È un piacere dare il benvenuto agli Es Nova su Music.it! La vostra arte, a un tempo subconscia nella forma e cerebrale nell’ispirazione, ci ha incuriositi non poco. Nei vostri tour non saranno mancati episodi divertenti, interessanti, o semplicemente strani. Potreste raccontarci quello più memorabile?

Grazie e voi per questa intervista! Ci sono tanti episodi firmati dagli Es Nova che varrebbe la pena raccontare. Un bel ricordo è stato la registrazione “live” del disco “Nostos”, dedicata all’Ulisse dantesco, realizzato con Pietro Conversano alla voce narrante. Avevamo in mente di fissare su nastro, in un unico take missato in diretta l’intero disco, senza alcun taglio, remix, editing o sovraincisione, registrando il tutto su un 2 tracce analogico.

Un’impresa ambiziosa!

Ci siamo dati 4 ore di tempo per finire il disco. Una sorta di sfida che ci costringesse a trovare risorse e modalità di lavoro nuove e senza ripensamenti. Non avevamo nessuna traccia musicale in mente, nessuna idea, soltanto il testo come guida all’improvvisazione. Puro spazio vuoto. Acceso il registratore abbiamo cominciato a suonare e dopo l’iniziale e sempre difficile assestamento il lavoro ci è sembrato fluire direttamente da un’altra dimensione. È stata una sensazione molto intensa che per giorni ci è rimasta impressa. Abbiamo lasciato tutto come è stato registrato, comprese distorsioni ed errori e abbiamo pubblicato il disco. È stata un’esperienza molto impattante e ci ha offerto la testimonianza concreta che la dimensione musicale estemporanea, se ben organizzata, può portare a risultati sorprendenti e molto forti dal punto di vista emozionale e delle immagini evocate.

Con il vostro “Politika” siete giunti al quarto lavoro registrato. Cos’è cambiato dall’inizio di questo viaggio?

Sono cambiate molte cose. Il cambiamento più significativo è senza dubbio relativo alla formazione. Dal trio iniziale composto da Erica Agostini (voce), Alice Drudi (tastiere) e Nicola Rosti (chitarre e produzione artistica) siamo diventati un quintetto grazie all’inserimento in organico di Michele Fraternali (basso) e Antonio Gentili (batteria). Questo ha consentito di fare una virata piuttosto netta da sonorità di stampo più elettroacustico a sonorità più rock-oriented, mantenendo tuttavia l’impianto improvvisativo degli esordi.

Quanto ha influito sulla parte performativa della vostra musica?

Tantissimo. Anche i concerti sono diventati maggiormente guidati dall’elemento strumentale, cercando di fare dello strumento qualcosa di massimamente libero, espressivo, astratto e orientato al sonoro più che impiegato in modo “accademico”. In area chitarristica ad esempio, artisti come Fred Frith e Derek Bailey hanno testimoniato questa apertura verso un’estetica orientata al sonoro e ad una maggiore estensione espressiva sullo strumento, includendo il lato “rumore” e la gestualità all’azione performativa. Ci siamo resi conto della radicale differenza fra nominare, evocare, citare correnti e artisti del “passato” ed includerli realmente nel proprio bagaglio espressivo, facendoli propri ed elaborandoli sia dal punto di vista concettuale che estetico.

Es Nova è un nome suggestivo, che ricorda le teorie freudiane della coscienza. Qual è il ruolo degli impulsi e dell’irrazionale nella vostra arte?

Il mondo di Freud, che tu hai citato, testimonia in qualche modo proprio il cedimento dell’impianto aristotelico, retto da categorie e principi – come quello di identità e di non contraddizione – non negoziabili, almeno per l’uomo greco e oltre. L’uomo freudiano abita una dimensione stratificata, molteplice, differente dall’appartenenza rigida all’una oppure all’altra categoria. È sano e malato, forte e debole allo stesso tempo, creativo e sterile. Può transitare dall’uno all’altro polo in virtù di condizioni che si vengono a creare, testimoniando della coesistenza di più istanze allo stesso tempo. Il campo dell’irrazionale (o di una ragione differente) fa capolino da un’altra scena allargando l’estensione del nostro abitare ed essere abitati da “altro”.

Questo rappresenta un terreno di lavoro in ambito musicale?

Almeno ad un certo grado. L’ipertrofia del polo razionale ha fatto dimenticare che in noi abitano altre istanze e modalità di conoscenza meritevoli di essere esplorate con i dovuti strumenti. Cage ha introdotto altre dimensioni all’interno del discorso musicale, così come, prima di lui, Russolo e Schaeffer, riportando in scena il silenzio, il rumore, gli elementi non-musicali. La musica occidentale – non quella microtonale – può essere vista anche come una formalizzazione dell’elemento fisico-acustico.

In che modo?

Scegliendo 12 note, il temperamento equabile ed altre convenzioni, il musicale fronteggia in modo “razionale” il continuum infinito dell’elemento sonoro. La Sound Art, in tutte le sue molteplici espressioni, consente di lavorare con vocabolari allargati, sia estetici che espressivi. È il versante sul quale con Es Nova più ci troviamo in sintonia. Nella libera improvvisazione, abbiamo l’opportunità di entrare in rapporto con questa dimensione, lasciando all’interazione con l’irrazionale-sonoro il fattore chiave del discorso. Questo ci porta ad una grammatica più vicina all’elemento visivo che al sonoro, lasciando alla dimensione espressiva ogni via possibile, pur rimanendo all’interno di un campo estetico caratterizzato dalla dimensione collettiva del gruppo e dalle nostre estetiche comuni.

Dal mito greco di “Nostos” all’attualità del presente, passando per le avanguardie del primo Novecento. Qual è il tratto d’unione di questa ricerca, se ne riconoscete uno?

Premesso che solo in parte si è consapevoli della reale cifra quando si tratta di processi artistici, forse uno dei tratti unari del discorso è l’improvvisazione. Insieme è fondamentale considerare una rielaborazione mirata del passato in chiave attuale, filtrata da un modo personale e soggettivo di vivere e sentire l’elemento musicale come collettivo, come gruppo. Le avanguardie del primo Novecento e non solo, soprattutto in ambito visivo e letterario, rappresentano ancora oggi una fucina di elementi e di novità, patrimonio concettuale ed estetico di grande valore. Insomma, tutto questo panorama è, pur in un differente contesto storico, una palestra estetica, concettuale ed espressiva di enorme valore.

Le vostre ispirazioni in campo musicale ci sembrano varie almeno quanto i riferimenti culturali alla loro base, spaziando dal jazz all’hard rock, dal prog alla darkwave. Quali sono i musicisti che hanno segnato maggiormente la formazione degli Es Nova?

I musicisti che ci hanno segnato sono molteplici e di varia estrazione e variano in rapporto ai vari membri del gruppo. Impossibile citarli tutti. Dovendo fare un elenco senz’altro i principali sono  Stockhausen, John Cage, Nono, Russolo, Maderna, Jimi Hendrix, i Soft Machine, Frank Zappa, John Coltrane, Davis, Cecil Taylor, Zorn, Arvo Part, i Pink Floyd, Metallica, Area, Anatoli Vapirov, Captain Beefheart, gli AMM, I New Phonic Art, Electronic Art Ensemble, Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza, Green Room, Sonic Youth, Massive Attack, Cocteau Twins, Alvin Lucier, La Monte Young, Pierre Henry, Edgar Varese, Demetrio Stratos, Meredith Monk, The Doors

Capsula Cinematica aggiunge una dimensione sonora alle grandi opere del cinema muto. Raccontateci la genesi e l’obiettivo di questo progetto.

Capsula Cinematica è un progetto parallelo a Es Nova, e condivide con Es Nova tre dei suoi cinque membri. Si aggiunge al collettivo il visual artist Pier Paolo Coro il quale ha una grandissima conoscenza ed esperienza nel settore delle arti visive. La genesi nasce dall’amore condiviso per il cinema e il suo linguaggio. Poi, volevamo avventurarci di più nell’elemento sonoro e improvvisativo, ma con uno sfondo comune, rappresentato dal cinema delle origini. I cine-concerti sono diffusi in sala con 8 o 10 sorgenti sonore, in continua interazione con il programma estemporaneo e le immagini. Creiamo interazioni in tempo reale, mettendo in relazione musica e diffusione sonora con vari momenti del film. Il suono gira, si ingrandisce, si rimpicciolisce, salta da una parte all’altra dello spazio sonoro creando un affresco suggestionante. Lo spettatore avrà una visione ampliata, arricchita del film e una diversa prospettiva sulla dimensione filmica priva dell’elemento sonoro.

Nei vostri eventi live lo spettatore ha un ruolo chiave, tanto da guadagnarsi il nome di “spett-attore”. Quale visione artistica motiva questo coinvolgimento?

In primo luogo i nostri live rinunciano al palcoscenico, dunque ad una dimensione privilegiata e ad una relazione up-down con il pubblico. Suoniamo sulla stessa dimensione spaziale dei nostri ascoltatori. Inoltre, eseguendo un programma interamente estemporaneo, le risonanze, le emozioni, le “energie” che il pubblico mette in circolo contribuiscono a creare la nostra musica sonora, le nostre idee e il nostro flusso di coscienza che poi ritrasmettiamo al pubblico a nostra volta. Il pubblico ascolta bendato, altre volte scrive pensieri o disegna immagini mentre suoniamo.

Voi sapete quali effetti esercita no le vostre performance sul fruitore?

Sì, perché lo spettatore li condivide con noi, e noi li mettiamo in scena in modo musicale, li ri-trasformiamo. Le transmodalità che la musica consente di utilizzare sono molto suggestive e consentono al pubblico di essere attivo interiormente. Per questo ci piace definirlo “spett-attore”. Si trova di fronte ad uno scenario astratto, senza appigli, senza anticipazioni possibili, aleatorio e ad un metro di distanza da noi. Deve costruire interiormente un tragitto, un senso, selezionando elementi sonori su base intuitiva, creando immagini che per lui, singolarmente hanno un significato privilegiato. Partecipa quindi con noi, tramite stati di risonanza, comunicazioni non verbali, gesti, azioni interne, così che il concerto è tanto suo quanto nostro. Non trova quindi un’opera chiusa, definita a priori, da fruire in qualità di semplice ricevente, ma la costruisce e partecipa alla sua costruzione insieme a noi. In qualche modo ne esce diverso e anche noi di conseguenza.

Un’ultima domanda: nel vostro nuovo videoclip “Dubbio Normativo” avete deciso di investirci con una cascata di cronaca odierna, commentata da musica e voce con divertito e schizoide sarcasmo. Credete che nei giornali di oggi si faccia un uso alienante della parola?

Non crediamo si faccia un uso alienante della parola. Crediamo piuttosto a che noi siamo alienati dalla parola, ambigua e sfuggente per natura. Già questa frase contiene un’ambiguità! Alienati in che senso? Nel senso di distanti, scissi, dalla parola piena – per usare un’espressione vicina a Lacan – e/o alienati a causa delle parole, che hanno persi riferimenti stabili che ancora conservavano dieci o quindici anni fa e che sono diventate armi comunicative potentissime e pervasive? Oggi “legame sociale”, “famiglia”, “denaro” “lavoro” si sono trasformati nella loro definizione, hanno subito virate significative, lasciando la sensazione di aver più bisogno di domandare: «cosa intendi per… a cosa ti riferisci quando dici…». L’uomo-giornale del nostro video è un’icona scherzosa di questa condizione, causata dalla sovraesposizione a un linguaggio sempre più stratificato e difficile da collocare e ad un uso massiccio di messaggi persuasivi.

Ringraziamo di cuore gli Es Nova per aver risposto alle nostre curiosità. Lasciamo a loro lo spazio di conclusione!

Ringraziamo voi della redazione di Music.it per averci ospitato e dato la possibilità di portare la nostra parola all’attenzione dei lettori. Ci auguriamo di vedervi presto ai nostri prossimi spettacoli! Per ogni approfondimento è attivo il nostro sito ufficiale e la nostra neonata pagina Facebook. Buona musica a tutti!

Capsula Cinematica | Original Soundtracks from Es Nova on Vimeo.

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