I Vanarin in uno scatto promozionale.
I Vanarin in uno scatto promozionale.

VANARIN: “In Italia la scena indipendente ha poco spazio”

Ciao Vanarin! Noi di Music.it usiamo cominciare le nostre interviste tutte allo stesso modo. Perciò, vado dritta alla richiesta. Avete qualche situazione imbarazzante da raccontarci? Qualcosa di insolito, divertente che magari vi è capitato durante una vostra esibizione?

Un annetto fa avevamo una data a Reggio Emilia, siamo partiti con due automobili diverse. Dopo un paio di ore qualcosa di viaggio ci siamo chiamati per capire a che punto fossimo e abbiamo scoperto che l’auto con tutta la strumentazione era finita ad Alessandria. Avevano impostato una via invece che un paese e per tutto il viaggio non si sono accorti che Reggio stava dall’altra parte. Il concerto siamo riusciti a farlo.

Il vostro progetto musicale spazia tra Italia (Bergamo) e Uk (Manchester). Come nasce l’idea di spingersi oltre le Alpi?

In realtà è stato David, il cantante, che per primo ha attraversato le Alpi. È nato e cresciuto in Inghilterra e si è spostato a Bergamo attorno ai dieci anni d’età. Quando ci siamo conosciuti avevamo tutti il desiderio di mettere su un progetto, usare la naturalezza della sua lingua madre oltre che la sua voce ci è sembrata la cosa più ovvia. Abbiamo tutti le radici in ascolti anglosassoni, per quanto ci piaccia molto anche tanta musica italiana, così abbiamo scelto d’intraprendere questo percorso.

Vi definite Alt-pop. Quanto pensate che il genere psichedelico, alternativo, sperimentale abbia un proprio spazio all’interno del panorama italiano?

Non amiamo dare una definizione di genere, facciamo quello che ci sentiamo di fare. Pensiamo che musica indipendente sia la definizione più corretta per tutti quei lavori che nascono dall’esigenza di cercare la propria dimensione. Purtroppo, l’etichetta alternative è ormai legata ad una scena che d’indipendente ha solo il nome. In questo momento in Italia la scena indipendente ha poco spazio, ne ha avuto nel recente passato e speriamo che presto o tardi la gente si riavvicini anche a delle realtà diverse da quello che viene proposto per la maggiore.

“Ep 2” è la vostra creatura musicale 2020. Cosa vi aspettate da questo anno?

Ep2 ci ha portato in quella che per noi è una nuova dimensione musicale, stiamo trovando un sound più coerente e caratteristico. Lavorare in 4 è stato faticoso all’inizio ma ci ha permesso di limitare spazi e scelte, è stato molto costruttivo. Stiamo continuando a suonare dal vivo, la cosa migliore che possiamo augurarci per questo nuovo anno è che le date si moltiplichino e ci portino a suonare in contesti nuovi e sempre stimolanti. Abbiamo in programma qualche data in Germania nel mese di Maggio, girare più spesso all’estero sarebbe uno degli obbiettivi di questo 2020.

Durante la vostra carriera musicale siete stati band d’apertura per Thurston Moore, Fast Animals and Slow Kids, Any Other. Chi vorreste foste la vostra band d’apertura? C’è nel panorama degli emergenti qualcuno che stimate particolarmente?

Siamo noi a desiderare che qualcuno per cui impazziamo ci scegliesse! Al di là degli scherzi ultimamente stimiamo molto dei giovani di Padova, i Postnebbia. Sono anche loro con Dischisotterranei e hanno un grande potenziale!

“Overnight” è il vostro primo parto musicale. Quanto siete cambiati da allora?

È in nostro primo album, prima abbiamo partorito un primo Ep. Con meno pezzi è più semplice uscire con un prodotto coerente, con l’album invece volevamo cambiare direzione artistica e la cosa si è sentita. “Overnight” è stato un utilissimo esperimento, una fase di crescita che ci ha portato a osservarci e capire tante cose sia dal punto di vista lavorativo che artistico. Abbiamo scelto di tenere una sola voce principale, di seguire modalità di scrittura e composizione diverse da prima, di mettere a fuoco quello che volevamo davvero fare e la cosa ha portato i suoi frutti.

“Holding” nella versione video di YouTube riflette una certa creatività anche dal punto di vista visuale. Quanto conta per voi un videoclip nell’era delle piattaforme musicali?

I videoclip sono fondamentali nella nostra era. Per quanto ci riguarda quelli che girano in rete sono tutti video fatti a low budget o costo zero. La direzione video di Holding è stata affidata ai nostri amici di No Elevator Studio, che hanno fatto un ottimo lavoro, ma ormai vediamo sia il video che la canzone come qualcosa di vecchio e lontano dalla nostra nuova identità.

Dovete riarrangiare in chiave synth-pop una famosa canzone italiana anni ’60. Chi scegliete e perché?

“Stasera Mi Butto” di Rocky Roberts, anche lui un anglofono importato in Italia.

Vanarin, siamo alla fine delle domande. Le ultime righe sono per voi, chiudete come preferite! Potete anche chiedere qualsiasi cosa al nostro pubblico. Numeri di telefono, indirizzi a parte, tutto è lecito. A presto!

Sfruttiamo queste poche righe per ringraziare voi di Music.it e i lettori che sono arrivati fino a qui. Vi invitiamo ad ascoltare il nostro lavoro e magari scriverci su qualche pagina social per dirci cosa ne pensate. Un saluto!