Un calderone in cui bolle una miscela densa e compatta, pregna di un groove deciso ed elettronica stordente. Ben 13 tracce collegate tra loro da ritmi serrati e scenari visionari, ma comunque mai banali per sé o simili tra loro grazie a varie contaminazioni, inaspettati sample e distorti riff accattivanti. Ecco come potrei riassumere il primo album dei God of the Basement. Un esordio che non si lascia catalogare sotto blande etichette. Un esordio che non si lascia sviscerare inerme, piuttosto prende vita e impatta contro l’ascoltatore senza freni. Disturbante e a tratti angosciante, “God of the Basement” è il biglietto da visita che sussurra “Eccoci, questo è quel che siamo”.

I God of the Basement, grazie alla produzione di Samuele Cangi e la distribuzione di Alka Record Label, lavorano insieme dal 2016 per incidere nel disco personalità. Tommaso Tiranno (voce), Rebecca Lena (bassi), Stefano Genero (chitarre) ed Enrico Giannini (chitarre, piano, cori) scendono dunque nel loro seminterrato per infondere le proprie essenze all’interno del calderone. “God of the Basement” è il nome del mostro creato con melma e elettricità, come un moderno Golem, ed è disponibile dal 19 ottobre.

I God of the Basement escono vincitori dal seminterrato, insieme a tutti i misteri esoterici e inquietanti lì dentro nascosti.

Le sonorità proposte si affacciano su vari e insidiosi scenari. Le atmosfere cupe e soffocanti di “Hell Boar” si scontrano con distorsioni violente, mentre i beat energici e gli scratch contenuti in “Monday Monkey” rinfrescano l’aria. Interessante “With The Lights Off” – singolo che anticipa “God of the Basement” – dove collabora vocalmente Francesca Pichel, aggiungendo nuovi colori alle sonorità disco-funk proposte. “We Do Know” infiamma gli animi con una intro esplosiva, e “Beaten Up” fa rizzare tutti – e ripeto TUTTI – i peli del corpo con ripetute e ruvide distorsioni. “Kay” è un guazzabuglio di blues e rock incalzante.

I God of the Basement escono vincitori dal seminterrato, insieme a tutti i misteri esoterici e inquietanti lì dentro nascosti. Un caos di atmosfere e sfumature ben amalgamate e vincenti. Forse i testi non sono particolarmente elaborati, ma il tutto si sposa a dovere con lo stile martellante dell’intero album. Tolta “Intro” e i due intermezzi di trenta secondi circa, realizzati con campionamenti e sample vari, le tracce di “God of the Basement” non superano mai i quattro minuti, lasciandosi riconoscere ognuna per le sue peculiarità. Ogni pezzo inizia in un modo, vira verso altro e difficilmente si intuisce dove andrà a parare. Una sorpresa continua. Un esordio col botto.

 

GOD OF THE BASEMENT

GOD OF THE BASEMENT

19 ottobre 2018

Alka Record Label

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