È passato un anno esatto da quando ho visto per la prima volta il graffito apparso nel quartiere nomentano in onore di Primo Brown, al secolo David Belardi. Assieme all’MC Grandi Numeri (Giorgio Cinini) e a DJ Squarta (Francesco Caligiuri), Primo Brown aveva fondato i Cor Veleno. La band fu pioniera, tra poche altre, della cultura hip-pop e del rap in Italia negli anni ’90.
Era il 2016 ed era il primo dell’anno. Forse era il primo minuto, quello in cui Primo Brown è scomparso. All’epoca, i Cor Veleno li conoscevo soltanto da lontano. Non che vi sia d’interesse, lo so. È che alla vista di quel murales, la distanza s’era dissolta in calore. Me ne stavo lì, con un amico che mi narrava la poesia degli MC. Intanto, “Lo Spirito che Suona” mi aveva già colpito. E in una parte del cuore che tenevo scoperta.

“Lo Spirito che Suona” è il nome scelto per quello che, nella discografia essenziale, è il sesto dei dischi firmati Cor Veleno. Un disco che vuole essere un testamento alla memoria di Primo Brown, un album corale che raccoglie l’amore per la musica da parte di chi la musica la fa, la spinge e la vive a pieno titolo. È un abbraccio collettivo attorno al devastante talento del rapper scomparso, un omaggio alla sua eredità, un regalo per l’amore dei suoi fan. Di Primo Brown ci sono strofe e pezzi inediti. E già questo basterebbe a conferire al disco la sua unicità. Invece no. O meglio, non solo. “Lo Spirito che Suona” è un disco che sa arrivare ancora fresco dai ‘90. Al beat della musica hip-hop mescola i colori del blues, la poetica del jazz, il piglio del funk, l’elettricità del rock. Il magma dello spirito è intenso e variegato.

“Lo Spirito che Suona” è il nome scelto per quello che, nella discografia essenziale, è il sesto dei dischi firmati Cor Veleno.

Sì, perché le persone che hanno voluto omaggiare il lavoro dei Cor Veleno e la bellezza di Primo Brown sono tante e diverse. Da Danno del Colle der Fomento, che coi Cor Veleno è cresciuto insieme e in parallelo, a chi invece non ci si aspetterebbe di trovare. Come Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, che in due brani dà la voce a delle strofe commoventi. Passando poi per la chitarra di un fan d’eccezione qual è Adriano Viterbini dei Bud Spencer Blues Explosion e per la poesia della tromba di Roy Paci. Proprio lui lo scorso anno era salito sul palco dell’Ariston con indosso la t-shirt di Primo Brown omaggiandone il ricordo e dedicandogli l’esibizione. Fino poi a giungere al contributo di colleghi più giovani come Coez, Gemitaiz, Mezzosangue, Johnny Marsiglia, MadMan e Marracash.

Ciascuno di loro ha soffiato se stesso dentro “Lo Spirito che Suona” insieme ai Cor Veleno. Ognuno col suo vissuto, nell’autenticità di un abbraccio che sfonda il genere per ricucirlo attorno al filare di parole che è il flow mozzafiato del rap che tesse la vita, anche quando questa materialmente si arresta. I brani sono 17 e su ciascuno di loro ci sarebbe da scrivere una storia che in questa sede non troverebbe giustizia.

Primo Brown vive. Perché, sembra banale, ma è “solo amore se amore sai dare”.

La traccia “A pieno titolo”, a chiusura dell’album, era stata lanciata sul web nel Giugno del 2016 con una produzione video tanto bella quanto struggente. Era una delle ultime canzoni a cui aveva lavorato anche Primo Brown. È sulla sua voce e sul malinconico riff di pianoforte che fa da leitmotiv che il brano concede in retrospettiva la percezione di quello che è il nucleo del disco per intero. Ovvero: non solo il tributo al ricordo di un fratello che anche diventa un prezioso regalo per i fan. Soprattutto, la presa di coscienza che, in un modo o nell’altro, si deve andare avanti. Perché l’azione musicale, quando è autentica e nutrita di purezza non concede un contrario alla Vita. E questo, Grandi Numeri e Squarta lo hanno vissuto sulla loro pelle e sul loro dolore, raccogliendo però quello di tutti e tutte intorno a loro.

Ed è secondo questa chiave di lettura che, da recipienti quali si diventa nell’ascoltare un disco nuovo, “Lo Spirito che Suona”, “spigne! t’arriva dritto in faccia come ha fatto a me, quand’era solo ieri e mi bastava il rap”. Le liriche del disco sono acute e appassionate. Come ci si aspetta, guardano alla contemporaneità in tutte le sue sfaccettature e lo fanno con poesia e precisione magistrali. In una parola, “Lo Spirito che Suona” è un’inclusione. Nel senso più stretto e vero del termine, quello più prezioso. È la purezza di un’energia che si rinnova e che è il punto di forza del sound dei Cor Veleno e delle loro rime. Primo Brown vive. Perché, sembra banale, ma è “solo amore se amore sai dare”.

 

COR VELENO

LO SPIRITO CHE SUONA

26 ottobre 2018

Artist First

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