Josef Lynn in uno scatto promozionale.
Josef Lynn in uno scatto promozionale.

JOSEF LYNN: “Fare musica vuol dire costruire un ponte di empatia fra le persone”

Ciao Josef Lynn, noi di Music.it, abbiamo una domanda di rito per rompere il ghiaccio. Una formula fissa. Sappiamo come mettere a nostro agio i nostri ospiti. Finito il cerimoniale, vado dritta al punto. C’è qualche episodio imbarazzante che ti è mai capitato durante la tua carriera musicale?

Ce ne sono due sicuramente estremamente divertenti, tutti e due accaduti durante esibizioni in gruppo e nelle prime esperienze live. Nel primo eravamo tutti molto tesi e concentrati, stavamo suonando un pezzo rock e nel bel mezzo della canzone, mentre suonavo e cantavo, la tracolla della mia chitarra ha ceduto e lo strumento è cascato a terra tra le risate del pubblico. Nel secondo, invece, avevamo appena finito di suonare e stavamo smontando la nostra strumentazione mentre partiva il djset a seguire: togliamo la presa sbagliata e sul palco cala buio e silenzio.

Ho letto che ti piace esibirti per strada. Ma insomma com’è la risposta del pubblico? C’è stato mai qualcuno di poco carino nei tuoi confronti? Oppure sei un fortunello e incassi solo episodi positivi?

Ho suonato più volte in strada, in Germania molti anni fa e qui in Italia a Parma e Bologna. La sensazione è magica e la risposta è molto altalenante: tante persone ascoltano e molte altre passano avanti senza considerarti. Questa è la parte più strana della musica di strada, non sei su un palco e quindi non hai “diritto” ad esibirti, ti prendi uno spazio e le persone decidono se fermarsi ad ascoltare o meno, per fortuna, però, nessun episodio particolarmente spiacevole.

Passando alle domande più seriose… I tuoi testi sono principalmente in inglese. I tuoi modelli sono Pink Floyd, Nick Drake, Radiohead e Dylan. C’è, invece, qualcuno nel panorama musicale italiano che consideri una tua fonte di ispirazione?

Ho ascoltato moltissima musica italiana e ci sono autori di testi inarrivabili. Sicuramente sono stato, inconsciamente, ispirato da molti (non posso non citare Fabrizio De André), ma ho deciso di fare musica in inglese perché ho troppa paura di scrivere in italiano.

Hai deciso di far promuovere il tuo ultimo brano “Stay lonely” facendolo cantare ai tuoi amici. Quanto per te la musica è condivisione?

La musica è la costruzione di un ponte di empatia tra le persone, lo noti ad un grande concerto o cantando le canzoni in spiaggia con gli amici: l’aura che si crea non è altro che la condivisione di un pensiero o stato d’animo. Ho scelto di promuovere il brano così, attraverso la condivisione delle note musicali e non la semplice condivisione social del brano.

Lavorando a tempo pieno, nel futuro quanto tempo pensi di riuscire a dedicare alla musica?

Per il momento ho scelto di fare musica ma non di essere un musicista e credo che sia una scelta definitiva, presa forse da sempre. Io voglio fare musica e trasmettere quello che provo, quando lo provo e solo se sincero, non voglio avere vincoli di alcun tipo, quindi suonerò fin quando ne avrò voglia, e cercherò di organizzare il mio tempo al massimo per riuscirci. Il tempo non basta mai, ma in realtà suono tutto il giorno e in ogni momento, perché nella mia testa ci sono sempre note, melodie e parole.

I tuoi due singoli “Talking to the wind” e “Stay lonely” parlano entrambi di solitudine. Quanto il “sentirsi soli”, secondo te, è considerato un taboo nella società del tutti connessi, tutti amici?

Sicuramente la solitudine non fa Likes! C’è troppa finzione sui social, ed è un mondo che non mi piace e in cui faccio fatica ad entrare. La solitudine si percepisce e si fa molta fatica a nasconderla: se ti stai divertendo davvero e sei felice lo tieni per te, altrimenti vuol dire solo che ti stai annoiando e cerchi una via di fuga dalla realtà. Stessa cosa per le app che ritoccano le foto: è solitudine, sensazione di inappropriatezza, esclusione.

Infine, quanto pensi che sia importante la parte estetica nel lavoro di promozione sui social?

Ammetto essere molto importante ma il rischio è quello di attrarre like e pubblico solo per quello che si fa vedere e non per quello che si suona realmente, attraendo un pubblico non interessato realmente alla musica. E’ una cosa in cui devo sicuramente migliorare, comunque.

L’intervista si chiude qui. Hai campo libero per esprimere una tua idea, per rivolgere tu una domanda ai nostri lettori o anche solo per salutare.

Si mi piacerebbe molto poter sapere cosa la gente pensa riguardo la paura. Di cosa si ha paura e se si ha più paura nel ricevere o nel provocare dolore? Ma anche che cosa sono i ricordi e cosa provoca rievocarli? Sarebbe molto bello ricevere delle risposte, quindi se qualcuno vuole può dirmi cosa ne pensa. Così come può suonare o cantare la mia “Stay Lonely”! Grazie infinite!

Exit mobile version