Si dice spesso che il teatro non offra un’adeguata scelta di ruoli femminili. E ci si lamenta anche che i personaggi femminili raramente siano protagonisti e di rilievo al pari di quelli maschili. Per una volta assistiamo ad un tentativo di scardinare questa realtà. Sarah Biacchi porta in scena “Hamletas”, una versione di “Amleto” totalmente al femminile, nel senso che le attrici che interpretano tutti i ruoli sono donne.

È apprezzabile l’esperimento che tenta di dare alle attrici un potere che a livello drammaturgico non spetterebbe loro. Mi chiedo però perché le attrici che interpretano ruoli maschili dell’Amleto abbiano dovuto lavorare sul genere opposto. Se è vero che l’obiettivo è “raccontare la lotta tra l’essere e il non essere che ogni essere umano deve affrontare, senza domandarsi se sia uomo o donna: semplicemente spirito”, va da sé domandarsi perché ci sia un lavoro a metà sul genere maschile.

Sarah Biacchi porta in scena “Hamletas”, una versione di “Amleto” totalmente al femminile.

Il quesito che solleva Amleto da 400 anni a questa parte non dovrebbe riguardare il maschile e il femminile, perché è universale, e riguarda uomini e donne. Allora ognuno potrebbe restare aderente a sé stesso senza fingere di essere qualcosa che non è. Più che un restare in mezzo ad una lotta, mi sembra una occasione mancata, un non aver lavorato fino in fondo, non avere osato abbastanza.

Al di là della scelta registica, non posso non sottolineare la bravura delle attrici che sostengono senza cedimenti un testo importante come quello di “Amleto”. La recitazione dei versi shakespeariani diventa, nella bocca di Francesca Ciocchetti (Amleto), chiara e intensa. Ludovica Modugno interpreta invece Claudio riuscendo ad essere credibile e solida, sostenuta altresì da una grande tecnica.

Non esistono piccoli ruoli in “Hamletas”. Cito Diletta Acquaviva per la ferrata presenza scenica e per aver reso unico il cortigiano Guildenstern. Nei panni di Laerte c’è Elena Aimone, che crea un giovane ironico e affettuoso prima, coraggioso e disperato poi.

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