Il 18 settembre 1970, a soli 27 anni, moriva a Londra Jimi Hendrix. Sicuramente stiamo parlando di un personaggio e di un artista che ha rivoluzionato radicalmente l’immaginario e la concezione di uno strumento musicale. Se pensiamo a Jimi Hendrix non possiamo, infatti, non pensare, in primis, alla sua Fender Stratocaster (in fiamme) e in secondo luogo allo stile chitarristico che ha influenzato più generazioni di musicisti.

Jimi Hendrix, uno dei musicisti più influenti della storia della musica

Anche oggi a 50 anni dalla sua scomparsa Jimi Hendrix è universalmente riconosciuto come una delle figure più influenti e più rivoluzionarie della storia della musica contemporanea. Parlando con gli addetti ai lavori del mondo della chitarra si può tracciare una divisione netta tra PRIMA e DOPO Jimi Hendrix; uno spartiacque fatto per sottolineare la sua importanza decisiva nella concezione e nell’utilizzo del suo strumento musicale.

Il suo sound aggressivo e selvaggio; l’uso di distorsori taglienti e del famosissimo wha wha; i “rumori” derivanti dall’effetto Larsen e dalle dissonanze resero il suo stile unico e inconfondibile. All’epoca queste scelte stilistiche destarono scalpore. Oggi, possiamo dire che hanno gettato le basi per buona parte della musica moderna dall’hard rock dall’heavy metal e via dicendo.

Chiunque al giorno d’oggi usi una chitarra elettrica con un distorsore e un wha wha, paga un tributo di sangue a Jimi Hendrix.

Mito e leggenda si snodano attorno alla chitarra di “Purple Haze”; tra patti col diavolo e “viaggi” sotto l’effetto di LSD, la musica di Jimi Hendrix è diventata oggi un vero culto. Il suo blues dilaniato e lancinante e quell’attitude aggressiva e feroce diventano, assieme alla sua Fender, proiezione di un amplesso sonoro che si consumava tra l’artista e il suo pubblico. Un “rapporto” corrosivo e imprevedibile che ha destabilizzato e scosso più generazioni.

Il rapporto tra Jimi Hendrix e la sua Fender

Al centro di tutto troviamo proprio il rapporto di Jimi Hendrix con la sua chitarra, che era parte del gioco e forma imprescindibile della narrazione sonora che vedeva la luce durante ogni concerto. Suonata con i denti, con i vestiti, coi gomiti, strofinata addosso all’asta del microfono, buttata per terra e data alle fiamme, la chitarra era estensione fisica e sensoriale dell’artista.

Jimi Hendrix e la sua Fender erano un tutt’uno. Le due parti di un’unione spirituale e materiale in grado di dare vita a un qualcosa di unico e stilisticamente perfetto. In quel lontano 1970 Jimi Hendrix entrava di fatto nella leggenda e nel tanto temuto Club 27. La sua musica risuonerà in eterno, occupando il posto che merita nella memoria e nell’immaginario di tutti quelli che scelgono di imbracciare una chitarra.

Purple Haze (Live at the Atlanta Pop Festival) (Digital Video)

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