Benvenuti su Music.it! La prima domanda è di rito. Raccontateci un episodio rilevante sulla vostra vita artistica. Più è scabroso e meglio è.

Sappiamo di deludervi ma siamo molto regular, quindi non abbiamo particolari scabrosi da raccontare. Il mito della perdizione dei musicisti è uno stereotipo dello showbiz che ha già fatto molti danni.

Moscow è sintomo di amore per la decadenza sovietica? Perché Moscow?

In realtà il nome Moscow nasce casualmente, non ci siamo scervellati per trovare un nome. Sicuramente comunque non vi è nulla di nostalgico. Le rivoluzioni non si fanno con la nostalgia.

Le maschere antigas ricorrono molto nella storia della musica, dai Pink Floyd, all’immaginario steampunk, fino al death metal. È una citazione la vostra?

Assolutamente no. Anche qui il caso ci ha messo lo zampino. L’unica cosa che volevamo fare e che ci ha convinto a indossare maschere è mantenere l’anonimato per questioni che hanno a che fare con le arti sceniche. Ma è un discorso lungo che ci porterebbe fuori dal seminato.

«Siamo l’ultimo whiskey di Sinatra prima di indossare un sorriso e incontrare una famiglia potente. […] Siamo la carezza ad un gatto col sorriso di chi ha appena stuprato la storia».

Azzardando una parafrasi, sembra che la musica sia per voi il segreto dell’ipocrita. Abbiamo ascoltato quello che accade dietro la maschera, ma cosa vedete da quella prospettiva protetta che vi siete scelti?

Il segreto dell’ipocrita è il segreto di tutti noi, altrimenti non esisterebbe la civiltà.
Da dietro la maschera lo si vede meglio, e questo ci permette di scavare in tutte le direzioni.

L’universo del punk è estremamente fluido e vischioso, per cui il rischio di scivolare è all’ordine del bpm. Cosa non dovrebbe mancare in una discografia per saper apprezzare il post-hardcore?

Per rispondere come si deve a questa domanda dovremmo fare delle premesse inerenti al concetto di genere in sé. Secondo noi, pur capendo che si tratta di una schematizzazione iniziale a volte doverosa, se la si prende come categoria, il rischio è quello di ingabbiarsi in uno stereotipo con conseguenze ovvie a livello di sperimentazione e di qualità. È una vecchia storia.
Chi ha fatto post-hardcore nella maniera migliore non aveva in mente di fare post-hardcore, questo è il punto. Guardiamo alle produzioni della Touch and Go tra la seconda metà degli anni ‘80 e la prima dei ’90: è un miscuglio di riferimenti musicali diversissimi tra loro che ha preso una determinata forma. The Jesus Lizard con il jazz, Killdozer con il blues così come i Laughing Hyenas che sono una rivisitazione delle strutture dei The Doors in chiave aggressiva.

“Ruvido”, “disturbante” e “respingente” sono i tre aggettivi con cui qualificherei “Moscow”. Aggiungetene altri tre e motivateli.

Difficile portare a termine il compito. Gli aggettivi che hai proposto ci trovano sostanzialmente d’accordo. La nostra musica è acerba perché lo è questo mondo, mancava solo qualcuno che iniziasse a dirlo. Noi stiamo cercando di farlo nei limiti delle nostre capacità.

Tendo a immaginarvi come un gruppo di bohémien che vive alla giornata. Tuttavia, il domani bussa alla porta per tutti. Progetti per il futuro immediato?

In realtà siamo persone normalissime e ben lontane da un bohémien, sia esso vero, finto o un borghese annoiato. I nostri progetti futuri sono un LP che è praticamente pronto e tanto teatro dal vivo.

Licenza poetica assoluta per le ultime righe. So che non ci deluderete. Ciao!

Nella recensione è stato scritto che corriamo il rischio di spaventare un pubblico sostanzialmente borghese. Oltre a condividere questa considerazione, la rivendichiamo apertamente. Crediamo sia giunta l’ora di finirla con un’arte consolatoria, sia nella forma compiacente che nella forma del ribelle nichilista. Il rock è diventato conservatore.

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