CRANCHI: “Bisogna spegnere il fuoco della povertà invece di cercare un nemico”
Massimiliano Cranchi (in basso al centro) e la sua band in uno scatto di Marilena Pellegatti.
Massimiliano Cranchi (in basso al centro) e la sua band in uno scatto di Marilena Pellegatti.

CRANCHI: “Bisogna spegnere il fuoco della povertà invece di cercare un nemico”

Diamo il benvenuto a Massimiliano Cranchi sulle nostre pagine. Su Music.it iniziamo sempre le nostre interviste lasciando spazio all’artista. Raccontaci qualcosa che non troveremmo nelle biografie ufficiali.

“Il piacere” di Max Ophüls è un capolavoro. L’ho visto tempo fa al Cinema del Carbone di Mantova. Bernardo Bertolucci dice di averlo dovuto vedere in tre volte per la troppa emozione. Se pensate che non c’entri nulla vuol dire che non avete ancora ascoltato “Mantova”. Mantua me genuit, anche se sono nato in provincia di Verona e Ferrara mi ha cresciuto.
Vivo tra queste due città, come il resto della mia band, tra afa e zanzare d’estate e freddo boia e nebbia d’inverno, tramonti imbattibili sul Po, terra grassa e cucina pesantuccia, ma da perderci la testa.

La tua musica, e “L’impresa della Salamandra” ne è ancora una volta la prova, richiama la nostra tradizione. Quali sono i cantautori che ti stanno più a cuore a perché?

Sono molti. Francesco Guccini, Paolo ConteGiorgio Conte, Fabrizio De André, Francesco De Gregori, Lucio Dalla, Claudio Lolli, Rino Gaetano, Franco Battiato, Roberto Vecchioni, Antonello Venditti, Vinicio Capossela, Bugo e molti altri. Tutti hanno un loro stile e riescono a non parlare unicamente della loro vicenda personale, e quando lo fanno riescono a renderla universale. Francesco Guccini riesce a mettere la prosa in canzone, Paolo e Giorgio Conte hanno un’eleganza e un’ironia inimitabili. Fabrizio De André è poesia, Francesco De Gregori sogno. Lucio Dalla e Rino Gaetano hanno voci che fanno esplodere le parole. Claudio Lolli riesce ad unire protesta e dolcezza insieme, Roberto Vecchioni insegna cantando. Antonello Venditti è sentimento. Se non avete mai ascoltato “Maria Maddalena” è ora di farlo. Vinicio Capossela è racconto e Bugo pazzia.

Chi sono invece le tue fonti d’ispirazione della musica internazionale?

Fra tutti Bob Dylan e Leonard Cohen ma anche David Bowie, Elvis Presley, Neil Young, Nick Cave, The Beatles, The Smiths, Dire Straits, Pearl Jam, Black Sabbath, Nirvana, The Rolling Stones, Deftones, Arcade Fire, R.E.M., Sophia, Queens of the Stone AgeVictor Jara, Violeta Parra, Los Jaivas. Li dico un po’ a caso perché sono tantissime le influenze, a volte anche una singola canzone o un disco.

Nei testi dei Cranchi è presente la grande tradizione letteraria. C’è Ulisse in “Caramelli Cinesi” e Virgilio ne “L’Impresa della Salamandra”. Quali sono i grandi autori dietro la scrittura?

Che domanda difficile! Mi piace molto leggere ma non credo di avere dei modelli letterari. Amo i russi come Michail Bulgakov, Fedor Dostoevskij, ma anche gli americani come John Fante, John Steinbeck, Charles Bukowski, Paul Watzlawick. Gli italiani che preferisco sono Emillio Salgari, Leonardo Sciascia e Alessandro Baricco. In realtà ho citato i primi che mi sono venuti in mente. Tra i libri per me indimenticabili, “La tregua”, “La ballata di Johnny Sosa”, “Cecità”, “Il giovane Holden”, “Moby Dick”, “Il Grande Gatsby”, “Siddharta”, “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, “Il nome della rosa”, “Canale Mussolini”. Me ne dimentico senz’altro tantissimi che ho prestato e quindi perduto per sempre. In fondo il mio vero maestro è mio padre.

In che modo?

Lui mi ha insegnato a cogliere la bellezza nell’arte, nella storia e nella letteratura. Innamorato de “I Promessi sposi”, è finalmente riuscito a pubblicare il suo primo romanzo “Al Saplon”. Sono di parte ma ogni volta che leggo il finale mi scende sempre una lacrima.

Quali sono i cantautori o gli artisti in generale che vale la pena seguire oggi in Italia?

Setti e La notte delle streghe, Iosonouncane, Dino Fumaretto, Re Cane e suo marito, Appino e tanti altri!

In una discografia italiana contemporanea che punta alla leggerezza e alla facile intuizione, come si può riportare in vita una scrittura più curata e in linea con la nostra tradizione?

Se lo sapessi lo farei! Scherzo. Personalmente, cerco sempre di mischiare le carte anche all’interno dello stesso disco. Metto canzoni cortissime dai testi semplici accanto a canzoni più impegnative sul solco della tradizione cantautorale. In fondo faccio quello che mi sento. Non credo ci siano formule esatte, l’importante è divertirsi nel farlo.

Dai testi non emerge solo l’amore per la tradizione letteraria, ma anche una particolare attenzione all’impegno civile e politico. È più un amore per la Storia o un atteggiamento militante?

Amore per la Storia e per le storie al cento per cento. Ho una mia idea politica e nelle canzoni non lo nascondo, ma non sono un militante. Sono sempre pieno di dubbi e rimorsi dopo il voto.

Cranchi è un progetto prezioso e raro al giorno d’oggi. Quanto c’è dell’autore Massimiliano e quanto della band?

Grazie. Il progetto parte da mie canzoni che poi Marco Degli Esposti mi aiuta a comporre e ad arrangiare. Alle volte mi regala giri di accordi che mi diverto ad arricchire con parole. In “Non canto per cantare” ci sono due canzoni interamente scritte da lui. “Il Cantico” e “Giulia”. I musicisti della band aggiustano, limano, ispessiscono e arricchiscono.

I temi che vengono trattati, la cura per gli arrangiamenti, non è quella che ci si aspetterebbe dalla generazione contemporanea di trentenni. È il vostro giusto periodo storico?

Siamo tutti figli del nostro tempo. Mi piacciono molto gli anni Sessanta e Settanta, ma con i se e con i ma la storia non si fa. Non mi sento né di rimpiangere né di rivendicare nulla di diverso. Mi diverto, tutto qui. Avanti tutta!
Sugli arrangiamenti invece devo quasi tutto a Marco.

Lasciamo sempre l’ultima domanda dell’intervista in mano agli artisti. Salutaci con tutto quello che vorresti dire in questo momento!

La boje, la boje e de boto la va fora! Ci illudiamo di poter mettere il coperchio alla pentola bollente, ma prima o poi l’acqua esce. Bisogna spegnere il fuoco della povertà invece di cercare un nemico nello straniero. Una volta erano i braccianti, poi i meridionali, adesso i migranti.
E venite a vivere il Po, possibilmente a piedi, in bicicletta o in barca. Buona musica a tutti!