Continuano gli scontri sulla chiusura della discoteche e sulla stretta alla movida imposta dal Governo il 16 agosto scorso. Sotto inchiesta alcune serate nei più noti locali della penisola che, nonostante tutto, hanno ben pensato di scavalcare le misure anti-covid e riempire i locali di giovani senza mascherina.

Strette sulla movida: favorevoli e contrari

Ovviamente i social sono il campo di battaglia prediletto tra chi difende a spada tratta il diritto a ballare (pazzesco, eh?) e chi invece sostiene che il sacrificio collettivo dei mesi scorsi non possa essere vanificato da una serata in discoteca. Dopo le polemiche di Bob Sinclar e le decisioni di molti altri vip di fermare i loro concerti, in rete appare anche il commento di Motta che non le manda di certo a dire. Il cantante sui suoi social ha scritto:

«Il mondo della musica si è praticamente fermato mesi fa e c’è ancora gente che giustifica l’operato delle discoteche, dei soldi in nero, dei dj set/ concerti (?) che ancora prima del Coronavirus hanno provocato stragi. Andatevene affanculo e rispettate le regole come tutti»

Ovviamente il cantautore nel tweet polemico si riferisce a eventi come la Strage di Corinaldo. Sei persone sono rimaste schiacciate dalla calca all’interno della discoteca Lanterna Azzurra che avrebbe dovuto ospitare il Dj Set di Sfera Ebbasta. Il tweet di Motta vuole, ovviamente, essere polemico e ricordare a tutti come le discoteche non siano proprio famose per sicurezza e rispetto delle regole. La sera in questione, infatti, alla Lanterna Azzurra erano stipate migliaia di persone, molte di più della capienza del locale. La calca e il panico hanno purtroppo fatto il resto.

Da Corinaldo al Covid, le discoteche e il rispetto delle regole

Le discoteche sono da sempre “sotto accusa” per una visione piuttosto personale del rispetto delle regole. Non è soltanto una questione di capienze non rispettate; qui entrerebbe in ballo un discorso molto più ampio fatto di faciloneria e una permissività eccessiva verso alcuni comportamenti illegali. Ripetiamo, il discorso sarebbe molto ampio da affrontare e non è questo il luogo. L’unica cosa da dire è che il mancato rispetto delle normative anti-Covid sono solo la punta dell’iceberg di una “cultura” poco incline al rispetto delle regole.

L’altra cosa su cui Motta punta il dito è, chiaramente, lo stop quasi totale della musica live con perdite economiche e di posti di lavoro davvero disastrose. Il mondo della musica è praticamente fermo da febbraio. Oltre a qualche virtuosa eccezione (decisamente rara) tutto il sistema è fermo e, se tutto va bene, riuscirà a ripartire forse nel 2021. Anche qui due pesi e due misure perché se è vero che ci sono stati eventi live nel pieno rispetto delle normative anti-Covid, molti artisti per ragioni di sicurezza (e anche per ragioni economiche) hanno deciso di posticipare tutto. Lo stesso non si può dire per molte discoteche che dalla loro riapertura hanno fatto come se la pandemia non esistesse. Anche qui le conseguenze di questa sconsideratezza le pagheremo nelle prossime settimane.

Non è una guerra a chi può fare esibizioni e chi no, si parla del rispetto delle regole e della vita delle persone. Rispetto che negli ultimi giorni è venuto drammaticamente meno e, quindi, chi ha sbagliato adesso dovrà assumersi le proprie responsabilità.

Motta – La nostra ultima canzone

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