Recentemente è stato caricato sui social un video che ha fatto il giro del web in pochissimo tempo. Nella breve clip si vede una bambina che, sulle note di “In Due Time” dei Killswitch Engage durante un festival indefinito, impara a pogare insieme a diversi metallari. Enormi, metallari. Per quanto, sulla carta, sia un impresa fuori dalla sua portata, quel piccolo grillo riesce a “stenderli tutti”, dal primo all’ultimo, tra divertimento e risate generali.

Di certo non siamo qui per prendere in esame lo pseudonimo del “metallaro brutto e cattivo” e ribattere con un “visto? I metallari sono le persone più buone del mondo”. Per quanto sia vero. L’intento è sottolineare quanto la popolazione stia incominciando ad accusare seriamente la lontananza dagli eventi di musica dal vivo. Quanti di voi, adesso, venderebbero l’anima per poter pogare come pazzi e rotolarsi nella polvere?

A tal proposito, il pogo viene visto – sia da chi non frequenta l’ambiente che da chi invece lo vive ma se ne dissocia con destrezza – come una pratica barbara e violenta. Tutto vero, senza ombra di dubbio. Quale società sana permetterebbe a degli individui sudati e invasati di prendersi a spallate con il rischio di spaccarsi un’intera fila di denti? Fortunatamente, tutte. Ci sono però, ovviamente, alcune accortezze da prendere.

Ci manca il pogo, il poter cantare a squarciagola, il bere in compagnia e il farsi nuovi amici di sventura aspettando ore e ore l’apertura dei cancelli

Dato che è giusto – e doveroso! – pogare ai concerti, è altrettanto giusto – e doppiamente doveroso! – rispettare chi non è interessato a unirsi alla bolgia. Lasciate in pace chi vuole risparmiarsi violacei ematomi nelle parti più impensate del proprio corpo, o chi vuole semplicemente seguire il concerto in santa pace. Per questo vi invito a leggere un interessante articolo di Suoni Distorti Magazine: Le dieci regole del pogo. Anche perché, parliamoci chiaro, per andare in guerra bisogna essere preparati.

A proposito dell’episodio della bambina coi metallari, mi torna alla mente un episodio vissuto in prima persona, durante un festival vichingo a Montelanico, il Fjallstein Vikingr Fest. Nel bel mezzo del concerto, durante il quale ammetto di aver bevuto il giusto, ho visto poco lontano da me una bambina, che avrà avuto su per giù due o tre anni e con in testa una coroncina di fiori, ballare a ritmo di musica. Colpito dalla dolcezza di quella scena, mi sono avvicinato a lei.

Se ve lo state chiedendo: no, non ho pogato con la bambina. Ma mi sono inginocchiato e le ho preso una manina, quindi ho iniziato a farla ballare e girare su se stessa. Per un attimo ho pensato: “Quando arriveranno i genitori mi faranno lo scalpo”, ma fortunatamente non è accaduto. Anzi, il padre era proprio lì davanti a riprendere la scena con il cellulare mentre la madre, a fianco, la incitava: «Vai Ginevra, balla!». Dopo averla fatta ballare un altro po’ le ho lasciato la mano, ho fatto un lungo inchino per ringraziarla e sono tornato sotto al palco.

Rimaniamo distanti oggi per pogare più forte domani!

Un’esperienza che forse ha poco a che vedere con il pogo, ma che sottolinea l’importanza di momenti del genere durante un concerto. Sì, ci mancano i fottuti concerti di qualsivoglia natura, colore, band, artista o genere musicale. Ci manca il pogo, il poter cantare a squarciagola, il bere in compagnia e farsi nuovi amici di (s)ventura aspettando ore e ore l’apertura dei cancelli. E l’ottenere bottini di guerra da portare a casa con estrema fierezza. Sto ancora cercando il proprietario della suola di scarpone Pull&Bear numero 39 che ho trovato alla fine dello Zaiet Fest 2019 al quale hanno suonato Folkstone e Nanowar Of Steel. Se stai leggendo l’articolo scrivimi in privato, cercherò di fartela riavere in qualche modo! Sempre che ti possa essere ancora utile…

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, durante le prime fasi del lockdown, aveva dichiarato: «Rimaniamo distanti oggi per abbracciarci con più calore domani». È una cosa importantissima, in cui speriamo tutti. Per questo contesto, mi sento di aggiungere: «Rimaniamo distanti oggi per pogare più forte domani!». A tutti noi manca terribilmente quello scambio di energia, quell’adrenalina che pervade ogni terminazione nervosa del nostro corpo e che ci fa scattare come molle. Torneremo a leccarci le ferite post concerto, e a rimbalzare come palle matte gli uni contro gli altri. Sforziamoci, resistiamo. Un domani, tutto questo, tornerà a essere la nostra quotidianità.

Small girl in the Mosh Pit

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