Benvenuto Sergio Pennavaria su Music.it. Ci piace iniziare le nostre interviste con una domanda piuttosto personale. Quando hai capito che la musica sarebbe stato il tuo futuro?

Rispondo facendo obbligatoriamente un salto a parecchi anni fa quando, ancora bambino, la creatività e cantare in particolar modo diventarono da subito possibilità con le quali poter esternare la mia sincera essenza, interagendo con il prossimo ed il mondo tramite la fantasia. Allora non mi chiesi se quel tipo di approccio alla vita sarebbe stato il mio futuro. All’epoca non associai a quel tipo di comunicazione una struttura pensata e calcolata a tal punto da farmela immaginare come una professione. Tutto fu -e ancora oggi risulta essere- fisiologico, istintivo. La musica e la scrittura sono state sempre protagoniste nelle mie emozioni. Forse, come me, pure esse amano lasciare offuscato il fine di una frase poetica, di una melodia, della vita stessa.

Decidere di fare cantautorato in Italia significa anche avere il coraggio di confrontarsi con una tradizione piuttosto importante. Qual è il segreto per emergere oggi senza cadere nella nostalgia per gli autori passati?

Credo abbia a che fare con il valore che si da all’originalità in chiave compositiva. Ciò viene evidenziato quando vi soffermate sul confronto che inevitabilmente nasce con le passate e gloriose scuole cantautorali italiane, e in alcuni casi anche straniere. Basti pensare ai grandi chansonnier francesi. Nel momento in cui si è immersi nella composizione, si è talmente devoti a quel tipo di trasporto che sarebbe disonesto e privo di senso nei confronti della propria dignità, basarsi su ciò che è già esistito, ricadendo in una sconveniente emulazione. Sostengo -e ce lo spiega benissimo anche la storia dell’arte- che il lavoro di un giovane artista è spesso una nuova interpretazione e quindi continuazione della precedente opera del proprio maestro, chiaramente destinata ad un’evoluzione propria che la renderà personale.

Non hai davvero tutti i torti.

Fabrizio De Andrè era un esploratore dei mondi poetici di Georges Brassens e Leonard Cohen. Nonostante queste influenze, tra l’altro dichiarate dallo stesso cantautore, oggi la sua opera resta immortale, riconoscibile ed assolutamente personale. Come sappiamo pure che Vinicio Capossela musicalmente ci riporta alla storia di Tom Waits, ma evolvendosi successivamente in maniera assolutamente personale e peculiare.

C’è un arstista in particolare che ti ha formato più di tutti gli altri e perché?

Sono stato colpito da subito dalle liriche di Lucio Dalla e Francesco De Gregori. Due autori così differenti tra loro per ciò che concerne lo stile della scrittura ma allo stesso tempo così simili nella comune scelta di viaggiare tra metafore e simbolismo. Questo modo di raccontare e raccontarsi credo oggi sia per me una sorta di passepartout che mi consente di aprire tutte quelle porte incastonate nella mia fantasia.

Il 10 maggio è uscito il tuo album “Ho più di un amo nello stomaco”. Un titolo interessante e suggestivo. Quali sono questi ami nello stomaco e cosa rappresentano?

L’album “Ho Più Di Un Amo Nello Stomaco” e il suo titolo, tracciano due rette parallele (o rotte visto che lo scenario è il mare), nelle quali evolvono storie di mare e d’amore. Dove profondità di anima e di oceani sognanti, diventano un continuo mettere alla prova la propria resistenza sentimentale. Gli ami perdono la loro funzione ingannevole, non sono più trappole, armi fatali, ma unicamente la dimostrazione che le probabilità di riuscire a liberarsi da un dolore e superare una sconfitta sono reali. Il verbo amare ed il suo duplice significato in questo concept album provano a raccontare, servendosi di immagini surreali e di una tavolozza che sconfina dai colori primari, l’universalità di questo alto sentimento.

Cosa differenzia “Ho più di un amo nello stomaco” da “Senza lume a casaccio nell’oscurità”, il tuo primo ep?

Sono due album scritti in periodi molto diversi. Nel primo ci sono brani come “Killer”, “Le tue parole”, “Calìa”, “Il mercato dell’obbrobrio”, “Gocce”, scritti a poco più di vent’anni e con una voglia in corpo di farmi ascoltare utilizzando un tipo di espressività riconducibile alla sfera pittorico-teatrale, altri due ambienti artistici che all’epoca occupavano in maniera intensa la mia vita. Per quanto riguarda il secondo album, beh oggi ho quarantaquattro anni e un baule in più, colmo di cose che in questi anni ho accumulato, collocato in un’area del mio essere forse più vicina al cuore. A me non è rimasto che aprirlo e tirar fuori ciò che inevitabilmente sapevo, facendo esplodere quella nostalgia a me tanto cara e a tratti riconoscibile in alcune tracce di questa mia sorta di confessione in musica.

Il tuo stile si differenzia per un certo atteggiamento surrealista, dove il sogno e l’immaginifico prendono il sopravvento nei testi. Da cosa nasce quest’attitudine?

Il surrealismo che emerge da i miei testi ha in sé una reminiscenza legata ai rispettivi linguaggi pittorico, teatrale e cinematografico. Questi tre linguaggi hanno determinato fasi importanti della mia vita, in un periodo per il quale oggi provo anche un pizzico di nostalgia. Essi si sono addirittura avvicendati spesso anche coesistendo nello stesso periodo storico e a volte si son pure sovrapposti. Questo collage espressivo sul quale si basava buona parte della mia quotidianità, iniziò però a diventare impegnativo e considerando che nello stesso periodo componevo comunque musica e facevo concerti, presi la decisione di far convergere tutti quanti i linguaggi artistici nella sola composizione di canzoni. Ad un tratto mi ritrovai dinanzi ad una tela immaginaria sulla quale iniziai a dipingere ed animare parole per poi interpretarle, ecco appunto la pittura, il cinema, il teatro.

Ci sarà un tour per “Ho più di un amo nello stomaco”?

C’è in programma l’idea di presentare “Ho Più Di Un Amo Nello Stomaco” in alcuni teatri. Un tour che parta da Nord per giungere sino alla mia amata Sicilia. Per essere aggiornati riguardo date ed altro, basta andare su i social e visitare il mio sito ufficiale.

Grazie a Sergio Pennavaria per aver risposto alle nostre domande e averci tenuto compagnia. Come da nostra tradizione, ti lasciamo quest’ultima domanda per dire e fare ciò che vuoi. A presto!

Grazie per avermi posto queste interessanti domande e salutandovi. Non posso che augurarvi buona musica ma soprattutto una vita serena, in pace, di arte e luce.

 

Sergio Pennavaria – Due Parti Precise Di Me ( video ufficiale 2019 )

Due Parti Precise Di Me è un video di Max Billia Video Productions -https://www.maxbilliavideoproductions.com/DP – Editing : Max BilliaAssistente alla regia:…

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