“Chiudi gli occhi” è il suggerimento degli Astral Plane. Che sia voluto o meno, io lo faccio. In fondo, un titolo deve sapere incuriosire al primo impatto. Deve sfidare. Deve comprimere l’essenza di un progetto e presentarlo al più vasto pubblico possibile, e serve anche coraggio per scegliere quelle poche parole che vanno a racchiudere idee e concetti. Poi sta all’ascoltatore agire di conseguenza; se cogliere la sfida o passare oltre verso qualcosa che susciti un maggiore interesse. Fa parte del gioco. Io decido di fidarmi del trio piemontese.

Il viaggio astrale inizia proprio con la traccia che presta il nome all’opera. “Chiudi gli occhi” parte con delicatezza grazie a William Fazzari che lascia scorrere le proprie dita sulle tastiere mentre colpi di spazzola ai piatti rilasciano deboli echi. La sua voce, che si presenta con un timbro lievemente sporcato e molto gradito, viene accompagnata dall’entrata in scena di decisi beat al synth. L’atmosfera intessuta avvinghia l’interesse dell’ascoltatore tra soffici spire. Il testo del ritornello fuga ogni mio dubbio: “Chiudi gli occhi e immergiti in questo mare di stelle che brillano intorno a te”.

Non nego che le labbra si sono increspate in un lieve sorriso. È bello ricevere silenti conferme dagli Astral Plane per aver agito bene seguendo una sensazione. “In the autumn light” è il primo cantato in inglese. La questione si fa interessante con un ottimo Massimo Schiavo alle percussioni che dalle retrovie tiene il ritmo con decisione. Il brano si snocciola su una struttura molto simile a quello già ascoltato. Tra variazioni soft tra le strofe e impennate sui ritornelli, ci regalano una traccia di ottima qualità.

“Chiudi gli occhi” mi è piaciuto parecchio. Gli Astral Plane hanno saputo fondere l’elettronica al rock in maniera magistrale.

Procedendo, poche note d’organo vengono sparate dalle tastiere, che si tuffano subito nei beat belli incisivi con “Before”. Il secondo brano in inglese è cantato da Verdiana Nobile, che delizia i timpani con una voce potente e pulita, contornata da sfumature pop rock elettroniche. Quindi controcanti e maestosi acuti prendono per mano l’ascoltatore accompagnandolo per buona parte del brano, per poi congedarsi e lasciarlo nuovamente in mano agli Astral Plane alla conclusione del pezzo.

Troviamo infine “Flusso Perpetuo”, il brano più lungo dell’EP nei suoi quasi 6 minuti di lunghezza, che si dimostra il più coraggioso già solo per il minutaggio. Momenti di stasi si altalenano alle  ruggenti improvvise distorsioni delle chitarre di Michael Infantino, che poco aveva brillato finora. Con continui cambi rotta si entra in un vortice energico e variopinto, che coccola e frastorna allo stesso tempo. E mentre “Magneti impuri si attraggono rinchiusi in un flusso perpetuo”, i miei occhi si aprono mentre l’ultimo secondo viene scoccato dall’uscita in fade out della traccia.

Se non si fosse capito, “Chiudi gli occhi” mi è piaciuto parecchio. Gli Astral Plane hanno saputo fondere l’elettronica al rock in maniera magistrale, infondendo a ogni traccia atmosfere ricche di colori e sfumature. Consiglio l’ascolto a chi cerca qualcosa che sappia rompere la crosta della banale scrittura musicale, che troppo annoia le orecchie di recente. Sono neanche 20 minuti, non ve ne pentirete. So solo che se mai dovessi darmi alla regia cinematografica, saprei già a chi affidare la colonna sonora.

 

ASTRAL PLANE

CHIUDI GLI OCCHI

4 ottobre 2018

Ma

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