Masaoka Shiki. Poeta giapponese che ho scoperto ascoltando l’ultima pubblicazione del duo sperimentale Ranter’s Groove che sono Niet f-n e Giuseppe Fantini. Compositore elettroâacustico il primo â in “Haiku”, mente del sound. Chitarrista/elettroâmanipolatore del suono â ed esecutore dei ritmi nel disco â l’altro. Insieme dal 2017, hanno fondato l’etichetta indipendente Kaczynski Editions con la quale hanno pubblicato l’album “Musica per Camaleonti” nel 2018 e dato alle stampe 100 copie â di cui 30 in versione limitata â di “Haiku”, il loro ultimo lavoro dedicato al Giappone. Trattasi di sedici brevissimi brani che raccolgono i sensi e li portano a spasso per sentieri inesplorati. Qui, la ricerca del suono è volta a restituire una sorta di naturale materiale essenzialitĂ , quello che è la realtĂ nell’ immaginazione.
I Ranter’s Groove hanno combinato suoni concreti a ritmiche minimali capaci di scorrere alla velocitĂ dell’Haiku secondo le caratteristiche dei versi del poeta succitato. L’Haiku è un componimento poetico tipicamente giapponese che prevede uno schema metrico essenziale nella forma. Semplice, ma denso di potenza immaginativa. Quello che fanno i Ranter’s Groove è proprio una ricerca sonora che consegna quella visione a palpebre serrate che nel quotidiano può essere lo scarto comunicativo, l’alterazione del silenzio che si riempie di voci, suoni, rumori, battiti, vibrazioni, pensieri. I brani non sono canzoni, ma microâcomposizioni in cui gli strumenti utilizzati â microfoni, computer, chitarre, nastri, batterie elettroniche e loop machine â aprono varchi alle interiora per affacciarsi fuori e/o viceversa.
“Haiku” è un album di sedici brevissimi brani che raccolgono i sensi e li portano a spasso per sentieri inesplorati
Ascoltarli, è come assistere alla creazione di un dipinto. In itinere, è liquido ma non per questo fluido o cristallino. Sono sequenze ritmiche e sonore mobili, che a partire dalla musica â dai versi â manipolano il silenzio â la comune veritĂ â. Un lavoro, “Haiku” che è un concetto in cui forma e contenuto si appartengono e che mettendo in discussione la forma canzone, pone dubbi sull’esistenza di una effettiva realtĂ permanente. Un lavoro denso quindi, e oltremodo interessante. Le distorsioni, i toni cupi, gli accenni malinconici, le manipolazioni di quella che potrebbe essere una voce narrante â che si esprime in lingua giapponese â tutta la realtĂ dei sedici brani di “Haiku” è capace di smuovere sensazioni dimenticate, appiattite dalla schizofrenia crescente di questo millennio. E per la cura, l’abilitĂ e la portata culturale della loro ricerca, i Ranter’s Groove non vanno persi di vista.


