Che l’umanità fosse profeta di Dio lo aveva detto un grande saggio. La sagoma del sacro che si intravede a partire da essa è sicuramente confusa, una Babele di colori, suoni, odori e – infine, ma non per irrilevanza – idee. È questo brulicare sinestetico che si organizza e si struttura in “Babilonia”, ultimo lavoro di Cieli Neri Sopra Torino. Sono otto i quartieri della città progettata dalla band di Aqui Terme. Otto tracce per un album da assaporare con sollievo e amarezza fino all’ultima nota, all’ultima sillaba. Perché le liriche dei Cieli Neri Sopra Torino sanno impegnare e coinvolgere senza aver bisogno di essere pretenziose. La parafrasi affiora senza fatica dal canto graffiato, sentimentale e passionale di Mauro Caviglia.

Se Francesco Guccini decidesse di dare forma musicale ai drammi della post-modernità, probabilmente la sua narrazione del contemporaneo non suonerebbe in modo dissimile da quella dei Cieli Neri Sopra Torino. La critica musicale già ha avuto modo di premiare la loro sensibilità, a quasi dieci anni dalla fondazione. Amore, disagio sociale e politica sono stretti in un connubio inestricabile. Le onde sonore delle otto tracce di “Babilonia” si diffondono come fossero sublimazione delle pulsioni del corpo umano. Nell’eterna comunicazione tra interno ed esterno, il corpo si fa ponte di relazione tra dimensioni che sono due per l’uomo e che sono integrate in un’unica natura, un’unica società.

Le onde sonore delle otto tracce di “Babilonia” dei Cieli Neri Sopra Torino si diffondono come fossero sublimazione delle pulsioni del corpo umano

Le parole dei Cieli Neri Sopra Torino sono simboli atomizzati, di cui è impossibile scindere ciò che è individualmente esistenziale da ciò che è comunitario. È nella dimensione collettiva che trovano ragione d’essere le biografie dei singoli attori, ed è con la dimensione collettiva che il mondo interiore è trasformato in una tessitura musicale che si spiega come un arazzo. Con un alt-rock che non si nega al folk, la “Babilonia” della band aquitana è gremita di animali, ruscelli e alberi, ma anche di palazzi, gusci vuoti – che un tempo erano persone – e centri commerciali desertificati. Ne la title-track “Cieli Neri sopra Torino”, la band sintetizza la dimensione domestica con quella pubblica, sottolineando come la resilienza sia il nuovo coraggio e ogni forma di degrado biografico non va confusa con l’anticonformismo.

In “Apocalisse” sono solidificati, in una melodia che aggredisce orecchie e coscienze, i virus che dalle metropoli serpeggiano attraverso le campagne per raggiungere cittadine a dimensione umana. Così un folk tipicamente italiano, innervato da una vena sia autorale che corale, incontra il rock dei bassifondi cittadini. Ne “L’ombra” questo impasto si fa narrazione universale che, guidata da un tappeto di arpeggi di diverse linee armoniche di chitarra, e sostenuta da spazzole che strutturano le strofe, si fa intima e quasi sacra. In “Eleonora” le pennate si arricchiscono di un impianto elettronico che, scavando in tossici vincoli sentimentali, trova la psichedelia. I Cieli Neri Sopra Torino sono testimoni dell’emergenza come condizione identitaria piuttosto che etero-imposta. Sono freschi e maturi, nell’abito sonoro e in quello lirico.

 

 

CIELI NERI SOPRA TORINO

BABILONIA

1 febbraio 2019

Orzorock Music

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