Non capita tutti i giorni di ascoltare un’antologia completa come “Laguna”, ultimo lavoro del collettivo Intercity. Romanzo in due parti, ciascuna di 11 capitoli, “Laguna” è un vero e proprio arcipelago palustre, in cui a trarre in inganno il viaggiatore incauto sono le differenti morfologie di terreno di cui si conforma la regione da scoprire.

Non sono solo le linee melodiche a sovrapporsi e a intrecciarsi, costruendo l’ondeggiante passerella attraverso cui ammirare i diversi scenari dipinti dalle liriche. “Laguna” è una vera e propria esperienza sinestetica. Con parole e suoni gli Intercity evocano luci, immagini e odori. Le relazioni amorose, quelle amicali, i viaggi, le riflessioni, i deliri di evasione dominati dal completo non-sense si srotolano nei testi tirando su paesaggi suggestivi. Gli Intercity tessono visivamente le sonorità in scenografie emozionali. Non c’è modo di rimanere impermeabili al modo con cui sovrappongono strumentazioni acustiche ad elettroniche.

“Laguna” degli Intercity è una di quelle opere che esistono per ricordarci che la bellezza, nell’arte, non è una cosa spontanea.

Ascoltando “Laguna” si naviga in una tipologia di indie affatto minimalista. Ogni effetto sonoro è studiato attentamente per essere incastrato in quella frazione di secondo per amalgamarsi perfettamente con la linea acustica dei brani. La sperimentazione travalica i limiti dell’armonia per dilagare nelle influenze di genere. Jazz, folk ed anche timide venature di punk, passando attraverso chiari intenti psichedelici, rendono preziosi gli intermezzi musicali che animano ogni traccia di “Laguna”. È raro trovare artisti che non indispettiscano l’ascoltatore con la propria boria autoreferenziale. L’impasto musicale proposto dagli Intercity sfugge in ogni modo un rischio del genere.

Con la loro musica sanno far vibrare parti di anima che giacevano dimenticate da chissà quanto tempo. E dove potrebbero perdersi gli amanti del non-sense radicale nell’articolazione dei versi, li riprendono giusto in tempo per un’immersione in suoni alienanti. Spero che l’ultima fatica degli Intercity sia premiata dal pubblico. Troppo spesso la maggior parte della produzione indie può a stento essere definita musica. “Laguna” è un album che spontaneamente, senza fatica, fa breccia nel cuore e nella mente di chi lo ascolta.

Dimenticatevi di quelle canzoni scritte al volo, musicate peggio, che invocano pazienza e comprensione nascondendosi dietro l’etichetta di alternativo. “Laguna” è una di quelle opere che esistono per ricordarci che la bellezza, nell’arte, non è una cosa spontanea.

 

INTERCITY

LAGUNA

31 agosto 2018e

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