oJama, sono una band alternative rock fondata solo tre anni fa in Toscana. Oggi pubblicano il loro disco d’esordio, “Caffeine Rooms”. Dopo un sano lavoro di garage, sono riusciti a creare un album che fin dal primo ascolto colpisce positivamente per creatività, varietà ed efficacia. Il sound della band si regge su una solida base alternative rock, su cui si imperniano influenze del rock settanta- ottantiano e accenni funk, il tutto a creare un amalgama che sa essere vario e fresco senza perdere di identità.

Così anche le tematiche e il mood dell’album, che può spaziare dalla vitalità di “I’ll be gone” alla paranoia di “Dancing with my Sharks”, passando per la pura stranezza di “Teach Me How to Play Chess”. Filo conduttore sembra essere una percezione “caffeinata” della realtà, che anche nei momenti di quiete non è mai estranea a una certa eccitazione, o allucinazione.

Filo conduttore di “Caffeine Rooms” è una percezione alterata della realtà, che oscilla tra eccitazione energica e paranoia

“Caffeine Rooms” apre con la frizzante “Man’s Feeler”, caratterizzata da un riuscito giro funky. Poi subito ci mazzuola sul cranio con “Dancing with my Sharks”, brano che sembra un distillato delle tracce più tossico-paranoiche dei oj. La successiva “Old Key Studio”, brano scelto dalla band per precedere l’album, ci riporta in un mondo più sereno, ma malinconico.

La canzone, a detta degli stessi oJama, parla «di questi ragazzi incerti e un po’ sulle nuvole che si affidano a gente che non conoscono per realizzare un sogno che pian piano va frantumandosi». Storie di giovani inesperti di provincia, insomma, che imparano a crescere batosta dopo batosta. “Teach me How to Play Chess” è un brano ricco di dinamiche e soluzioni, dominato da un basso molto incisivo.

Una notevole varietà di sound e mood è la chiave stilistica principale degli oJama

“Im in the walls” e “Ill be Gone” sono due pezzi classic rock energici, inframmezzati dalla più sporca “Asphalt’s for Cars”, in cui il basso torna a farla da padrone.”Disillusion” sembra essere un dolce controcanto a “Old Key Studio”. La tematica del crescere e lasciarsi alle spalle le illusioni di gioventù è anche qui espressa con intelligenza, in un brano il cui andamento ricorda a tratti quello delle vecchie canzoni d’amore americane, in un’atmosfera da ballo di fine anno.

“Bites” è un brano più tipicamente classic rock e forse la traccia meno originale dell’album, funzionante ma non emozionante. “The Dirty Bottom”, traccia di chiusura, è invece un lavoro particolarmente efficace, in cui rock e melodicità si fondono in un mix malinconico ma pieno di speranza, allo stesso tempo. Il verdetto è che con  “Caffeine Room” questa giovane band toscana ci ha certamente incuriositi, e aspetteremo il loro prossimo lavoro con interesse.

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