Ciao, Laurino! Benvenuto su Music.it. Di solito, iniziamo sempre le nostre interviste facendoci raccontare un aneddoto imbarazzante legato alla musica dell’artista. Qual è il tuo?

Ne ho uno favoloso che ha segnato il totale crollo della mia autostima durante la fase adolescenziale. Avevo questo gruppetto, facevamo “rock” credo, o forse pop rock… Non lo so, passavamo da canzoni su uno stile alla blink-182 (ma tipo con la ritmica dimezzata perché non eravamo così cazzuti e fighetti) a suonare canzoni come “N.I.B.” dei Black Sabbath. Insomma un po’ un casino non troppo definito che magari per chi inizia va più che bene. Ero in prima superiore e verso il periodo di Natale c’era questo contest fra band durante l’assemblea di istituto, ci eravamo iscritti subito e il fatidico giorno arrivò. Salimmo sul “palco” e imbracciamo gli strumenti pronti per “sconvolgere le masse”, in quel momento decisi di fare la cosa più sbagliata in assoluto e che avrebbe segnato la mia adolescenza. Presi il microfono in mano e urlai: «Siete pronti per il rock?!». Silenzio totale. In fondo alla sala un tipo disse: «No!».
E niente, mi sentì davvero uno sfigato.

Come definiresti la tua musica e a chi è indirizzata?

Credo sia indirizzata principalmente a me per capirmi (quando ci riesco) e poi a tutti quelli che la vogliono fare loro. Non c’è target. È quello che è: un tentativo di comunicare, di esprimere. Sono canzoni a mio avviso semplici, niente di troppo complesso, cerco di arrivare comunicando più o meno allo stesso modo con cui comunicherei con te se stessimo prendendo una birra assieme. Forse nelle canzoni tendo a mettere magari più immagini rispetto ai discorsi, come per cambiare scenario ogni volta, per sfuggirmi e sfuggirti in un certo senso.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali?

Pino Daniele direi primo su tutti, è il mio collegamento diretto con l’infanzia, la musica l’ho conosciuta tramite lui. Poi ci sono i Talking Heads, i Tame Impala, Mac DeMarco e Frank Ocean, al quale mi sono ispirato molto soprattutto per “Buddha”.

Hai partecipato a Sanremo Giovani nel 2018. Cosa ti ha insegnato quell’esperienza? Ci riproveresti?

Mi ha insegnato i diversi modi di percepire la musica a un livello istituzionale diciamo. C’erano molti tipi di personalità, dal tipo fighetto super lanciato al timidone che sembrava lì per caso. Non so dove mi collocherei, onestamente mi sentivo quasi un po’ fuori posto. Non so personalmente se riproverei, il mio discografico mi direbbe di dire di sì e avrebbe le sue buone ragioni per farlo. A me piacerebbe scrivere canzoni e fare concerti.

Il tuo nuovo singolo “Buddha” racconta di una storia d’amore ma in modo non banale. Credi in un potere superiore che ci governa?

Personalmente no. Credo in una forma di energia ma che comunque non potremo spiegare. C’è un bellissimo dialogo in “The New Pope” che secondo me contestualizza questa cosa (se non l’avete mai vista guardatevela, sia questa che “The Young Pope” che è la serie di Sorrentino precedente a questa): «La bellezza di queste domande è che non abbiamo le risposte. Solo Dio ha le risposte». La contraddizione (in un senso agnostico) di questa frase per me è tremendamente affascinante.

Nel precedente singolo “Volume” ti rivolgervi all’altro. In che modo ci si fa ascoltare, senza necessariamente urlare?

Mettendosi totalmente da parte, mettendosi totalmente in ascolto. È la cosa che viene più difficile da fare perché molte delle volte ci sembra di dover venir meno a noi stessi, magari di apparire deboli. Ma se queste sono le sensazioni che ci passa la comunicazione con l’altro allora forse c’è qualcosa che non va: o in lui o in noi. Quella canzone deriva da un grande senso di impotenza di comunicazione da un punto di vista umano: quando l’altro è totalmente accecato dalla paura e dall’odio da non poter più discernere il bene dal male che diventano inevitabilmente quasi la stessa cosa.

Nel brano, appunto, inviti a non avere più paura ma di cosa o di chi, in particolare?

“Volume” la scrissi dopo essere stato a un corteo di indipendentisti veneti. Era previsto l’arrivo, nel paese dove abito, di una ventina di immigrati. Parte della gente si mosse contro questa cosa con rabbia, violenza e una totale mancanza di umanità. La cosa venne smossa in maniera collettiva (formando un gruppo di veneti uniti sotto la bandiera di San Marco) ma che in realtà nascondeva (ma neanche troppo) alla radice degli interessi puramente individualistici. La storia si ripete purtroppo. Negli anni ’80 erano i “terroni”, oggi sono i “neri”.

Quali saranno i prossimi passi della tua musica?

Continuare a scrivere canzoni senza accontentarmi mai del risultato.

Laurino, ti ringrazio per il tempo concesso. Le ultime righe sono tue. Saluta i lettori di Music.it come vuoi. Ciao!

Grazie a voi regà! Un bacione ai lettori di Music.it! Cercate di stare bene.

Laurino – Buddha (Official Video)

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