Protto è un cantautore come non se ne sentivano da tempo. “Di cattivo busto” è un EP che, per struttura metrica, risponde perfettamente ai canoni della canzone d’autore classica, quella degli anni ’60 e ’70. Maschera la sua nostalgia con sonorità apprezzabili anche da chi quel tipo di cantautorato non l’ha mai conosciuto. La formula di “Di cattivo busto” ─ accuratamente studiata da Protto e Giuvazza ─ potrebbe essere la cura giusta al proliferare di autori indie-pop che troppo spesso nascondono un’insufficienza tecnica e contenutistica dietro ad uno stucchevole futurismo linguistico e a un impianto sovrabbondante di sonorità elettroniche.

Chiedersi se ci sia autenticità dietro al finalmente comprensibile contenuto delle liriche dell’autore torinese è la domanda sbagliata. Benché la sua biografia parli chiaro, e sia stata l’esperienza a dare una sostanza ai suoi testi, dal punto di vista del fruitore ciò che conta è che funzioni. Come per Fabrizio De André e Francesco Guccini, non è la voce il suo punto di forza. Il disincanto e il cinismo che struttura le liriche non sono un dono che l’autore fa all’ascoltatore. È piuttosto merce che viene venduta insieme all’ironia e al sarcasmo con cui le parole accuratamente scelte si fanno gioco.

“Un colpo di pistola” ha l’incipit della colonna sonora. Protto già vede il terrore negli occhi di chi ascolta. Esplode l’accompagnamento giocoso al pianoforte, dando fiduciosamente la mano ad una narrazione la cui tristezza non traspare minimamente dalle sonorità: è il gioco dell’ironia sferzante, basata sulla contraddizione. Il ritmo ossessivo e ripetitivo fa il paio alla routine della vita impiegatizia, oggetto di analisi e critica del cantautore. Persino il lieto finale decantato delle fiabe è osservato con orrore. La soluzione è nascosta anche nella fitta trama dei suoni. Se affinate l’orecchio riuscite ad ascoltarla.

“Di cattivo busto” di Protto è un EP che, per struttura metrica, risponde perfettamente ai canoni della canzone d’autore classica.

“DCD+” ripropone i toni giocosi del brano d’apertura e cerca di suggerire attraverso effetti sonori l’argomento della lirica. Le rime si rincorrono come nelle filastrocche per bambini, ma il mondo che viene dipinto con le tinte surreali di Franco Battiato è quello dei grandi. In “Dove ti porta”, il pianoforte emerge con arpeggi che creano dissonanze e contrappunti di tempo con l’ingombrante struttura ritmica, che permette all’autore di infiltrare venature di rap all’interno del brano. La chitarra fa interessanti giri in perfetto stile blues, con distorsioni che rimandano ad un genere altro.

“Correre” è un allegro motivetto fischiettabile, che molto si presterebbe al jogging estivo, con tutte le variazioni ritmiche date dal caldo asfissiante dell’estate. Il problema è che l’ascoltatore rischierebbe di inciampare per la sorpresa ad ogni stoccata sarcastica che assesta l’infaticabile Protto. Il felice incontro di un riff di basso assai consistente e tutto un apparato di effetti alla sezione melodica ne fanno un gioiellino da ascoltare e scandagliare in ogni parte.

“L’indolente” è una ballata indie dalle sfumature psichedeliche, in cui l’unica forma armonica è data dalla voce di Protto. L’emergere in primo piano graduale delle percussioni sottolineano l’urgenza e la solennità del messaggio dell’autore. “Di cattivo busto” è un EP in grado di rinfrescare con le sue sferzate di sarcasmo le torride giornate estive. Quando è finito ne chiedi dell’altro. Quindi, per favore, caro Nicolò Protto, non tradire di nuovo i tasti bianchi e neri per la tastiera di un banale PC.

 

PROTTO

DI CATTIVO BUSTO

17 maggio 2018

Cardio Productions

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