presenta così tante variazioni da tener viva e attenta l’attenzione. Forse per chi non è appassionato del genere potrebbe risultare ostico portare a termine l’ascolto. Ma di certo lì fuori è pieno di buongustai.

L’anima di “Second Awakening” è un’armonica traversata tra varie atmosfere, raccontate tramite una narrazione silenziosa.

Le melodie proposte potrebbero accompagnare una cena tra vecchi amici, che tra un boccale di birra e un bicchiere di vino si raccontano le loro vicissitudini. Forse le peripezie attuali son più vicine alla fila dovuta fare in posta, o al supermercato, più che al terrore provato nel trovarsi al cospetto di un drago, o di una etera presenza su di un lago all’interno di un tetro bosco. L’importante, tuttavia, è condividere, no? La parte unica è che il viaggio è, appunto, personale. Chiunque ascolti “Second Awakening” percorrerà un itinerario differente, per chissà quali luoghi e destinazioni meravigliose. I Fragment hanno dato l’input, la fantasia deve fare il resto.

 

FRAGMENT

SECOND AWAKENING

7 aprile 2018

Autoprodotto

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