Una stanza piena di palloncini gialli, un basso e una batteria, ed è tutto qua. Il videoclip di “Pensavo fosse ok”, che potete trovare su Youtube, racconta bene non solo il singolo che anticipa il primo album dei Nosexfor, ma tutto il loro progetto. Duo vicentino composto da Severo Cardone e David Tonin, i Nosexfor decidono di chiamare il loro esordio con lo stesso nome. Non è vanitosa autoreferenzialità, ma ricerca di immediatezza per un pubblico che, come dimostrano le visualizzazioni raccolte il pochissimo tempo dal videoclip, ha già dimostrato di apprezzarli.

“Nosexfor” è un viaggio in macchina con le corde vocali che lavorano di forza, uno stereo a tutto volume a casa da soli, mentre la testa annuisce a colpi di batteria. Perché quello che i due ragazzi hanno cercato di fare è stato quello di trovare una formula che fosse la più istantanea possibile. Non ci sono i testi ricercati del cantautorato italiano, né quelli furbatamente nonsense del moderno pop. Ci sono testi reali, che raccontano il bene e il male di questa età e di questa era, dimostrando di poter descrivere il proprio ambiente senza dover ricorrere sempre a grandi frasi da citazioni.

Oltre ai testi immediati e in cui è difficile non immedesimarsi, la formula dei Nosexfor si serve sostanzialmente di altri due ingredienti. Basso e batteria sono gli unici strumenti che troviamo nel loro album d’esordio e nella loro formazione. Non uno schieramento nuovo per la discografia italiana se pensiamo ad esempio al duo dei Bud Spencer Blues Explosion, chitarra elettrica e batteria. Ma il blues che caratterizza il duo romano, lascia qui lo spazio a un rock più schietto e crudo, e decisamente più graffiante.

Testi moderni e musica forte diventano i pilastri su cui i Nosexfor hanno creato il loro progetto e con il quale si presentano al pubblico.

Se inizialmente la formazione basso-batteria potrebbe far storcere il naso, ci si accorge presto che in realtà dove c’è meno, fiorisce semmai più creatività. Ma soprattutto la scelta di questi due soli strumenti diventa un tratto distintivo e unico della band. I Nosexfor non devono ricorrere ad altri espedienti se non alla propria essenza per farsi ricordare dal pubblico. I dieci brani che compongono l’esordio “Nosexfor” sono allora una buona cartolina di presentazione. Mentre i testi puntano all’impatto emotivo, la musica e gli arrangiamenti puntano al risveglio dei muscoli.

A raccontare le difficoltà dei giovani d’oggi ci sono varie tracce che però non si ripetono mai, portando sempre alla luce nuovi argomenti. Così “L’America” è l’ironico racconto della famosa fuga dei cervelli, mentre “Noi” racconta le ansie e le difficoltà in un mondo di precariato. Lo scarto viene proprio dal singolo “Pensavo fosse ok”, con il quale i Nosexfor incitano all’individualismo e alla difesa alla propria identità. I temi più intimi e privati si dispiegano invece in canzoni come “Perdere la testa”, “Eva” e “Quello che resta”.

Testi moderni e musica forte diventano i pilastri su cui i Nosexfor hanno creato il loro progetto e con il quale si presentano al pubblico. È con la voglia di fare una musica cruda quanto travolgente che il duo cerca di raccontare la propria generazione. Non vi troverete certo di fronte a un album che ci sbatte in faccia ancora una volta la nostra crisi esistenziale. Nessuno sprofondamento in paure e sogni infranti, nessun rammarico o lamentele. Semmai un esorcismo per tutto questo, una esortazione a gettare le tastiere, un ritorno alla voglia di urlare.

 

NOSEXFOR

NOSEXFOR

6 novembre 2018

Autoprodotto

(Visited 1 times, 1 visits today)