Il sonno degli In Autumn è durato cinque anni. Era il 2013 quando usciva âRebornâ. Ed era autunno quando âGreyergâ, il loro secondo lavoro autoprodotto, ha visto la luce, fioca e gelida come quella che emana la loro musica. Erano giĂ musicalmente maturi all’incisione del primo disco, ma le contingenze che hanno fatto incrociare il nucleo storico degli In Autumn con Edoardo Desana Ioverno hanno fatto la loro fortuna. Non che gli altri elementi della band siano meno validi. Tutt’altro. Ă l’incontro contrastante tra il timbro caldo del vocalist e le linee melodiche piuttosto fredde delle chitarre ad aver creato una nuova alchimia. Mentre le sei corde di Cristian Barocco e Paolo Marasca duettano, emerge come da contrappunto il basso di Diego Polato che dĂ corpo alla martellante cassa di Marco Liotto.
Al di lĂ della malinconia degli spleen, non c’è intenzione repressiva nell’impianto melodico degli In Autumn.
Le venature che delineano il metal degli In Autumn creano un ambiente sonoro spazioso. Ascoltare âGreyergâ è come tenere il naso all’insĂš e non avere la vista non coperta da una spessa coltre di rami di abeti, bensĂŹ libera per la desolazione di nude latifoglie. Al di lĂ della malinconia degli spleen, infatti, non c’è intenzione repressiva nell’impianto melodico degli In Autumn. I riff sulle sei corde di âWhite Handâ rimettono le orecchie in pace con il mondo. Le sfumature esoteriche del synth di âGeminiâ dĂ una spinta quasi trascendente all’ascolto. Le distorsioni e i groove alla batteria di âMy Dayâ restituiscono materia al corpo divino. Nel gothic doom degli In Autumn c’è insita una celebrazione dell’umano che gli dĂ sfumature epiche.
Nel gothic doom degli In Autumn c’è insita una celebrazione dell’umano che gli dĂ sfumature epiche.
La struttura delle tracce è desunta dal prog metal degli Opeth. Sicuramente colorano quell’impianto con le tinte fosche dei Paradise Lost e dei Katatonia. Ma gli In Autumn non sono nĂŠ l’uno nĂŠ l’altro, nĂŠ nessun altro. L’essenza della loro identitĂ sta nell’equilibrio tra gli armonici, distorsioni e soprattutto, nelle illusioni ritmiche. Il tempo della melodia sembra rallentare la corsa di basso e batteria per permettere all’ascoltatore di assaporare anche questi ultimi fino all’ultimo tocco. Non è mancanza di coraggio quella che li porta a smussare gli angoli spigolosi del doom con il gothic. E lo dimostra il trasformismo vocale di Edoardo Desana Ioverno, che sporca il suo timbro caldo e pulito fino al growl piĂš spietato. Un’ora in loro compagnia è davvero poco. Alla fine di âGreyergâ ne vuoi un altro. Con l’augurio di non dover aspettare altri cinque anni.
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IN AUTUMN
GREYERG
12 novembre 2018
Autoprodotto
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