Francesco Sbraccia, cantautore di Teramo, è su Music.it per parlarci del suo ultimo disco, “Etimologia”. Ciao Francesco, benvenuto! Il tuo disco mi ha sciolto il cuore, e conoscere la tua musica è stata una delle cose migliori del mio grigio novembre. Ci racconti un episodio curioso che ti è capitato da quando hai intrapreso la carriera di cantautore?

Ciao, grazie a te e a Music.it per l’intervista! Ti ringrazio anche per queste parole.
Non sono uno che ricorda gli aneddoti, ma ce n’è uno recente e divertente. Quest’estate avevo una data insieme alla mia band, in un festival a centinaia di chilometri dalla nostra città. Al solito, siamo andati in sala prove a caricare gli strumenti, doppio controllo per vedere se c’era tutto. Risate perché Stefano, il mio tastierista, ha preso un portapacchi al posto dello stand per tastiere. Fabio, il bassista, alla guida a 130km/h in autostrada, dopo due ore di viaggio si è girato da noi: «Raga, ma il basso l’abbiamo caricato?».
Nessuno, ovviamente, aveva preso il basso. Breve storia triste. Per fortuna, poi, ne abbiamo trovato uno!

“Etimologia” è un distillato di delicatezza e profonda introspezione. A chi senti di essere grato, per il lavoro che sei riuscito a svolgere in fase di scrittura?

Non è una domanda cui posso rispondere in maniera troppo definita. “Etimologia” è il mio primo disco in italiano e, come tale, è una parziale summa di ciò che ho vissuto finora. Ci sono dentro le conclusioni filosofiche, estetiche e musicali dei miei primi 27 anni di vita. Per queste parziali conclusioni sono molto grato all’ambiente familiare che ho respirato fino a oggi. E anche ad alcune persone in particolare che hanno influito sul mio modo di pensare e vivere. La fase di scrittura delle canzoni è stato il delicato momento in cui questi contenuti si sono cristallizzati in frasi, melodie e suoni.

E tra i tuoi artisti musicali preferiti, chi ti ha influenzato di più?

Sicuramente un punto di riferimento in questa fase è stato Niccolò Fabi. Mi sento molto vicino a lui per il modo in cui trasforma i pensieri in canzoni. Prima di conoscere la sua musica, non avevo ben chiaro come potessi far assomigliare le mie canzoni ai miei stati d’animo, cantando in italiano. Ci ho provato più volte in inglese, ma era come aggirare un ostacolo – quello della lingua – che mi teneva poco legato a ciò che scrivevo. Adesso apprezzo di più quello che faccio, e sono davvero affezionato a un paio di canzoni in particolare.

Qual è la massima aspirazione di Francesco Sbraccia, come uomo e come cantautore?

Essere soddisfatto e contento di quello che ho e che faccio.

Se avessi la possibilità di formare un duo con un cantautore, poeta o musicista di qualsiasi epoca, chi sceglieresti?

Che domanda! La butto lì velocemente: Jonny Greenwood. Ecco, mi sono già pentito. Posso sceglierne altri 20?

Come ti è venuta l’idea per i cori in “Etimologia” e “Naturale”?

Non ricordo l’esatto momento in cui mi è venuta, a dire il vero. Però posso dire che volevo una cosa come la colonna sonora de “Il re leone”.

L’effetto “Il re leone” è riuscito, missione compiuta! Hai conseguito una laurea in ingegneria elettronica e un diploma in pianoforte. Come sei riuscito a conciliare questi due mondi, così distanti fra loro?

Non si sono mai conciliati, almeno logisticamente! Quando c’erano dei periodi di intenso studio da una parte, veniva meno l’altra. Personalmente, sono due ambiti che mi hanno sempre attratto. Devo dire che sono, arrogantemente, un aspirante tuttologo. Mi piacciono tantissime cose e vorrei studiarle e occuparmi di tutte, dall’ambito scientifico a quello musicale. A posteriori ho capito anche che scientificamente sono più vicino alla fisica che all’ingegneria, più per il perché che per il come. Più curioso che smanettone, per capirci.

Pensi che lo studio di una materia scientifica ti abbia aiutato in quello della musica?

Nello studio di uno strumento, e specie nella musica classica, c’è bisogno di un approccio metodico. Allenare il corpo e imparare le partiture richiede grande sforzo e dedizione, non molto diversamente da ciò che succede studiando una qualsiasi altra materia. E il godimento che arriva alla fine non è tanto di tipo romantico, quanto di soddisfazione artigianale e intellettuale, come quando arrivi a comprendere una questione complessa. Mi fermo qui altrimenti ne parlo per ore!

Sono solito analizzare la musica che ascolto con un approccio sinestetico. Se la tua musica avesse un odore, quale sarebbe?

Quello dopo un’abbondante pioggia, quando le lumache escono fuori, che senti affacciato ad un balcone alle sette di una domenica mattina settembrina.

E se fosse un fenomeno naturale?

Un arcobaleno.

Se potessi scegliere un qualsiasi luogo sulla faccia della terra per un tuo concerto, dove ti piacerebbe suonare?

In uno studio di legno in una casa di campagna abbastanza grande, per passare il resto della giornata con tutte le persone cui voglio bene. A mangiare, ridere e stare bene.

Caro Francesco Sbraccia, il nostro tempo per oggi è finito. Come dici in “Sarebbe bello”, tutto ha il suo tempo, e questo è il momento dei saluti. C’è qualcosa che vuoi aggiungere per concludere l’intervista?

Ho trovato le domande molto interessanti, grazie dell’intervista! A chi ci legge e volesse ascoltare “Etimologia”, consiglio di farlo in una domenica mattina o nel tardo pomeriggio autunnale di un giorno feriale. Ciao!

https://youtu.be/pkvwZPHIrrI

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