Diamo il benvenuto su Music.it a Maria Mazzotta. Per rompere il ghiaccio iniziamo questa intervista chiedendoti un aneddoto divertente legato alla tua carriera. Raccontacene uno.

Rispondere mi viene difficile, ce ne sono diversi. Ve ne racconto uno degli ultimi, avvenuto durante la presentazione del nuovo album “Amoreamaro” al Teatro Koreja di Lecce. Durante il concerto, in un attimo di silenzio, parte dal cellulare di uno spettatore la registrazione di una canzone che avevamo appena eseguito. Il momento è stato molto divertente perché lo spettatore aveva difficoltà a mettere in pausa il video dal suo cellulare. Quel qualcuno era la zia proprio di Maria Mazzotta.

Sei un’artista ormai di fama internazionale, vantando innumerevoli collaborazioni con gruppi e musicisti di grande livello. Oggi, però, vogliamo parlare soprattutto del tuo nuovo album solista, “Amoreamaro”. Tanta tradizione e due inediti. Parlaci di come nasce questo disco.

Come tutti i miei lavori anche quest’ultimo nasce dall’esigenza di esprimere qualcosa. “Amoreamaro” é il risultato di una lunga riflessione, dal punto di vista femminile, sulle sfaccettature dell’amore, da quello grande, disperato e tenerissimo a quello malato, possessivo e abusato. Il filo conduttore dell’album è proprio l’amore, i dieci brani attraversano tutte le emozioni che questo sentimento può suscitare, trovando nel canto, come da tradizione popolare, la “cura”.

Parliamo delle tue esperienze nella world music. Puoi accomunare quelle fatte all’estero con quelle in Italia, oppure noti un diverso approccio tra chi ti segue in patria e chi da fuori?

Devo ammettere che fino all’esperienza precedente a questo nuovo album, ho sempre avuto la sensazione che il pubblico all’estero fosse più curioso rispetto a quello italiano, probabilmente perché con i progetti precedenti presentavo una cultura antica e «lontana» dalla loro. In questo nuovo spettacolo invece, la parte più importante è l’emozione e l’approccio del pubblico in Italia e all’estero mi sembra assolutamente identico, perché legato appunto dal sentire questo sentimento.

La tua musica è il frutto di un albero piantato nel sud Italia, che dona una cultura musicale troppo spesso emarginata. Specialmente al cospetto dell’esterofilia predominante nel nostro paese. Pensi che le nostre tradizioni rischino di scomparire?

Bisognerebbe prima ricordare la funzione della musica «tradizionale», quella di racconto delle fatiche del lavoro contadino, o dell’amore. Le tradizioni scompaiono già nel momento in cui perdono la loro funzione iniziale, quando cioè vengono riproposte sul palcoscenico. Il fenomeno del tarantismo, ad esempio, è morto quando la gente ha smesso di crederci. Il “tarantato” che attraverso la musica eliminava il “veleno”, si ripuliva e guariva, smette di farlo quando si rende conto che quel veleno non esiste davvero. Quel veleno erano le sue turbe, le sue fragilità mentali; queste non sono scomparse, un po’ tutti ne abbiamo, ma è cambiato il modo di curarle. Per non far scomparire le tradizioni bisogna conservare lo stesso spirito che spingeva il canto d’amore. Riproporre quell’emozione (che non esiste più), mantenendo gli ideali della musica tradizionale anche nella riproposta su palcoscenico, tenendo bene in mente la funzione originale del canto o del singolo brano.

“Amoreamaro” tratta specialmente del tema dell’amore, in tutte le sue forme. Secondo Maria Mazzotta, l’amore può essere, a volte, un pretesto per mascherare egoismo e morbosa possessività, o comunque vada è un nobile sentimento?

L’amore è il più nobile dei sentimenti. “Amoreamaro” non é il pretesto per mascherare ma il mezzo per smascherare le fragilità di ognuno di noi (rabbia, egoismo, gelosia, paura). Attraverso l’amore possiamo conoscerci meglio, svelarci, e lavorare sulle nostre fragilità per migliorarci.

Oltre la title track, l’altro inedito del tuo disco è “Nu Me Lassare”, che a noi è piaciuta particolarmente. Una bellissima ballad in dialetto salentino. Racconta della mancanza e del desiderio di ritrovare qualcuno che non c’è più?

Si, esattamente, racconta la mancanza, ma più che il desiderio di ritrovare qualcuno che non c’è più, racconta la capacità, la giusta sensibilità per carpire segnali, piccole coincidenze che, io ne sono certa, coincidenze non sono.

Siamo in tempi in cui l’utilizzo di Internet è quasi indispensabile. Cosa ne pensa Maria Mazzotta dei social networks come strumento di pubblicità e condivisione?

Penso che nel 2020 sia quasi impossibile farne a meno. Io dei social networks ne faccio un utilizzo professionale, è molto importante per tenere informato chi mi segue su concerti, news, nuova musica, etc. Ma penso fermamente che non bisogna crearsi un “mondo parallelo”. Continuo a preferire sempre la vita reale al mondo virtuale.

Cosa ne pensi dell’attuale panorama musicale italiano? C’è qualche gruppo/artista che ti sentiresti di consigliare al pubblico affinché possa sperimentare un ascolto diverso e più ricercato? Più verso la tradizione?

Non ascolto molta musica italiana, ma tra le artiste che stimo da sempre ci sono senz’altro Mia Martini per l’aspetto interpretativo e Giorgia a livello tecnico. Ci sono poi tanti artisti che potrei consigliare, ma non vorrei dimenticare nessuno dei miei preferiti, quindi il consiglio che mi sento di dare è di supportare la musica live andando a seguire i concerti dal vivo e supportando anche i tanti artisti che con la musica dal vivo provano ad emergere.

Hai già in programma delle date, considerata l’uscita del disco, in cui potremo venire a seguire dal vivo Maria Mazzotta?

Si, gli spettacoli dal vivo sono sicuramente l’aspetto che più amo del mio lavoro. “Amoreamaro” è stato presentato con un’anteprima speciale lo scorso ottobre alla Fira Mediterrania de Manresa, in Spagna. Da lì è iniziata una lunga tournée europea che mi porterà in più di 15 diversi paesi, dalla Finlandia all’Estonia, dal Portogallo alla Romania, dalla Germania alla Francia, Spagna e tanto altro. Ovviamente non mancheranno i concerti in Italia, ecco alcuni dei prossimi appuntamenti: 15 marzo a Cremella (Lecco), 30 aprile ad Alezio (Lecce), 2 maggio a Catania, 3 maggio a Vittoria (Ragusa), 8 maggio all’Auditorium Parco della Musica di Roma, e tanto altro ancora.

Grazie Maria Mazzotta, le nostre domande sono terminate, ti salutiamo e ringraziamo per averci concesso un po’ del tuo tempo. Lascio a te lo spazio per aggiungere ciò che vuoi e, magari, per fare un saluto ai tuoi fan e alle persone che seguono Music.it.

Sono io a ringraziare voi per le domande e i lettori per la pazienza nel leggere questa intervista. La cosa più importante della musica è la sua funzione, la possibilità di mandare un messaggio. Io durante i concerti dico spesso che mi piacerebbe ci fosse una maggiore attenzione non solo per i nostri cari, ma anche e soprattutto per gli “estranei”, per coloro che incontriamo per strada tutti i giorni e che potrebbero aver bisogno di una nostra attenzione, di un piccolo gesto. Come nei concerti, il mio invito è quindi quello di regalare più sorrisi, sicuramente uno di questi verrà raccolto da chi ne ha bisogno.

MARIA MAZZOTTA – Amoreamaro

MARIA MAZZOTTA: “Amoreamaro” (M.Mazzotta, B.Galeone)Agualoca Records ℗ 2020 AudioimageMaria Mazzotta: voiceBruno Galeone: accordeonAndrea Presa: didgeridooRe…

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