DICIOTTO MUCCHE UCCISE DA UN FULMINE • Intervista su MUSIC.IT
Un disegno rappresentante i Diciotto mucche uccise da un fulmine.
Un disegno rappresentante i Diciotto mucche uccise da un fulmine.

DICIOTTO MUCCHE UCCISE DA UN FULMINE: “Invadete le case dei bipedi”

Diciotto mucche uccise da un fulmine, benvenuti su Music.it. Fatevi conoscere dai nostri lettori raccontandoci una vostra esperienza assurda, qualcosa che non avete mai raccontato a nessuno.

Ciao Music.it, grazie per averci intervistati! Tre anni fa esatti, a Trento, si teneva la Notte Bianca, una simpatica iniziativa per favorire il consumo, organizzata dal degno sindaco del nostro ridente capoluogo. Com’è, come non è, ad un certo punto a notte tarda, uno di noi si è trovato nell’impellente necessità di espellere una certa quantità di materia fecale (dal solito buco, non vomitandola), ma non c’erano cessi. Allora, per fare cosa grata all’umanità, ha pensato di cagare sulla soglia di un condominio: da allora, questo è un lieto episodio che rivanghiamo con piacere di tanto in tanto, immaginando le estasiate reazioni degli inquilini dell’edificio la mattina dopo.

Solitamente evito di chiedere il significato dei nomi delle band, ma il vostro è troppo ghiotto. Ho letto un articolo sulle diciotto mucche uccise folgorate a nord, vicino Madonna di Campiglio, quindi una storia vera. Raccontateci come vi è venuta in mente l’idea di usarlo come nome.

Sì, è una storia vera in effetti. Nel luglio del 2015 c’erano queste mucche lasciate al pascolo dall’allevatore a Malga Vagliana. È arrivato un violento temporale, e si sono radunate tutte sotto un grande pino: il fulmine ha colpito l’albero e le ha uccise sul colpo. Sei di loro erano gravide, quindi, a seconda del vostro giudizio sullo status legale dei feti, erano 18 oppure (minimo) 24. Abbiamo scelto questo nome perché ci faceva ridere, e perché il cantante ha sognato Camillo Golgi che gli intimava di chiamare il gruppo in onore di quelle mucche, essendo il grande scienziato reincarnatosi in una di loro.

L’hard-core in italiano dei Diciotto mucche uccise da un fulmine colpisce molto, specialmente sugli stacchi acustici, come in “Disfunzionale”, dove si ascoltano di tanto in tanto. Con quali artisti siete cresciuti? Quali reputate d’esempio?

Sappiamo che il concetto di hard-core italiano è un altro, ma forse la nostra fortuna è stata proprio la poca dimestichezza con tale genere. Siamo cresciuti ascoltando sostanzialmente di tutto, ma tendente al rumoroso. Penso che i gruppi più influenti per noi siano stati quelli più eclettici ed isterici degli ultimi tempi: The Dillinger Escape Plan, Frank Zappa, Sepultura, Al Di Meola, The Locust, Primus e probabilmente anche Darkthrone.

Uno dei vostri brani trae ispirazione dal poeta Cecco Angiolieri, dal quale a suo tempo trasse ispirazione Fabrizio De André. Diteci da dove è nata quest’idea.

Il brano è sostanzialmente la cover della canzone di Fabrizio De André di Cecco Angiolieri. Del pezzo ci colpiva l’evidente attitudine punk, esplicata diversi secoli ante litteram. Forse la cosa migliore del pezzo è l’ironia macchiata dalla sanguinaria drasticità del quattordicesimo secolo. Allora non si andava per il sottile come adesso, e inoltre nessuno aveva la grazia di morire e dissolversi nel nulla, come pare che tutti credano sarà nel terzo millennio. Allora si andava all’inferno, e Cecco Angiolieri ci sarebbe finito imprecando fino all’ultimo contro la natura e il creatore: ci pareva un messaggio bellissimo.

Avete diverse tracce online, ma ancora non abbiamo visto nessun album o EP ufficiale. Quali sono i piani per il futuro?

La verità è che siamo abbastanza minchioni, quindi non sappiamo dare nessuna tempistica. Quasi sicuramente ci sarà qualche uscita, ma in qualche forma stupida. Non abbiamo ancora deciso quale. Una delle possibilità è un fallo vibrante con chiavetta USB incorporata contenente l’album, ma ne stiamo considerando molte altre. Molto peggiori.

Vi ringrazio per averci prestato il vostro tempo e vi saluto lasciandovi un po di spazio, a voi la parola!

Mucche di tutte le etnie, genere e classe di reddito: il tempo di ribellarsi agli umani è finalmente giunto. Spezzate le vostre catene, e invadete le case dei bipedi che da millenni ci schiavizzano, umiliano e divorano, che mangiano i nostri figli e bevono il latte delle nostre mammelle. Sollevati, o fiero Popolo Bovino, e sbrana i tuoi oppressori. Concludiamo quest’orrenda schiavitù con un enorme carnaio: sterminiamo gli uomini, riprendiamoci il pianeta e continueremo a brucare e comporre poemi di muggiti nelle nostre teste fino alla morte termica dell’Universo.