Ciao a Gli amici dello Zio pecos! Benvenuti su Music.it! Rompiamo subito il ghiaccio: raccontateci l’episodio più buffo della vostra carriera.

Ciao. Grazie di ospitarci! Di episodi ce ne sarebbero centinaia. Quando hai dormito poche ore e riparti per un altro concerto, il sonno ti regala begli episodi. Nel 2010 abbiamo vinto un premio importante, il premio del centro studi Franco Enriquez per la sezione musica. Non potevamo ritirarlo perché la sera stessa avevamo un concerto. Gli organizzatori del concerto ci hanno consigliato di andare a ritirare il premio. Non sapevamo fosse così importante! Solo dopo aver visto i vincitore di quella edizione, come Rai Fiction, Lando Buzzanca, Leo Gullotta, Ron, Tony Sperandeo ne abbiamo capito la portata!

Partiamo dal vostro nome. Perché siete diventati gli amici dello Zio Pecos? E chi è costui?

È un personaggio di fantasia. È coprotagonista di una puntata di “Tom & Jerry”, uno zio di Jerry. Suona la chitarra ed è ironico. Quando cercavamo un nome, suonavamo country proprio come lui. È un personaggio che aveva a che fare con il mondo della musica, con la felicità, con i sogni. Sposammo la sua filosofia e ci dichiarammo suoi amici. Poi i generi musicali a cui ci siamo dedicati sono cambiati, ma lo spirito del gruppo è rimasto quello. Così siamo rimasti Gli Amici dello Zio Pecos.

Raccontateci qualcosa sulla vostra formazione: come vi siete conosciuti e come è nata questa band?

Suoniamo insieme dall’età di 15 anni. Abbiamo più o meno tutti la stessa età. In un paese di provincia non è stato difficile incontrarci. All’inizio abbiamo condiviso solo la passione per la musica, che poi è diventata un’attività lavorativa. Ma, se lo è diventata, è perché con il tempo ci siamo incontrati anche sul piano umano.

Ho ascoltato il vostro ultimo disco “Dentro le cose”. La sensazione è di perplessità mista a curiosità. Che tipo di genere è, il vostro?

Non ci siamo mai riconosciuti in un genere musicale specifico, per non limitare la creatività. Crediamo che scavarsi la nicchia, in un solo modo di esprimersi, sia ormai retrò. Siamo cambiati spontaneamente. In questo album, abbiamo ricercato le cose positive della vita, contro un mondo che continuamente spara input negativi. Abbiamo provato a guardare le cose con gli occhi stupiti di un bambino che non è influenzato dall’esperienza. Molti brani, infatti, parlano di confusioni dell’adolescenza, di ricerca di sé, di innamoramenti ai tempi del liceo. C’è stato uno sguardo alla nostra parte fanciullesca, per questo abbiamo usato un linguaggio compositivo semplice e arrangiamenti giocosi. Definiamo il sound di quest’album pop d’autore.

Il folk ballabile, quasi beat, delle tracce “Officina” e “Pensa per te”, a quali modelli si rifa? Quali influenze ci sono, nelle canzoni de Gli Amici dello Zio Pecos?

“Officina” ha un arrangiamento basic, quasi da chitarra e voce, mentre “Pensa per te” si è ispirata al rockabilly che ogni tanto ci divertiamo a suonare. Ci stava bene con un messaggio diretto e un po’ rude come quello di “Pensa per te”. Siamo influenzati dal cantautorato italiano e dalle band storiche internazionali, ma inevitabilmente l’uso dei synth mostra un adattamento al sound del momento, che è inevitabile. L’elettronica offre una vasta gamma di suoni e linguaggi per esprimersi.

Nella scena attuale, quali artisti o band ritenete siano valide realtà?

Ognuno di noi ha i suoi gusti, ma tutti e quattro cerchiamo di apprezzare ogni tipo di espressione. Non sappiamo dare un nome preciso perché, con gioia, riscontriamo un’alta qualità delle canzoni e delle produzioni attuali, anche di artisti minori, i cosiddetti indipendenti. È il segno che oggi si ha modo di produrre musica di buona qualità e che i ragazzi abbiano molto da dire. E lo sanno dire bene!

“Dentro le cose” è un album che racconta i piccoli gesti della quotidianità, emozioni, persone, realtà. Che messaggio volete mandare? E quali sono le “azioni noiose”? E perché “ci stanno le cose meravigliose”?

Siamo affascinati dall’uomo e dai suoi comportamenti. Abbiamo osservato, nella realtà dei social, l’ostentazione a mostrarsi e a condividere ogni istante della propria vita. A prendere posizione, sempre. È giusto questo? Non lo sappiamo. Non abbiamo una certezza. Lanciamo solo uno spunto di riflessione. La domanda è il motore dell’evolvere. Dire la propria opinione, per esempio, è bello, è partecipazione. Ma quando vediamo gente che se la prende solo per cose di poco conto o cade facilmente preda dei troll, forse è il momento che ognuno di noi ritrovi la serenità. Basta godersi una piccola azione quotidiana, una di quelle che non fanno rumore, ma magari ci fanno stare sereni, e ci rendono potenziali trasmettitori di serenità. Le cose meravigliose stanno nelle piccole azioni perché sono momenti personali in cui si sta con sé stessi e si fa veramente ciò che si ama senza l’influenza del pensiero della società.

“Merda” è il singolo del nuovo album “Dentro le cose”. Un titolo provocatorio. Perché?

Perché l’album è leggero. Ma questo non significa che sia superficiale. Il brano parla di amore, ma una seconda chiave di lettura fa capire che non si sta lodando una donna, ma la follia. Quella follia che ci fa sopravvivere alle ingiustizie e brutture della vita. Solitamente anche trattando temi importanti tendiamo a sdrammatizzare, ma in questo caso abbiamo scelto un titolo duro perché per qualche momentaccio della vita dire “merda” è pure troppo gentile.

Il vostro gruppo ha riscontrato un grande successo su tanti palchi italiani. Che effetto vi fa la notorietà, il “diventare famosi”? Quali saranno i prossimi passi?

Effettivamente nelle città in cui siamo andati c’è stato veramente un apprezzamento sincero. Abbiamo firmato maglie, cd e dopo il concerto siamo stati a brindare con i più coinvolti. Ovviamente questo ci fa un immenso piacere. Soprattutto ci piace che vengano apprezzate le nostre canzoni e tutto il nostro show live. Ci impegniamo affinché la musica possa portare un po’ di felicità e crediamo molto nelle attività artistiche: hanno un’importanza che non dovremmo mai snobbare.

Un ultimo sfogo, qualche riga tutta per voi. Anticipazioni? Delucidazioni? Speranze, rimorsi?

Quest’anno abbiamo sperimentato interazioni con ospiti di livello nazionale. Ci sono stati comici in una parte dello spettacolo leggera. Soprani hanno cantato sopra le nostre musiche più di nicchia. Danzatrici aeree hanno messo in scena i nuovi brani. Persone impegnate nel sociale si sono espresse in un angolo del nostro spettacolo stile talk show. Momenti con linguaggi semplici, altri in chiavi più complesse. Un’anticipazione è il video di “Merda” che stiamo girando, dato che parla di follia, con un gruppo di persone fantastiche che ci hanno dato un punto di vista non scontato riguardo l’amore e la follia. Sono gli operatori e gli utenti del centro Sollievo della città di Jesi. Lavoriamo sodo per costruire spettacoli nuovi. Ci piace fare.

Gli Amici dello Zio Pecos – Le azioni noiose

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