DEAN HEATH: "Non ci sono barriere tra noi" • Intervista su MUSIC.IT
Il cantante Dean Heath.
Il cantante Dean Heath.

DEAN HEATH: “Non ci sono barriere tra noi”

Diamo il benvenuto a Dean Heath su Music.it! E tu, Dean, dallo ai lettori presentandoti in maniera unica. Raccontaci qualcosa di particolare accaduto durante la tua avventura musicale.

Are you ready?! O meglio, ciao a tutti i lettori di Music.it e un grazie alla redazione per questa occasione. Sono partito come di solito inizio i miei live, chiedendo al pubblico se è pronto a salire sulle montagne russe. Ecco, quella è la sensazione che io provo in prima persona pensando alla mia avventura in questo mondo: un sali e scendi con forti sbandamenti e giri della morte, sperando sempre che i binari reggano. Di tappe particolari in questo percorso ne ho affrontate parecchie, ma solo tre meritano una menzione particolare.

Vai con la prima allora!

Nella prima parte dell’estate 2011, dopo l’ennesima fallimentare cover band fatta di “vorrei ma non posso” e valutazioni sul mio futuro, sono stato rapito da un documentario sulla vita del famoso attore Heath Ledger, deceduto poco dopo l’uscita del film “Batman – Il cavaliere oscuro”. La passione che lui metteva in tutto quello che faceva come gli scacchi, sport in generale e traguardi personali, è stato per me fonte di ispirazione a non mollare contro le avversità e di credere appieno in me stesso e nelle mie idee. Da quel giorno ho cambiato nome, in suo ricordo.

Via con la seconda allora.

La seconda tappa è stato l’incontro con Cristian Codenotti, mio attuale e fin dagli inizi bassista, ma sopratutto caro amico e braccio destro. Dopo l’uscita del mio primo album, Hypocrisy, mi sono messo alla ricerca di nuovi strumentisti per iniziare una nuova tournée di live. Il primo a rispondere a questa chiamata è stato Cristian, e da quel giorno mi affianca nelle decisioni e nei momenti difficili e immancabilmente quando c’è bisogno di scolarsi qualche birra in compagnia.

Manca l’ultima!

La terza tappa, forse la più decisiva per la continuazione del mio percorso, è avvenuta nell’estate 2014. Dopo l’uscita dei due chitarristi e del batterista alla vigilia di un live, la storia della mia vita stava per ripetersi. “Ma questa volta non sarà così!”, mi sono detto. In poche settimane vengono arruolati Andrea Romanini alla chitarra e Alessandro Gelmetti alla batteria, senza saperlo da quel momento la mia evoluzione ha fatto un salto avanti notevole. La serata è andata alla grande nonostante le poche prove, e il feeling tra tutti noi era unico. Siamo diventati una squadra che rema e suda unita sotto un’unica bandiera.

Parlando del genere nu metal che suoni voglio metterti in difficoltà con un gioco: sei costretto a elogiare un album di un artista/band, ma allo stesso tempo distruggerne uno dello stesso/a o di qualcun altro. Chi metti sul piedistallo?

Devo ammettere che come gioco è molto crudele. Diciamo che alcuni album e artisti hanno toccato dentro di me certe corde, altri no. Quindi più che permettermi di premiare uno e dichiarare fallito qualcun altro, mi permetto solo di esprimere chi ha toccato queste corde e chi invece no. Il nu metal ha visto susseguirsi grandi artisti che durano nel tempo, ad altri durati il tempo di un album se non di un solo singolo; sicuramente una band che è sempre riuscita a farmi sudare, urlare, commuovere ed emozionare c’è, e si tratta dei KoRn, in particolare nel album “Take a look in the mirror”, ma in generale in tutta la loro carriera.

Chi pensi, invece, abbia fallito in quella prova?

Gli Alien Ant Farm invece non hanno mosso in me nulla di particolare. Non ho nulla contro di loro e non li giudico assolutamente come artisti o tecnicamente, ma non sono riusciti a muovere nulla del mio interesse. Reputo comunque difficile riuscire a colpire più persone, parlando di qualsiasi genere, ed è un onore per qualsiasi artista riuscire nell’intento di far apprezzare la propria musica e la propria arte.

Dagli esordi hai avuto molte difficoltà nel trovare musicisti ai quali appoggiarti. Come mai un passato così travagliato? Cosa ritieni sia fondamentale nella collaborazione musicale?

Sì, la ricerca di una linea-up definita e collaudata è stata una vera e propria impresa, ma non mi pento di nessuna scelta, neanche della più sbagliata, perché mi ha portato a ciò che sono e conoscere persone fantastiche. Penso che il problema principale fosse far capire ai vari musicisti che il loro parere per me era importante, ma che la band non sarebbe mai stata democratica, bensì sempre e comunque sotto il mio comando e che quindi le decisioni finali erano sempre mie. Questo non vuol dire fare il signor Sotuttoio, anzi, ancora adesso con ogni strumentista mi confronto e trovo la soluzione migliore per far risaltare al massimo le loro doti, il tutto però finalizzato ad un risultato comune che è il brano finito.

Ciò che vuole ogni artista.

Non sono un chitarrista o un bassista, né tanto meno un batterista quindi non posso permettermi di insegnare niente a nessuno, ma so quello che voglio e il mio lavoro è far sì che loro comprendano e realizzino ciò che io ho in testa. Nel mondo chiunque ha un ruolo e nessuno è più importante di un altro, basta apprezzare il proprio, dare il meglio di sé sempre. Citando il mio grande idolo Marilyn Manson: “l’importante non è usare o essere usati, bisogna essere fieri di quello che si è”.

Sei solito utilizzare sia la lingua italiana che quella inglese. In quale ti trovi più a tuo agio? Come mai questa scelta stilistica?

Sicuramente l’italiano, essendo la mia lingua madre e anche perché reputo il mio inglese molto grezzo e molto american style, viste le mie frequenti visite negli States. Più che una scelta stilistica è stata la dura realtà dei fatti. L’italiano è una lingua gentile, dolce e molto articolata e in  alcune sonorità molto pesanti non era credibile, sembrava che il testo e le linee vocali cozzassero con tutto il resto. Da qui la scelta di valutare di volta in volta, nei brani, la possibilità di usare una delle due lingue. L’inglese, per il suo slang e la sua durezza. permette di appesantire la voce rendendola comunque sempre credibile e armonizzata con la base.

Grazie alla solida line up attuale è nato l’album “TerraAllAterrA”. Da cosa nasce questo progetto? Cosa ti ha portato a scegliere “Look Me” come singolo da estrarre per un videoclip?

“TerraAllAterrA” nasce dalla mia idea di chiudere il cerchio, dare una conclusione a varie idee create negli anni e a testi finalmente maturi, da qui il titolo. Molte delle canzoni di questo album sono state partorite 5/6 anni fa, ma mai realizzate a causa dell’immaturità mia nell’affrontare certi argomenti e dei vari musicisti a cui non riuscii a trasmettere i miei sentimenti. Ho dovuto lavorare molto su me stesso per la riuscita dell’album e scovare sempre più nel profondo sentimenti primitivi e primordiali.

Parliamo di sentimenti non facili da descrivere.

Alcuni dei brani sono dedicati a persone a me vicine che come me hanno passato momenti strani e difficili. Ho fatto un lavoro molto delicato nell’intervistare queste persone per farle aprire con me e confrontarci su come ognuno di noi ha affrontato le proprie sfide. La scelta del primo singolo, “Look me”, rappresenta quello che fin dal inizio era il mio messaggio: guarda cosa posso essere per te, non ti aspettare nulla, guarda e capisci tu cosa vuoi da me. È un messaggio chiaro. Chiedo di guardare al di là dello specchio, non ci sono barriere tra noi.

Un album è sempre un grande traguardo per un artista, specialmente se apprezzato. Hai già iniziato a lavorare a qualcosa di nuovo?

Credo che ogni artista reputi, non solo ogni album, ma ogni brano, un po’ come un figlio. Lo si vede crescere e maturare nel tempo, partendo da una piccolissima idea fino al momento del mastering finale. Riuscire nel intento di portare a termine questo progetto è una grande soddisfazione e farlo apprezzare ai fans lo è ancor di più; spero di continuare su questa strada. Continuo sempre il mio lavoro di scrittura e composizione, in realtà non stacco mai, posso fare dei brevi periodi senza scrivere nulla, ma poi basta un attimo, un film, una parola detta al momento giusto e senza che possa rendermene conto sto scrivendo o pensando a qualcosa.

Non ti stai un attimo fermo!

Non è un voler strafare o forzare le cose, io ho solo bisogno di far uscire quello che ho dentro, perché mi logora, mi mangia, si nutre di me. Facendolo uscire invece, gli tolgo potere e lo uso a scopo terapeutico. Tenersi dentro le emozioni non fa mai bene. Nel breve periodo sto lavorando ad un EP di 4 tracce, questa volta non sarà un concept ma comunque ogni brano sarà legato da un modo nuovo nella composizione; non c’è ancora una data di uscita, ma spero di finirlo entro quest’anno e fare il release ad inizio 2018.

Molto spesso dall’underground si è costretti a chinare il capo e assecondare le correnti o il volere di altri per emergere. Scenderesti mai a compromessi? Cosa ti aspetti dal futuro di questa generazione musicale?

Più che chiamarli compromessi li chiamerei prese di posizione. Mi spiego: per me ogni artista ha due strade: la prima consiste nel chiudere gli occhi, tapparsi le orecchie, essere convinti delle proprie idee e farsi una ragione che non tutti potranno capirti, perché se parlate due lingue diverse sarà difficile. La seconda invece sta nel cercare un linguaggio in cui un maggior numero di persone possa capirti. L’importante in questo caso è far recepire il messaggio e non il percorso. Nessuna delle due strade per me è sbagliata e ognuna ha pregi e difetti, basta solo scegliere e esserne convinti. Quello che invece spesso vedo in giro, nella strada, è un continuo criticare gli altri, se qualcuno è meglio di me, è perché si è venduto o balle simili, NO!!! Oppure il non aiuto tra band: è una guerra dei poveri, non è così che si emerge.

Bisogna aiutarti l’un l’altro.

Nel mio piccolo cerco sempre di aiutare più band e artisti possibili , invitandoli a duettare nelle mie serate o in aperture, per potersi esibire di fronte a nuovi locali, collaborando con brani inediti o video oppure aiutandoli nel costruire la loro realtà di band, e tutto questo a prescindere dal genere e dallo status. Cerco gente che abbia voglia di mettersi in gioco, provare, sperimentare, crescere sia culturalmente che tecnicamente.

Hai mai trovato persone valide?

Ho provato sulla mia pelle queste cose, duettando e registrando con rapper di old e new school, vedi il brano “Animal-Animal” feat. Claude Rivers, con cantanti pop, fatto aprire alcuni miei live a band tributo agli inizi, andando in sala prove con ragazzi più giovani che avevano e che hanno bisogno di una guida esterna. Se tutti seguissero questo buon senso questa generazione avrebbe qualcosa di interessante da raccontarci perché la tecnica di base è cresciuta notevolmente e la cultura è molto più aperta.

Con l’attuale line up è stato creato un EP intitolato “WonderMyLand” che racconta alcune delle favole classiche in chiave horror. Volevi rovinare il sonno a molti bambini vero?

In realtà i brani del EP erano già in fase di scrittura durante il cambio della line-up e anche qualcuno dei ex membri ha collaborato a qualcosa. Più che rovinare il sonno ai bambini volevo far aprire gli occhi ai grandi. Molto di quello che ho scritto nei testi è preso dalle vere storie dei fratelli Grimm ambientate nell’800, create per ammonire i bambini dai rischi che si correvano a non ubbidire. Il problema che il tutto riportato ai nostri giorni è una cosa veramente da film horror, e mi ha subito colpito come, con il passare degli anni, un’azione passi da normale a intollerabile in base al nostro modo di vedere le cose.

Qual è il punto di forza della tua creatività?

Penso che il motore della mia creatività sia la curiosità nel cercare di capire sempre di più le emozioni nel loro profondo, come gli altri vivono certe situazioni, o semplicemente riportare una mia forte emozione dovuta a una canzone o ad un film. Poi sicuramente non può mancare la passione di mia moglie per i film: molto spesso guarda un film e appena finito corre da me dicendomi “Amore devi vederlo, so che questo ti manderà fuori di testa!”, e cosi spesso è.

Dean Heath, dobbiamo lasciarci. Music.it ringrazia! Così come hai iniziato, finisci in modo che i lettori abbiano un chiaro ricordo di te. Vai!

Un grazie a voi e complimenti per il vostro sito. Un saluto a tutti i lettori! Ricordo che la musica non è un insieme di parole e note, ma una magia che non finirà mai. La musica è vita! Io voglio vivere una vita piena di musica, bella e brutta, dolce e pesante, che mi faccia piangere e che mi faccia ridere, fate musica e ascoltate musica.