Woodstock ’99, sono passati trent’anni dall’originale festival che vide sul palco tutte le più grandi leggende del rock. Siamo a Rome, nello stato di New York, la cittadina venne invasa da oltre 400mila persone; doveva essere una tre giorni di pace, amore e musica ma, come i non più troppo giovani ricorderanno, non fu affatto così.

Per molti quel giorno viene ricordato come “il giorno in cui la musica è morta”, così la stampa dell’epoca descrisse le violenze, le distruzioni e gli atti criminali che fecero da cornice al trentesimo anniversario di Woodstock.

Woodstock ’99, 21 anni dopo il tragico festival

A 21 anni dai quei tragici eventi, Netflix sta producendo una docuserie in otto episodi i cui dettagli non sono ancora stati rivelati. Dalle prime indiscrezioni trapelate in rete la docuserie dovrebbe includere filmati d’archivio delle esibizioni e interviste agli artisti che parteciparono a Woodstock ’99, come i Limp Bizkit e i Red Hot Chili Peppers.

Due nomi non casuali chiaramente. Infatti fu proprio durante le esibizioni di queste band che si verificarono gli episodi di violenza più gravi. Per colpa, forse, delle parole di Fred Durst, il frontman dei Limp Bizkit, la folla distrusse un bancomat, i bagni chimici e alcune strutture vicino l’aria del concerto. Dal palco il cantante urlò:

«Non addolcitevi: è quello che Alanis Morissette ha fatto a voi figli di puttana»

La folla percepì queste parole come un invito alla rivolta e iniziarono così devastazioni e distruzioni. L’evento fu teatro anche di una violenza sessuale di gruppo proprio sotto al palco ai danni di una ragazza che stava assistendo all’evento. Durante il set dei Red Hot Chili Peppers, invece, vennero appiccati degli incendi e venne distrutta l’area concerti e le recinzioni che la delimitavano.

Il bilancio del festival

“Il giorno in cui la musica è morta” ebbe un bilancio tristissimo: quattro persone indagate per violenza sessuale e moltissimi indagati per distruzione e saccheggio. L’evento ricorda ancora sei feriti e un morto, David DeRosia, che crollò sotto al palco durante l’esibizione dei Metallica e morì qualche giorno dopo in ospedale per le conseguenze di un colpo di calore. Tutto questo sommato a migliaia di dollari di danni e una pioggia di critiche piovute addosso agli spettatori e agli organizzatori dell’evento che non sono stati capaci di correre ai ripari.

Il documentario di Netflix andrà quindi ad esplorare i retroscena e i meandri di Woodstock ’99; portando lo spettatore tra la musica e la violenza che hanno caratterizzato uno degli eventi più drammatici della storia di sempre.

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