Gabriele Hintermann, ti do il benvenuto sulle pagine di Music.it. Se sei d’accordo, inizierei quest’intervista come da rito, chiedendoti di raccontarmi un tuo particolare ricordo legato alla musica, qualcosa che in pochi sanno.

In pochi sanno che tutto il mio percorso musicale iniziò con una chitarra classica e che gli studi di questo strumento hanno aperto in me la gioia di creare e di suonare. Studiavo dal mio primo maestro di chitarra Mario e non vedevo l’ora di far ascoltare i miei progressi, e da allora è iniziato tutto!

Musicalmente si può dire che la tua sia una lunga carriera, iniziata a 12 anni che ti ha portato da vari strumenti sino al canto. Parlami della tua evoluzione artistica e del perché hai deciso di intraprendere determinate strade.

Per l’appunto come dicevo prima la mia carriera è iniziata con lo studio della chitarra classica e subito dopo quella fase è arrivata a farmi visita per la prima volta la mia inclinazione naturale allo scrivere canzoni. Dopo di che, su consiglio di un maestro di clarinetto conosciuto per caso, iniziai a studiare e ad appassionarmi al contrabbasso, e mi iscrissi al conservatorio. Qualche anno dopo mi innamorai del violoncello e iniziai a suonare anche quello, affrontandone lo studio. Diciamo che le scelte le ho sempre fatte in base al periodo della mia vita. Come diceva qualcuno: “mi innamoravo di tutto” e così è stato per me. Mi innamoravo di tutti gli strumenti musicali, della musica e dell’amore per essa. Sono arrivato a capire adesso finalmente che tutti gli strumenti che suono sono i petali di un nucleo centrale pulsante che è l’unico scopo nella mia vita: creare.

Quali sono gli artisti che maggiormente hanno influenzato il tuo percorso musicale nel tempo? Prediligi un particolare genere oppure spazi senza alcun problema dall’uno all’altro?

Sono sempre stato un amante del vissuto musicale. La musica che ti lascia nel corpo una storia, la musica che evoca e la musica che incanta. Per questo amo gli artisti eclettici e tutto ciò dove è presente una componente sanguigna. Sicuramente mi ha segnato il mitico Tom Waits ma anche i The Cure, mi ha segnato Vinicio Capossela come Fred Buscaglione e mi ha segnato la musica balcanica, la Kočani Orkestar e tanti altri. Nella mia musica amo seguire ciò che il mio cuore mi dice di creare senza confini. Chiaramente poi ci sono i progetti. Con il progetto Hintermann e Gli Sciamani facciamo dei pezzi sotto forma di rock con influenze balcaniche e swing/pop sempre con alla base lo stile del cantautore.

Parliamo del tuo ultimo singolo con Gli Sciamani, in collaborazione con Matteo Gabbianelli dei Kutso e Gabriele Coen, “StriScie Chimiche”, un singolo dal tono allegro e ironico, che però lancia un messaggio fondamentale, quello di pensare con la propria testa. Come nasce e specialmente perché la scelta di questo tema?

L’ho scelto perché spesse volte mi è capitato di guardare il cielo e spesse volte mi è capitatro di vedere “StriScie” diagonali che andavano per varie direzioni e, a meno che non ci fossero aerei che facevano acrobazie tutti i giorni, qualcosa non mi tornava. Poi sono andato su internet, ho cercato notizie sul tema ed ho scoperto un mondo terrorizzante dove tutto è il contrario di tutto. Insomma il pezzo nasce per esorcizzare una paura, ma anche per parlare in modo ironico ed aperto di qualcosa che sembra rappresentare un tabù ma che così non è visto che tutti abbiamo la facoltà di guardare il nostro cielo.

Unire l’utile al dilettevole.

Sottolineo il fatto che comunque è comodo chiamare complottista ogni verità scomoda. Non potremo purtroppo mai sapere la verità. Ma possiamo comunque “lottare con amore” piuttosto che “vivere nel terrore” per questo è importante ballare, amare, godersi la vita e andare oltre le proprie paure. Se c’è un messaggio è proprio questo: non possiamo vivere nella paralisi, uno sblocco ci vuole ed è forse la consapevolezza che si può ancora essere uniti, scie chimiche o meno.

“StriScie Chimiche” fa da apripista al tuo album, che potremo ascoltare tra poco. Sarà questa la chiave di lettura di tutto l’album oppure ascolteremo un lavoro vario? Se puoi dacci qualche anticipazione!

Sarà il lavoro più eclettico che potrete sentire su tutta la piattaforma dei cantautori. Si comporrà di pezzi di vita e di vario genere, rivestito però con un’alchimia sonora unitaria e da un sound ben preciso. Il disco ha delle collaborazioni uniche, da Danilo Cartia, uno dei più bravi banjisti viventi, fino a Gabriele Coen, re della musica ebraica romana e fondatore dei KlezRoym, e per finire di musicisti provenienti dalla Sercuk Orkestar e dalla Kočani Orkestar direttamente dalla Macedonia.

Ovviamente parlare del futuro sarebbe prematuro visto e considerato l’imminente data di uscita del tuo ultimo lavoro, ma dimmi, in testa hai già qualche progetto che vuole prendere vita?

Sicuramente sì! Il progetto al quale vorrei dar vita è la mia vita stessa da cantautore. Vorrei fare più concerti ed avere una diversa stabilità artistico/lavorativa per poter lasciar da parte lavori che non riguardano la sfera della creatività e del suonare live. Per questo tutte le mie energie saranno canalizzate alla ricerca di un entità discografica che ci aiuti ad avere un punto fermo a livello organizzativo al fine di poter portare in giro il nostro progetto e dare il massimo dal punto di vista artistico, liberandoci finalmente dal ruolo di manager di noi stessi che non si dovrebbe mai e poi mai confondere con il lavoro dell’artista, e che ultimamente sembra non essere così.

È stato un piacere averti con noi e ti ringrazio per la bella chiacchierata. Ti lascio qualche riga per aggiungere ciò che vuoi!

Grazie a voi. Aggiungo solo che non vedo l’ora che la mia/nostra musica possa finalmente arrivare a tutti voi. Sono sceso sul pianeta terra solo per fare questo. Vi voglio bene.

Hintermann e Gli Sciamani – StriScie Chimiche

Ecco il nuovo videoclip con la regia di Moonchausen di Lulù Cancrini e Marco Varriale (http://www.moonchausen.com/) del cantautore Gabriele Hintermann con la…

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