Ciao Michele Cortese, è bello poter scambiare due chiacchiere e farti conoscere ancora di più dai lettori di music.it! A noi piace iniziare col sorriso, raccontaci un aneddoto imbarazzante su di te!

Una volta, neopatentato, mia nonna mi chiese di andarle a comprare della verdura. Io presi la macchina dei miei, arrivai davanti al camioncino del fruttivendolo, lasciai l’auto in seconda fila (d’altronde ce n’erano anche altre e io avrei fatto in fretta), scesi di corsa senza chiudere a chiave, acquistai, tornai alla macchina, aprii lo sportello, lanciai la busta con la verdura nel veicolo senza neanche guardare e mi sedetti alla guida, quando, sentendo rumoreggiare al mia fianco destro, mi voltai e sul sedile del passeggero era seduta una signora, sconcertata, incazzata o forse terrorizzata, con la busta della verdura rovesciata addosso. Avevo sbagliato macchina.

Salentino di nascita, hai iniziato ad avvicinarti al mondo musicale sin da giovanissimo esibendoti a Gallipoli in modo amatoriale. Hai sempre saputo che questa sarebbe stata la tua strada?

Sì. Sin dalle prime esperienze amatoriali da piccolo ho deciso che questa sarebbe stata la mia strada ed ho fatto sempre e solo musica perché effettivamente lo diventasse.

Michele Cortese, quello della musica è un contesto difficile e pieno di ostacoli. C’è mai stato un momento in cui hai pensato di dedicarti ad altro? In cui ti sei detto, “basta ora lascio tutto!”

Mai. Ci sono stati tanti momenti di sconforto ma anche tanti di gioia immensa! Ho sempre vissuto la musica in maniera totalizzante, come la mia più grande passione, come un mestiere, come una malattia, come terapia, come un vizio.

Il 30 Ottobre è uscito “Street Food”, singolo estratto dal tuo nuovo progetto. In questo brano parli delle tue passioni, di ciò che ami fare. È una traccia che anticipa il tuo prossimo lavoro, spoilerandone un po’ lo stile? In che modo?

Sì, anticipa un nuovo lavoro. Nuove canzoni pensate e scritte in un linguaggio diverso rispetto ai miei trascorsi, più confidenziale e asciutto, un lavoro che racconta una nuova versione di me e da inizio quindi ad una nuova vita artistica.

Michele Cortese, puoi vantare molti palcoscenici oltre oceano, specialmente in America Latina. Com’è lavorare lì? Noti delle differenze rispetto all’Italia?

I sudamericani sono latini come noi per cui il pubblico è esigente, caloroso, accogliente come quello italiano. Forse nell’industria musicale lì c’è una prevalenza inferiore di mode imposte e non proposte al pubblico rispetto a ciò che accade in Italia. Emergono più facilmente artisti che non suonano in radio né spopolano sul web ma si guadagnano una grande credibilità live anche perché l’America tutta è piena di live clubs che lo consentono.

Ovviamente la domanda sorge spontanea: hai intenzione di ritornare all’estero? O ti immagini sempre qui in un futuro?

Questo mio nuovo progetto parla soprattutto italiano ma certamente ho intenzione di ritornare, quando sarà il momento, anche in Paesi d’America Latina che mi hanno regalato tanti riscontri e soddisfazioni.

Se Michele Cortese potesse esprimere un desiderio, con quale artista vorrebbe collaborare? 

Sono tanti. Niccolò Fabi uno su tutti.

Michele la nostra intervista termina qui.. ma le ultime righe sono per te! Quindi… sbizzarrisciti! Ciao!

Grazie per lo spazio, è tutto ossigeno puro per la musica emergente! Vi invito a seguire questa mia avventura “Cortese” perché racconta tanta vita vera, quella che si vive intensamente e non passa e basta. A risentirci presto e speriamo anche a rivederci in giro per palchi.

Cortese – Street food

© & ℗ Cortese / Artist First 2020Press and communication: Giulia PernaIl video è stato realizzato rispettando tutte le misure di sicurezza a tutela del conte…

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