Si è conclusa la XVIII edizione del Premio Fabrizio De André, l’appuntamento annuale dedito alla divulgazione della musica emergente. Dal record di iscritti registrati, che ammontava a 1190 progetti musicali, il giorno 16 gennaio 2020 all’Auditorium Parco della Musica di Roma, si è svolta la finale che ha decretato il vincitore. Dei 13 talentuosi finalisti, è stata l’artista Lamine ad accaparrarsi il podio, con il brano “Non è tardi”.

Se lo stesso Faber fosse ancora tra noi, sarebbe sicuramente fiero dell’impegno e la serietà con la quale staff e musicisti collaborano per questa iniziativa così pura a genuina. L’organizzazione di iCompany, il supporto da SIAE, la direzione artistica di Luisa Melis, il grande lavoro svolto da Dori Ghezzi, presidente di giuria, e da tutti i membri della giuria composta da giornalisti, autori, esperti del settore; prestigiose realtà che collaborano insieme per dare vita al Premio Fabrizio De André.

Il filo conduttore è ben chiaro: premiare l’originalità slegandosi dal concetto di moda, scoprendo e incentivando la musica d’autore nel moderno. E di talenti non ne sono mancati. Ognuno di loro aveva una chiara dimensione nella quale ha saputo osare e sperimentare. Non si parla di emulazione, o di chi assomigliava di più a qualcosa per convincere la giuria. Al contrario, scegliere è stato difficile proprio per la diversità che i concorrenti hanno saputo presentare e trasmettere.

I finalisti della XVIII edizione del Premio De André

La gara è stata molto varia. Artisti provenienti da tutta Italia si sono gettati nell’impresa consci delle proprie capacità e singolari personalità. Lamine, nome d’arte dell’attrice e canautrice siciliana Viviana Strambelli, è riuscita a distinguersi con il brano “Non è tardi”. L’interpretazione del brano, insieme alla sua band, ha portato alla luce un’atmosfera pop dal retrogusto dark. Un chiaro-scuro di emozioni, oscillazioni sonore e melodiche tra allegria e malinconia; qualità che hanno colpito la sensibilità della giuria, convincendola.

Di certo gli altri concorrenti hanno saputo dare filo da torcere a Lamine. Alice Clarini, Alterego, Capo Di Buona Speranza, Franz, Giulia Ventisette, Micaela Tempesta, Molla, Sale, Sebastiano Pagliuca, Stona, Studio Illegale e Zuin. Tutti hanno portato la propria personalità sul palco dell’Auditoium di Roma. Tutti hanno gareggiato consci del proprio talento, della propria voglia di emergere. Ognuno di questi nomi ha regalato agli astanti qualcosa si cui ragionare e riflettere. Complimenti a Lamine per la vittoria, ma complimenti a tutti per il grande percorso, sia personale che musicale, condotto fino a oggi.

I premi speciali del Premio De André

Tra gli ospiti speciali della serata ci sono stati nomi d’eccezione. Niccolò Fabi è stato premiato con la “Targa Faber” come premio alla carriera. Splendide le parole del cantautore romano sul palco, che con un’umiltà che lo contrattistingue incitava al lasciar proseguire i veri protagonisti della serata, ossia i concorrenti. Altrettanto belle e sincere le dichiarazioni sui social:

«(…)E poi quel nome poco sopra il mio, il nome di quell’uomo che ha fatto credere a noi canzonettari che avremmo potuto anche essere altro, a puntare più in alto(…)»

Anche gli Ex-Otago, liguri proprio come il tanto compianto Faber, hanno presidiato alla serata. A loro è stato assegnato il premio “Quelli che cantano Fabrizio”, per la reinterpretazione del brano “Amore che vieni, amore che vai” di Fabrizio De André, contenuto nell’album tributo “Faber Nostrum”.

Oltre alla gara musicale d’autore il Premio Fabrizio De André premia altre forme d’arte, sempre ricollegate all'”universo” De André. Valerio Sgarra ha vinto il premio per la Sezione Poesia grazie alla sua opera “Invenzioni”. Per la Sezione Pittura, invece, è stato Riccardo Brizzi a ritirare il premio grazie all’opera “Gli Ultimi”.

Un altro premio è stato quello ricevuto dalla finalista Alice Clarini. La cantautrice romana ha infatti ricevuto il premio di Repubblica.it per i maggiori riscontri positivi ricevuti online tramite votazione.

Grazie a importanti iniziative come quella del Premio Fabrizio De André, è possibile fruire e godere di tutti quegli artisti che, probabilmente, potremmo perderci nel corso del tempo. È importantissimo che realtà come questa continuino a operare sul territorio. Salvaguardare e far brillare tutte quelle perle che potrebbero perdersi nel vastissimo e saturo, mare dell’industria musicale moderna.

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