Deciso e graffiante, Pietro Roffi nella sera del 2 dicembre è salito sul palco del Teatro Studio Borgna, dell’Auditorium Parco della Musica e, senza dire una parola, inabissa immediatamente il pubblico in quel viaggio chiamato vita. È difficile esprimere con semplice parole le emozioni suscitate dalla sua musica; probabilmente risulta più facile descrivere la logica simmetrica seguita dall’artista stesso nello sviluppo e nell’organizzazione, puntuale, del concerto. Dopo aver avuto il piacere e l’onore di aver precedentemente recensito “1999” il suo primo album come compositore (qui il link: https://music.it/magazine/recensioni/il-favoloso-viaggio-di-pietro-roffi-dal-1999), possiamo solo che confermare tutto ciò che è stato detto e sentito. Ma solo dal vivo tutto prende forma e le sensazioni migliori si trasformano in emozioni luminose, impossibili da trattenere. Sarà per quel sentito e sincero trasporto che lo stesso Pietro Roffi ha mostrato fisicamente, o perché la musica dal vivo ha maggior impatto sull’uomo.

Intenso ed immersivo, l’artista è riuscito a fare centro nel cuore di ciascun ascoltate. In grado di comunicare ed arrivare a tutti, la musica di Pietro Roffi si posiziona fuori dal tempo: passato, presente e futuro non esisto più. Tradizione e innovazione si fondono in un unico e nuovo spazio, quello della notte, del buio, dei ricordi e della nostalgia. Durante il concerto si aveva quasi la sensazione di essere trasportati da un luogo all’altro, semplicemente fuori dal tempo. Proprio come nel brano “Notturno”, suonato durante il concerto, «una specie di ninna nanna sui tempi che non abbiamo ancora vissuto». Quella del notturno è l’ambientazione ideale per riflettere ed interrogarsi sul futuro e per lasciarsi pervadere dalla sensazione di respirare l’aria di momenti che non abbiamo ancora vissuto.

In grado di comunicare ed arrivare a tutti, la musica di Pietro Roffi si posiziona fuori dal tempo: passato, presente e futuro non esisto più

All’Auditorium Parco della Musica di Roma, l’artista ha già debuttato come solista con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia sotto la direzione di Carlo Rizzari, suonando una Serenata scritta dal premio Oscar Dario Marianelli in occasione del novantesimo compleanno di Ennio Morricone. Una vita con e per la musica, una vita in musica, quella di Pietro Roffi che con il suo primo album come compositore nella sua discografia, lascia tutti senza parole. Come in un sogno, o forse no, riaffioravano alla mente immagini di vita vissuta, quella del musicista stesso, ma anche della nostra, perché con la sua musica è facile immedesimarsi e lasciarsi andare.

Impossibile definire il qui e ora, il tempo scorreva sui tasti di quella scatola nera dando vita ad infiniti arabeschi sonori. Come in un film alla David Lynch, lo spazio e il tempo si confondono in un racconto apparentemente lineare in una musica da sogno. Era come se con la sua musica avesse dato vita a tante piccole anime visibili attraverso il raffinatissimo gioco di luci che circondavano ed affollavano il palco. “1999” è uscito a settembre, proprio come quando quel «settembre del ’99 scoprii che quella scatola nera si chiamava “fisarmonica”», come ci racconta l’artista. In questo album, la fisarmonica, strumento per eccellenza del folklore e della tradizione musicale del secolo scorso, assurge a nuove potenzialità, atmosfere e colori grazie all’energia dell’elettronica, che caratterizza il nuovo millennio.

Pietro Roffi si è rivelato un ragazzo dalla profonda sensibilità e con gli occhi lucidi di chi ha visto il proprio sogno realizzarsi

Un album descrittivo, autobiografico e quindi sincero. La genuinità sprigionata da quelle note è la stessa con cui l’artista si è posto al pubblico: rompendo gli schemi della formalità, Pietro Roffi si è rivelato un ragazzo dalla profonda sensibilità e con gli occhi lucidi di chi, con duro impegno e una forte passione, ha visto il proprio sogno realizzarsi. Durante la serata, il fisarmonicista ha fatto ascoltare al suo pubblico i brani che compongono “1999”, dando una chiave di lettura e quindi spiegando ogni singola traccia. Ha aperto il concerto con una danza ininterrotta ed ossessiva carica di energia dal titolo “Danse Chronique”. Poi ci ha portati in Brasile con “Blue Rio” dove il l’azzurro intenso del cielo si confonde con la terra.

Non ha tardato ad arrivare la tanto amata dal pubblico “Est-Ovest”, preceduta dalla prima cartolina musicale “Postcard n. 1”, un viaggio sospeso nell’aria: sembrava quasi di percepire il vento che spinge le onde di un mare d’inverno. Con “Gudja” il musicista ricorda il cielo costellato di luci della piccola cittadina nella regione sudorientale di Malta. La bellezza dei luoghi e dei tempi vissuti si ripresenta sotto forma di riflessione con una musica intima, che solletica la fantasia. Non poteva poi mancare “Hysteria”, brano dal ritmo nervoso che ha dato vita ad una danza selvaggia ed isterica di luci rosse; questo pezzo ripercorre idealmente il rito di purificazione dal morso della tarantola attraverso gli echi della musica popolare del Sud Italia.

Poeta sottile e raffinato, in grado di descrivere emozioni passate e restituirle con verve e infinita leggerezza

Pietro Roffi conclude il suo racconto con un interrogativo «Is there a place in your heart?», «C’è un posto nel tuo cuore?», domanda retorica che ognuno di noi, probabilmente, dovrebbe porre prima a sé stesso per poi aprirsi agli altri. Alla fine il fisarmonicista ha colto l’occasione per sottolineare e valorizzare la sua terra, l’Italia; ed è per questo motivo che come bis ha voluto far ascoltare “Canzone Napoletana” di P.I. Tchaikovsky. Una serata emozionante e densa di sorprese; Pietro Roffi, in occasione di questo concerto ha deciso di scrivere un brano per l’organetto, quest’ultimo rimpasto impolverato per troppo tempo, che gli aveva regalato il nonno e che non aveva mai avuto modo di suonare prima.

Poeta sottile e raffinato, in grado di descrivere emozioni passate e restituirle con verve e infinita leggerezza. La sua musica è una danza ondeggiante e appassionata. Sognare in grande e volare in alto, Pietro Roffi sembra aver trovato la chiave giusta e la strada verso il successo. Brillante e tecnicamente molto preparato, ha dimostrato un totale padronanza del suo strumento, la perfetta estensione del suo corpo. Forte personalità e grande capacità interpretativa, in grado di entrare in forte empatia con il pubblico; la sala era cosparsa di colori in un’atmosfera calda ed avvolgente. Indubbiamente è un artista che oltre ad aver molto da dire, sa anche come dirlo.

Frédéric Chopin – “Minute Waltz” (Pietro Roffi)

Pietro Roffi plays the “Minute Waltz” (Waltz in D-Flat Major, Op. 64 No. 1) by Frédéric Chopin. Listen on Spotify: https://open.spotify.com/album/2oHepxNl6Bw…

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