“L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. A meno che tu non sia un operaio, un musicista o un laureato”. Basta la prima frase della prima traccia “Beviti un fernet” per entrare nel mood degli OSAKA FLU. Contemporaneità, giorni attuali, l’Italia che fuori dal mondiale vanta tra i più alti livelli di disoccupazione. Si districa tra toni ruggenti e folk pop, il nuovo album “L’Italia è fuori dal Mondiale”, mixato nello studio Rooftop con la collaborazione di Paolo Alberta come sound engineer e Giovanni Versari al mastering.

Dopo i precedenti “Look out kid” in inglese e “KM 183”, l’album viene autoprodotto e finanziato dai tre ragazzacci di Arezzo: Michele, Daniele e Francesco. Tra citazioni del miglior cantautorato italiano degli anni ‘60, da Rino Gaetano a Lucio Dalla, le sonorità si mischiano ad una passione condivisa per la grande musica internazionale, da Bob Dylan ai The Clash, passando per i Rancid. Il sound, intanto, si propaga graffiante e coinvolgente.

Undici tracce di spensierata rabbia, tra grida stridenti contro la globalizzazione e a favore del futuro: è la voce di Daniele a intonare un pulp alternative rock che ci dà da riflettere. Irriverenti e sfacciati, carichi di energia e pronti a calcare altri palchi, gli OSAKA FLU sono ironici anche nel parlar di sé stessi: “Lo scopo principale del disco è quello di tenere i giovani lontani dalle droghe. Più ne comprano loro e meno ce n’è per noi”. Uscito su tutte le piattaforme digitali il 29 aprile, “L’Italia è fuori dal Mondiale” è il terzo album per il trio aretino, un concentrato di amare verità e condivise perplessità.

“L’Italia è fuori dal Mondiale” degli OSAKA FLU è un inno alla libertà d’espressione e di pensiero.

A svelare i più buffi desideri degli OSAKA FLU – “Voglio rubare un motorino e guidare fino a Capo Nord, voglio pitturare un quadro come Salvator Dalì” – ci pensa “Gina”, il singolo che ha anticipato i video di “Viva Verdi, la Magnani e Berlinguer” e di “Mi fa schifo lavorare”. Ritmi ska, coincisi nel mandare messaggi forti, denunciando i cliché della globalizzazione e rievocando personalità di valore, i simboli di un’altra Italia. “Non vado a feste patinate, né a riunioni aziendali” è lo slogan scanzonato contro l’eccesso di zelo, alla ricerca di un benessere perduto, più genuino. “Mi fa schifo lavorare” è una lettera aperta contro il sistema lavoro: “non è che a noi ci fa schifo lavorare, [..] ci fanno schifo gli imprenditori senza scrupoli, ci fa schifo guadagnare lavorando nei centri commerciali e poi rispendere i soldi nei centri commerciali”, afferma la band.

Il video di “Mi fa schifo lavorare” – prodotto da Lightning Multimedia Solutions, da un’idea degli OSAKA FLU –  spontaneo e genuino, è girato per le strade di Arezzo: nella quotidianità cittadina, bastano un paio di cuffie e un mp3 alla mano per far ballare e cantare anziani al centro di bocce, passanti e venditori ambulanti! Si gioca con il precariato e con i soldi, in un sogno ad occhi aperti chiamato “Quandosaròriccodaschifo”, l’ottava traccia. Si gioca per ricordarsi di far parte di un tutto, dove c’è “chi non la smetteva mai/ di volermi ancora vivo”.  Quando interrompo la musica, penso. Mi ricordano le canzoni del liceo, quelle gridate con la chitarra quando fuori c’era la polizia. E noi avevamo occupato. “L’Italia è fuori dal Mondiale” è un inno alla libertà d’espressione e di pensiero.

 

OSAKA FLU

L’ITALIA È FUORI DAL MONDIALE

29 aprile 2018

Autoprodotto

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