Carlo Skizzo Biglioli benvenuto sul portale di Music.it. Ciao! Inizia col raccontare ai nostri lettori un aneddoto particolare avvenuto durante una delle tue tappe del tour in giro per l’Italia!

Al primo allestimento dello show – ancora in fase di scrittura – abbiamo suonato all’Upperlab di Bergamo. Tutto lo spettacolo è un invito a giocare con le parole e, a fine concerto, quando sono uscito per fumare, sentivo la gente che aveva assistito che non riusciva a smettere di creare calembour sul marciapiede. Sono soddisfazioni!

È da poco uscito il videoclip del brano “Le ragazze immaginarie”. Come nasce l’idea della canzone e del video che l’accompagna?

Nella canzone interpreto il personaggio di un gagà d’altri tempi, che si vanta delle proprie conquiste. Le ragazze immaginarie, guarda un po’, mi adorano e stravedono per me! I loro nomi e cognomi sono interessanti, soprattutto se ne inverti l’ordine. Il registro sonoro è uno swing minimalista, che strizza l’occhio a Fred Buscaglione e all’indimenticabile band Beppe Starnazza e i Vortici fondata da Freak Antoni.

“La scomparsa dell’uomo invisibile” è il titolo del tuo album da solista. Ci parli di questo progetto?

Era un sogno che coltivavo da parecchio, quello di creare un disco fatto di giochi di parole. Le canzoni sono costruite artatamente per declamare alla fine una battuta inattesa. Oppure per equivocare, lasciando credere che stiano parlando di qualcosa – la storia d’amore, l’impegno sociale, etc. – mentre invece sto solo cazzeggiando col linguaggio, creando sciarade, allitterazioni, madrigalismi, bisensi, eccetera. Mi attirava l’idea di riuscire a costruire un intero album di canzoni musicalmente interessanti e plausibili, ma che riservassero sorprese a chi ama ascoltare i testi con attenzione.

Cosa vorresti che i tuoi ascoltatori percepissero dai tuoi lavori? Hai un obiettivo specifico e una poetica specifica?

Questo disco è un gioco, e mi piace pensare che chi lo ascolta riesca ad entrarci e a divertirsi.

La tua passione per la musica, il cinema, il teatro e l’arte in generale sono un qualcosa che ti accompagna da sempre?

Si, certo, non si finisce per caso a fare quello che faccio.

Cosa significa per te essere un artista?

Da giovane credevo al ruolo dell’artista romantico, che crea guidato solo dall’ispirazione, e in questo è totalmente sincero. Poi ho imparato a vedere l’arte in una prospettiva più simile all’artigianato. Mi piace scrivere soprattutto se qualcuno mi dà un tema da svolgere, come un artigiano che realizza un oggetto secondo le esigenze del committente. Se sei ragionevolmente sicuro di avere sviluppato una personalità, non temi più di non riuscire ad esprimerla, e ti piace mettere in gioco quello che sai fare. Per “La scomparsa dell’Uomo Invisibile” ho dovuto commissionarmi da solo l’opera, dandomi dei vincoli espressivi. Alla fine il risultato mi ha soddisfatto, ed in parte mi ha sorpreso, perché non attingevo a nessun modello preciso.

La nostra intervista giunge al termine. Carlo Skizzo Biglioni, le ultime righe sono tutte tue. Usale come vuoi. Ciao!

Ogig mi soo icsrtito a un cosro di agginoramento sulla digsrafia.

(Visited 52 times, 1 visits today)