Iniziare ad ascoltare “Synchronicity Embraced” significa entrare in una sorta di varco temporale e uscirne carichi di dopamina. L’ultimo lavoro degli Ataraxia è “Un viaggio alchemico nella frequenza 432 Hz – 8 Hz – 1Hz”, come recita il sottotitolo. Sono frequenze consigliatissime per un viaggio all’insegna di una meditazione che conduce alla distensione, equilibrio tra corpo e mente. È il loro nome a indirizzarci verso concetti che legano la filosofia orientale a quella occidentale. Niente più dell’atarassia epicurea è parente ideale del Nirvana.

Il percorso di “Synchronicity Embraced” inizia dalla ricerca del senso e della direzione interpretativa da intraprendere per immergerci in una spiritualità tutta individuale. Iniziamo dai classici che ci sono vicini. “Oenoe”, prima traccia, è il nome di una ninfa. La filologia non ha saputo stabilire il grado di parentela con Pan, ma c’è una relazione con la divinità delle foreste. Stupiscono con tappeto di percussioni sovrastato da una struttura melodica di synth unita a una vocalizzazione limpida e suggestiva. Con questo incipit, gli Ataraxia si svelano intimamente ambient folk.

Con “Sykia” il viaggio prosegue in una cittadina indefinita della Grecia. Il folk viene abbondantemente nutrito con le gioie della psichedelia. Allora la vista si fa più chiara. La suggestione che gli Ataraxia ha tinte fredde. Sta all’ascoltatore decidere se il gelo della propria anima si rispecchia con il paesaggio underground di una metropoli oppure con una landa desertica. Con “Ieros” e “Prayer of the Archangel” si liberano vapori di sacralità. La dissonanza tra arpeggio angelico e sillabazione demoniaca dà toni epici alla ballata.

 Influenze elettro-pop, gothic-metal, pagan-folk e psichedelia elettronica vengono riforgiate sapientemente in “Synchronicity Embraced”.

Dopo i latinismi di “Chiron Quartz”, con “La vista del bardo” si esce definitivamente da un orizzonte esistenziale e metropolitano. I limiti spazio-temporali si allargano oltremodo, e la narrazione conduce in un luogo in cui la storia e la memoria sono solo un ricordo. A questo punto “Synchronicity Embraced” è il nome della traccia che chiude l’album. È interessante come per quest’ultimo brano gli Ataraxia dosino folk e wave. Peccato per l’eccesso di violini sullo sfondo. Un tocco di miele totalmente inaspettato, ma tutto sommato perdonabile.

“Synchronicity Embraced” è un album che sa di colonna sonora. Anche il loro primo album era piuttosto maturo per identità e stile. Influenze elettro-pop, gothic-metal, pagan-folk e psichedelia elettronica vengono riforgiate sapientemente in “Synchronicity Embraced”. Gli 8 brani in cui è condensato il nuovo lavoro uscito a ottobre per Sleazy Rider Records, compongono un rosario colorato di 8 grani.

È una metafora che si sposa bene con la sacralità, questione affrontata nell’album dalla band fiorentina. Ogni singola traccia ha una sua identità che si sviluppa in un minutaggio decisamente sostanzioso. Inoltre, sono tutte legate da un unico filo rosso, come foto di una storia appese ad un filo. Una storia che gli Ataraxia ci raccontano tramite le sfumature e le atmosfere che creano nota su nota.

 

ATARAXIA

SYNCHRONICITY EMBRACED

10 ottobre 2018

Casaedirtrice

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