Confine è cum-finis, ciò che mi separa e nel contempo ciò che mi unisce, che ho in comune con l’altro, qualunque cosa l’altro o l’oltre sia o significhi”.

Ascoltando “Forvojaĝi”, la prima creatura data alla luce il 6 Luglio da Gli Archimedi, non ho potuto fare a meno di rispolverare quelle poche nozioni di sociologia che serbo in tasca da che ne feci conoscenza. È del sociologo Stefano Allevi la citazione presa in prestito. Per quanto fuorviante, non è affatto casuale.

Gli Archimedi sono solo in tre, ma sono come un Prospero sontuoso, con tre bacchette magiche.

La musica de Gli Archimedi è un viaggio muto e interstellare che attraverso la musica si snoda per i diversi continenti del globo, dove se ne fruga il passato e se ne restituisce lo scorrimento, la trasformazione. In poche parole: “Forvojaĝi” è una s-confinata sperimentazione.

Si tratta di ben quattordici tracce di crossover elegante. Strumentale, l’album ripercorre e ridefinisce la storia della musica classica, del jazz, del folk, del rock ‘n’ roll, come nella notevole “Johnny B. Goode”, in cui dell’evergreen resta intatta la freschezza, mentre se ne sviscera l’autenticità.

Gli Archimedi inventano la bellezza di nuovi percorsi strumentali, e i confini fra i generi sono fagocitati dall’ispirazione viva ed esperta.

Come Archimede a suo tempo, Gli Archimedi inventano la bellezza di nuovi percorsi strumentali. I confini tra i generi sono qui dati in pasto all’ispirazione più viva ed esperta, quella di chi per evadere deve tenere le palpebre serrate. La profondità della composizione è tutta affidata ai tre strumenti utilizzati. Si trasformano, persino loro.

Gli Archimedi sono solo in tre, ma sono come un Prospero sontuoso, con tre bacchette magiche. Fermano il tempo nel giro dell’ascolto. E nel mentre si arriva là, dove siamo partiti per conoscere quel posto per la prima volta. “Forvojaĝi” è una danza che si balla anche sdraiati.

 

 

GLI ARCHIMEDI

FORVOJAĜI

6 luglio 2018

New Model Label

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