Benvenuti Castaways Roaming su Music.it. Iniziamo questa chiacchierata con una storia della vostra carriera che vi è particolarmente cara.

Ciao lettori di Music.it! Sicuramente i momenti più intensi sono stati quelli in studio mentre registravamo i nostri due dischi. Era come se il nostro micromondo si fosse trasferito all’interno di quattro mura e ci fosse esploso in faccia di colpo, fragoroso, deflagrante. Di quei giorni – e quelle notti – ricordiamo le risate, la complicità, la concentrazione, l’isolamento e l’introspezione, i momenti passati al banco per sezionare mezzo secondo di traccia, il limbo silenzioso prima che il metronomo scandisca il tempo e tu che devi partire a registrare, i momenti morti in cui bevevi una birra e ti raccontavi la vita, l’essere in simbiosi, tu e i tuoi produttori (Andrea Maglia e Meme, parte integrante del gruppo). Quei momenti rimangono lì, come piccole perle incastonate, come attimi in cui comunicando qualcosa attraverso la musica eri sicuro di poter cambiare qualcosa, almeno dentro di te.

Parlateci del vostro nome, Castaways Roaming. Da dove viene e perché lo avete scelto?

Questa è una domanda che ci è stata posta un sacco di volte, ma ci fa sempre molto piacere, perché crediamo che nel nostro nome ci sia un po’ l’essenza del gruppo. Quando ci siamo incontrati per provare la prima volta venivamo tutti e tre da esperienze musicali diverse: chi emo o acustico, chi punk rock e metal, chi alternative o jazz. Le prime canzoni in sala ci apparivano un mix irrazionale di tutto ciò che avevamo sperimentato singolarmente sino ad allora. Per questo ci siamo definiti un po’ come dei “naufraghi” della musica, cercando di esprimere quello che realmente siamo, liberi di “vagare” in territori sconosciuti e inesplorati. Questo nome ci sembrava il più azzeccato, ci dava l’idea di non apparire imbrigliati dentro logiche o categorizzazioni che non ci appartengono. Ci dava l’idea di poter dire quello che volevamo e come volevamo, scegliere liberamente il linguaggio musicale e verbale.

Il vostro è un genere che nasce dall’incontro di diverse influenze: alternative rock, grunge, nu-metal, space rock. Quali sono gli artisti che più hanno contribuito a formare la vostra identità?

Ci piace pensare che il nostro genere non sia riducibile a un’unica etichetta, ma sia un punto d’incontro di quello che la nostra percezione e sensibilità musicale, pregressa e attuale, è, secondo noi. Molti artisti che fanno parte dei nostri ascolti hanno influenzato in qualche modo quello che abbiamo espresso nei nostri dischi. Vorremmo che le nostre canzoni contenessero la rabbia e la voglia di sovvertire del grunge; la malinconia e la disperazione dei Radiohead e dei primi Muse; la vena dolceamara dell’emo anni ’90 alla The Get Up Kids; gli echi riverberati degli Angels & Airwaves e la speranza condita d’ingenuità del punk rock dei primi 2000. Con le dovute proporzioni, ci sentiamo questi ora, e questo il linguaggio con cui esprimiamo quello che proviamo dentro, ma non ci poniamo paletti ed ogni nuovo ascolto, film, viaggio, tutto può diventare ispirazione per scrivere nuove pagine del nostro racconto.

“Løne Star” è il vostro nuovo album. Un modo per dire: «Alzati e fai qualcosa, o questa vita finirà prima che tu te ne renda conto!». Avete passato anche voi questa fase?

Chiunque ha passato, almeno una volta, momenti nel genere. Non importa se piccoli o grandi in termini di intensità e fatti accaduti. I nostri due dischi parlano proprio di questi temi: il primo, “The Middle End”, era una pausa nel mezzo, una sosta per riflettere; “Løne Star” è la ricarica, l’isolarsi per essere pronti a reagire al meglio, con rabbia e volontà. Pensiamo che fermarsi ogni tanto sia necessario, vitale, soprattutto in una società iper competitiva come la nostra. Serve a comprendere realmente chi siamo e cosa vogliamo, e ripartire con qualcosa di più vero e voluto. Consapevoli del fatto che bisogna partire da se stessi per muovere realmente un cambiamento che sia credibile e costante nel tempo, in tutti gli ambiti che si vuole andare a toccare.

Da dove sono nati tutti i personaggi che fanno parte dell’album e prendono vita in ogni singola traccia?

Sono nati dalla riflessione, da uno sguardo sul mondo e su ciò che ci sta attorno, dall’ascolto delle parti più nascoste di noi. Sono personaggi che si guardano in faccia, che vogliono emozionarsi, avere paura, provare gioia e dolore, sperimentare, vivere. Le tracce del disco rappresentano nove piccole solitudini, stelle solitarie che, a loro modo, reagiscono a ciò che la vita mette davanti: chi con rabbia, chi con fragilità, chi sognando, chi dissociandosi per poi ritornare. Crediamo che tutte le sensazioni e gli stati d’animo provati siano ricchezza e che niente vada nascosto. È un punto di vista un po’inflazionato, in una realtà veloce e dinamica che predilige l’apparenza alla sostanza, l’immagine all’interiorità (e diciamoci la verità, anche la musica è specchio di tale situazione, con tanti prodotti poco sinceri). Noi volevamo, nel nostro piccolo, essere portatori di un altro pensiero.

Nella traccia che chiude “Løne Star”, “At Water Level”, il protagonista sta percorrendo la strada dei tulipani in Olanda. Perché proprio questo luogo?

“At Water Level” è una traccia molto significativa per noi, come se fosse la summa dei brani e dei personaggi precedenti, per questo l’abbiamo inserita come traccia conclusiva del disco. Il protagonista, percorrendo quella strada, riflette e si chiede dopo tutte le esperienze passate, chi è e cosa vuole veramente, lasciandosi una speranza di cambiamento. E’quello che abbiamo provato noi su quella stessa strada, da Haarlem a Leida, in Olanda, in un viaggio fatto anni fa, ognuno con i propri affetti; tornando e confrontandoci, ci siamo raccontati le stesse sensazioni provate. Abbiamo capito che, in momenti diversi, quello era diventato un nostro luogo, un luogo dell’anima. Ci siamo molto legati, e abbiamo cercato di trasmettere quegli stati d’animo all’interno della canzone che chiude il nostro percorso musicale attuale. E’ anche un modo per riportarci “al livello dell’acqua” (come è l’Olanda, appunto) e riaffiorare con rinnovate idee e nuove storie.

Cosa vi aspetta dopo “Løne Star”? Un tour?

Sicuramente. La dimensione live è fondamentale per noi, la consideriamo il vero luogo dove le canzoni e il loro messaggio prendono realmente vita, si liberano e possono diventare di tutti, non semplicemente nostre. E’ la forma d’espressione che più si avvicina a noi: la carica che dà un concerto è impagabile, la vicinanza con chi sceglie di venirti a sentire (non importa se tanti o pochi), quello che vuoi trasmettere. Per questo facciamo musica, per l’intima comunicazione e l’energia che si crea in un contatto.

Castaways Roaming è arrivato il momento di salutarci. È stato un piacere conoscervi. Vi lasciamo quest’ultimo spazio da riempire con quello che volete. A presto!

Se vi va, cercate la nostra musica, la trovate ovunque. Leggete i testi, e se li sentite vicini a voi, fateli vostri. Può desiderare altro chi prova a fare arte? Music.it, piacere nostro! A presto!

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