Maria Barucco, in arte Maru.
Maria Barucco, in arte Maru.

MARU: “La musica è cultura e non si può permettere di essere apolitica”

Ciao Maru, eccoti finalmente sulle pagine di Music.it! Iniziamo la nostra chiacchierata con una curiosità su di te. Ti chiedo di confidarci un aneddoto legato alla musica che non hai mai raccontato a nessuno.

Ciao! Te ne potrei raccontare molti, alcuni dei quali realmente imbarazzanti. So bene che sei alla ricerca di quelli (ride). Okay, senti questa. Da piccola mi ero creata una sorta di passerella in camera mia, spegnevo tutte le luci e mettevo nel CantaTu un disco dei The Rasmus, cantando come se fossi su un palco. Non so se ti ricordi il pezzo “In the shadows”. Beh, arrivati a quel pezzo del disco, puntualmente, mia madre mi urlava dalla cucina «Smettila di ululare!». La prossima volta che mi farai questa domanda ti parlerò di un periodo in cui ero in fissa con Le Vibrazioni.

Non vedo l’ora! Maru, al secolo sei Maria Barucco. Come mai hai scelto di adottare un nome d’arte?

In Sicilia le piccole Maria vengono chiamate Maruzzella. Non so esattamente da chi sia partita l’iniziativa di chiamarmi Maru, ma ormai faccio fatica a presentarmi o sentirmi chiamare con il mio nome per intero.

Il 23 Novembre per Bravo Dischi è uscito il tuo album “Zero Glitter”. Cosa contraddistingue questo disco rispetto al tuo precedente lavoro?

Credo che la grossa differenza sia l’identità. Adesso riesco a identificarmi in un genere musicale. È successo soprattutto grazie a Fabio Grande, produttore del mio disco, che con i suoi arrangiamenti ha reso giustizia a questi pezzi. Alcuni dei testi di “Zero Glitter” risalgono a tre o quattro anni fa. Sono felice di averli ritenuti più maturi rispetto al resto e di averli conservati per questo disco.

A quale delle otto tracce di “Zero Glitter” sei più affezionata?

“Ordine”, la quarta traccia, nonché una delle più recenti. Parla della fine di un amore che è stato davvero importante per me, e di un conseguente trasloco. Ancora oggi quando lo suono provo un pizzico di nostalgia.

Il brano di chiusura del disco, “Lunedì è Martina”, affronta il delicato tema della violenza di genere. Pensi che la musica sia un buon canale di denuncia per gli abusi?

Considerato che di recente è stato sollevato un caso di violenza proprio nel mondo della musica, e proprio in questo ambiente così intelligente e di cultura che è quello della musica indie, dico di sì. Indubbiamente. Non mi stancherò mai di dire che la musica è cultura e non si può permettere di essere apolitica.

Nei tuoi testi ti racconti e racconti la tua visione della vita. Quali sono i momenti in cui scrivi le tue canzoni? Hai qualche posto in cui ti rifugi per trarre ispirazione?

Sarò banale, ma niente mi da più ispirazione della mia stanza. Stare lì con le mie cose, il silenzio, poter riflettere sulle parole giuste…
Non so, ho provato a scrivere in tanti posti, ma niente è stato come la mia stanza. C’è da dire che ho cambiato moltissime stanze, specialmente nell’ultimo periodo, però penso e spero che il succo sia lo stesso.

Rispetto ai tuoi esordi nel 2012 come pensi sia maturata Maru da un punto di vista professionale?

Adesso, semplicemente, so cosa sto facendo e ho la giusta guida. I ragazzi di Bravo Dischi mi hanno accolta nella loro famiglia e, anche grazie a loro, so che direzione sta prendendo la mia crescita.

Maru, purtroppo la nostra intervista si conclude qui. Riempi le ultime righe a piacimento. Grazie, ciao!

Volevo dirti che sono nella mia nuova casa a Bologna, e ti rispondo mentre preparo il gateau di patate. Portami bene Music.it. Soprattutto in vista delle date del mio tour. Mi sono già esibita il 5 gennaio al Capanno17 di Prato, ma sarò anche a Bologna, Torino, Padova, Milano e Roma. Tutte le informazioni le trovate sul mio sito ufficiale. Auguro a Music.it e ai suoi lettori buon anno, e montagne di gateau di patate per tutti. Aloha.